Tra il 1902 e il 1903 i conti Leopardi di Recanati, nipoti del grande poeta, assegnarono al giovane Biagio Biagetti due significative commissioni. (QUI per saperne di più su Biagio Biagetti) La prima fu la lunetta del portale di ingresso della cappella gentilizia di san Leopardo, appena restaurata su disegno dell’architetto Gaetano Koch, nei pressi della residenza estiva di famiglia costruita a fine Ottocento. La seconda riguardò l’esecuzione di tre arazzi a soggetto mitologico.

Dai conti Leopardi “trattato da gran signore”
I mesi estivi del 1901 costituiscono una felice e spensierata parentesi negli anni di rigoroso alunnato presso il maestro tedesco Ludovico Seitz: il promettente Biagio è ospite del conte Giacomo per cui realizza anche un ritratto oggi esposto nella Biblioteca di Casa Leopardi: “era la prima volta che mi capitava di far vita signorile ed ero trattato veramente da gran signore
Echi medievali
La lunetta di san Leopardo, di carattere medievaleggiante, intonato allo stile dell’edificio, è così articolata: su un fondo oro, decorato da fiori stilizzati neri, si stagliano al centro le austere figure di Maria in trono e del Bambino, circondati a destra e sinistra da due angeli adoranti biancovestiti. Le quattro figure sono caratterizzate da un nimbo gemmato, il più prezioso dei quali è quello posto sul capo della Vergine.

Lo sguardo della Vergine e le ali degli angeli
La Madonna ha lo sguardo fisso in avanti, indossa un abito scuro finemente decorato ed ha le spalle coperte da un manto blu. Il Bambino, benedicente e dall’incarnato chiaro e delicato, tiene in mano il globo sul quale domina la croce, simbolo di riscatto e salvezza dell’umanità. Quasi impalpabili le ali degli angeli, curvate ad accompagnare l’andamento della lunetta e a guidare lo sguardo dello spettatore verso il centro della composizione: il volto di Maria.
L’umanità delle mani
Nella durezza delle forme e nella freddezza dei colori, quest’opera risente in toto della lezione seitziana. All’interno della composizione ieratica, vagamente bizantineggiante, spicca l’elemento pienamente umano e vivo delle mani della Madonna: esprimono al contempo femminile delicatezza e sicura protezione.
Un’opera promettente
In età matura, decenni più avanti, il pittore, guarderà con ammirazione a quest’affresco giovanile: “non so capacitarmi di averlo eseguito quando avevo così poca esperienza”. Non avevo più visto quel mio primo lavoro; e debbo dire che ne ho ricevuto ottima impressione, per la bella composizione, la delicatezza del colore e della fattura e per la dolcissima espressione della Madonna e del Bambino. Ne sono proprio soddisfatto! Avevo appena venticinque anni; e quella lunetta è più di una buona promessa!”
La chiesina di san Leopardo oggi purtroppo è visitabile solo esternamente perche ha subito numerosi danni che ne hanno compromesso la struttura.