
Mentre la Chiesa celebra il Giubileo della Speranza, divengono di forte attualità alcuni oggetti riconducibili all’attività di Biagio Biagetti in Vaticano (QUI per saperne di più su Biagio Biagetti). Si tratta degli strumenti cerimoniali per l’apertura e la chiusura della Porta Santa della Basilica di San Pietro disegnati per l’Anno Santo 1925.

Usati da Pio XI a Giovanni Paolo II
Ad eseguire materialmente le opere di oreficeria, sotto la sua direzione, fu lo scultore e cesellatore Pio Cellini. Gli strumenti ideati, attualmente esposti in una vetrina collocata lungo la Galleria Urbano VIII del Museo Sacro della Biblioteca Apostolica Vaticana nel percorso dei Musei Vaticani, sotto la responsabilità del reparto Arti Decorative VII – XX secolo delle collezioni pontificie, sono in oro massiccio e argento con manici d’avorio incastonati di pietre preziose e perle; furono usati da Pio XI anche per l’Anno Santo 1933 e dal Papa Giovanni Paolo II nel Giubileo straordinario del 1983.


Ispirati all’arte del Rinascimento
Ai tempi di Biagetti erano conservati nella Sala di Pio XI dell’Appartamento Borgia, luogo per il quale Biagetti disegnò anche alcuni mobili. Dall’Albo delle opere di Casa Biagetti ricaviamo alcune importanti informazioni sui manufatti in oggetto, oltre a significative considerazioni di carattere museografico che confermano la modernità di approccio dell’artista portorecanatese:
Le parole di Biagio Biagetti
“Il comitato per l’Anno Santo del 1925 mi diede l’incarico di questo lavoro, che esulava dalla mia consueta attività, ma al quale ho atteso con fervida alacrità; giacché tutta l’esecuzione si effettuò sotto i miei occhi nel mio ampio studio vaticano – che era allora in fondo all’Aula delle Benedizioni sopra il portico di S. Pietro: Per l’occasione feci allora installare nello studio la fucinetta per la fusione dell’oro, che era di oltre un chilogrammo di peso complessivo. Nell’ideare questi istrumenti mi sono ispirato all’arte del Rinascimento; dopo avere fatto ricerche di opere analoghe usate per i precedenti Anni Santi. Mi vennero sott’occhio soltanto il Martello dell’Anno Santo 1550 e la Cazuola del 1900″.
L’idea di un Museo dell’oreficeria
“È un vero peccato che non esista più nulla di tutta una serie di oggetti i quali – se si trovassero raccolti in una sala – costituirebbero un singolarissimo Museo dell’oreficeria d’ogni tempo, importante anche dal lato liturgico. La principale causa di tale dispersione credo che risieda nel fatto che gli istrumenti della Porta Santa adoperati nel corso dei secoli dai Sommi Pontefici, sono andati generalmente a finire in mano di personaggi congiunti del Papa, o addetti alla sua corte, e poi, forse, liquefatti al fuoco per ricavarne l’oro e le pietre preziose. Gli istrumenti da me ideati sono in oro massiccio, con manici d’avorio, e incastonati di pietre preziose. Si conservano in una ricca custodia di cuoio con ornamentazioni impresse in oro, con rilievi d’argento e pietre rare. Il Santo Padre Pio XI li usò anche per l’A.S. 1933. Sono esposti nella Sala di Pio XI presso l’Appartamento Borgia”.

Ma a cosa servivano questi strumenti? Con un gesto che evocava quello compiuto da Mosè quando fece scaturire l’acqua dalla roccia, il Papa con il martello il muro dando inizio così alle celebrazioni dell’Anno Santo.

I tre colpi di martello con gli Strumenti per la porta santa ideati da Biagio Biagetti
Il rito di avvio del Giubileo infatti non prevedeva l’apertura dei battenti della Porta, ma era tutto incentrato sul simbolo dell’abbattimento della parete. Il Pontefice batteva tre colpi e la parete veniva giù, calata su una sorta di piano reclinabile e trasportata via dai Sampietrini, ovvero gli operai della Fabbrica di San Pietro. Il muro veniva nuovamente alzato alla fine del Giubileo ed era il Papa stesso con una cazzuola finemente decorata e la calce a sigillare simbolicamente i primi tre mattoni, uno dorato e due argentati.