“ke il Signore ci conceda un anno di serenita, di pace e di salute!!! Buon Anno di cuore”. Questo è stato l’ultimo messaggio che mi hai inviato la mattina dello scorso 1 gennaio. Con quel linguaggio semplice che mi faceva pensare ai “piccoli” e ai “poveri di spirito” del Vangelo. I tuoi whatsapp erano inconfondibili: messaggi colloquiali come quella “kappa” usata al posto di “ch”; frasi veloci arricchite da emoji buffe e, a volte poco corrispondenti allo stato d’animo che volevi comunicare. Non eri un nativo digitale, non ne facevi un problema. E non eri neppure formale! Eppure lavoravi quotidianamente in un ufficio dove il protocollo e la forma sono indispensabili: officiale nella Segreteria di Stato e, dal 2015 giudice del Tribunale ecclesiastico dello Stato della Città del Vaticano.

Nonostante fossimo entrambi dipendenti della Santa Sede, non ci siamo conosciuti all’interno delle Mura Leonine. A farci incontrare è stata Fiorella Marconi, figlia di Biagio Biagetti (QUI per saperne di più su Biagio Biagetti) che nella tua Treviso, in cattedrale, ha lasciato gli affreschi che, celebrando Papa Sarto da te tanto amato, segnano la svolta del pittore in chiave divisionista. La avevi conosciuta a Recanati dove lei raccontandoti del padre ti aveva parlato di me che da anni ne approfondisco la figura.
Ti sono debitore per i tanti incoraggiamenti a non mollare nei momenti di sconforto in cui temevo di non trovare il tempo da dedicare alla monografia su Biagetti, tra impegni lavorativi e familiari. “Scrivi un po’ alla volta, ma devi farlo”, mi dicevi quando, prima o dopo di entrare in redazione, venivo a farti visita in Terza Loggia o a Casa Santa Marta.

Lo scorso anno il mio libro è uscito e ho avuto la gioia di regalartelo. Ha preceduto di pochi mesi il tuo corposo lavoro sui ritratti di Pio X , culmine di uno studio appassionato e costante della figura del Pontefice trevigiano. Il Signore ti ha concesso di tagliare questo traguardo prima di chiamarti.
I libri, l’arte, la bellezza erano per te l’evasione dall’ordinario, l’ossigeno, quell’aria pura che fin da giovane i tuoi polmoni hanno saputo apprezzare nelle lunghe camminate tra le cime dolomitiche del Pelmo e del Civetta. Ora la tua salita verso la vetta più alta è terminata. Sapevo del brutto male che, inesorabile, ti era stato diagnosticato nelle ultime settimane, ma non ero ancora pronto.
Attendevo che mi dessi il permesso di venire a farti visita. Te l’ho ripetuto anche ieri pomeriggio nel mio ultimo audio. Non lo hai mai ascoltato, ne’ ricevuto. La spunta sul telefono è rimasta una sola e subito ho intuito che te ne stavi andando. Questa mattina la triste conferma. A chi ha goduto della tua amicizia resta il dolore di non averti più qui, ma anche la gratitudine a Dio per averti conosciuto e la certezza consolante che ora ci guardi e ci assisti da un’altra prospettiva. A Dio caro don Lucio!