Un tesoro nel presbiterio: Biagetti e Pio X nella Cattedrale di Treviso

Biagio Biagetti, Pio X il papa eucaristico, Duomo di Treviso
Biagio Biagetti, Pio X il papa eucaristico, Duomo di Treviso

C’è un tesoro nascosto nella cattedrale di Treviso. Un documento che attesta in modo esemplare una pagina significativa della storia della Chiesa, interpellata nei primi decenni del Novecento a confrontarsi con le provocazioni del modernismo e chiamata nel contempo ad rispondere alle domande inedite della modernità.

Il Duomo di Treviso
Il Duomo di Treviso

Il rifacimento ottocentesco

Accedendo nell’edificio dall’ampia scalinata esterna inserita in un arioso pronao a sei colonne ioniche, è la sobrietà decorativa dell’impianto a tre navate a colpire l’occhio: questo è infatti l’effetto voluto da chi nell’Ottocento rimodellò il precedente impianto romanico danneggiato nei secoli.

L’interno

Ci muoviamo lungo la navata centrale, i nostri passi si fermano in corrispondenza dei gradini che introducono al sopraelevato presbiterio. L’accesso sembra precluso, ma il nostro sguardo è attirato dalle pitture che circondano a destra e sinistra il coro posto ai lati dell’altare. Con il consenso di un sacerdote ci avviciniamo, scoprendo due affreschi, entrambi impostati sullo schema del trittico e realizzati con due stili profondamente diversi da un medesimo pennello: quello del marchigiano Biagio Biagetti, direttore dal 1921 della Pinacoteca Vaticana e fondatore del Laboratorio di restauro del Vaticano per volere di Benedetto XV.

I due affreschi di Biagetti

Nei primi decenni del XX secolo fu tra i pittori religiosi più stimati in ambito ecclesiastico, eseguendo importanti decorazioni nella Basilica del Santo a Padova, nel Santuario della Santa Casa di Loreto e in altre chiese di Roma e del centro Italia. Aveva inoltre partecipato con entusiasmo al vivace dibattito sul rinnovamento dell’arte sacra promosso  dal sacerdote e futuro porporato, apostolo della Cina, Celso Costantini sulle pagine del mensile da lui fondato “Arte Cristiana”, e mirato alla ricerca di un equilibrio tra tradizione e spinte novatrici. Formatosi alla scuola del pittore nazareno tedesco Ludvico Seitz, improntato ad un recupero dell’arte italiana del medioevo e rinascimento, Biagetti dà prova di assimilare la lezione del maestro, aprendosi agli stimoli delle contemporanee correnti stilistiche senza mai tradire la fedeltà al magistero, alle Sacre Scritture e con la ferma convinzione che l’arte dovesse essere ancella della liturgia e della fede.

L'interno del Duomo di Treviso
L’interno del Duomo di Treviso

Un omaggio a Pio X

Treviso rappresenta uno spartiacque nella carriera dell’artista. Qui, da poco deceduto Seitz, è chiamato in sua vece nel 1913 dal Capitolo della Cattedrale a realizzare due soggetti ispirati al pontificato di Pio X, il papa originario della provincia veneta, che per nove anni, dal 1875 al 1884, era stato canonico del duomo. I due quadri sono dedicati al magistero pontificio e ai temi, in esso centrali, dell’Eucarestia e del sacerdozio. L’opera, nel suo impianto iconografico, fu accolta favorevolmente da papa Sarto che visionandone il cartone preparatorio poco prima di morire nell’agosto 1914, vi ravvide una fedele interpretazione della sua azione pastorale. Condivisibile il giudizio dato a queste pitture da mons. Costantini, il quale non esitò a definirle “l’opera più matura di Biagetti”. 

Il papa antimodernista

Il pittore illustrò, in cornu evangeli, il papa antimodernista. Durante il suo pontificato infatti Giulio Sarto, soprattutto attraverso l’enciclica Pascendi Dominici Gregis, nel 1907 si oppose strenuamente alla rivisitazione filosofica in ampi settori del mondo ecclesiale della teologia cattolica sotto l’effetto dello scientismo di fine Ottocento. Nell’affresco Pio X siede su un trono e in alto angeli sostengono il suo stemma; ai lati cardinali, principi della Chiesa ed eminenti personaggi hanno in mano pergamene sulle quali sono ricordate le opere principali del Papa; in ginocchio spicca la figura di un monaco benedettino con un libro di musica gregoriana a richiamo della riforma della musica sacra e della liturgia; alle spalle si riconosce invece l’allora Segretario di Stato Rafael Merry del Val con in mano il cartiglio recante la scritta “Vehementer nos esse sollicitos”, l’enciclica con la quale il Papa contestava la legislazione antireligiosa in Francia, esortando il popolo di Dio a conservare la tradizione cattolica; nel gruppo, all’interno del quale si autoritrae anche l’autore, si riconoscono personaggi dell’epoca, tra i quali i cardinali Pietro Gasparri e José de Calasanz Félix Santiago Vives y Tutó  con in mano i codici di diritto canonico. Altri porporati richiamano invece l’azione pontificia in favore dei seminari.

 

Biagio Biagetti, Pio X , il papa antimodernista, Duomo di Treviso
Biagio Biagetti, Pio X , il papa antimodernista, Duomo di Treviso

I ritratti dei contemporanei

Tra gli ecclesiastici, oltre al beato vescovo Andrea Giacinto Longhin, identificabile dalla barba bianca,  spicca la figura di un laico, raffigurato con indosso le insegne pontificie, alla sinistra del papa: è il conte Giuseppe Dalla Torre, presidente dell’Azione Cattolica e futuro direttore dell’Osservatore Romano fino al 1960: in mano reca un cartiglio con la scritta “Il fermo proposito”, enciclica con la quale Pio X chiedeva ai vescovi italiani di istituire e sviluppare un’associazione laicale; nei due pannelli laterali sono figurate la buona e la falsa dottrina .

Un disegno di Biagetti con dedica a Celso Costantini
Un disegno di Biagio Biagetti con dedica a Celso Costantini

Gli angeli, cavalieri di Dio

A destra, sotto il titolo del documento “Pascendi Dominici Gregis”, stanno gli angeli che in veste di cavalieri di Dio, dotati di armatura sbaragliano i modernisti agitando spade di fuoco e sventolando il vessillo della retta dottrina a difesa dell’autorità dei padri della Chiesa,  della filosofia scolastica e del magistero pontificio, temi avversati dalla corrente modernista. I nuovi eretici sono impersonati, dalla Superbia, esangue al suolo, vestita di verde, tra le spire delle serpi velenose; dalla Curiosità, che si volge indietro vestita di bianco; dall’Ignoranza in fuga; giace a terra tra la polvere e le pietre di un campo riarso e sterile un’altra figura in abito rosso. Significativa, a detta di alcuni osservatori, la scelta del tricolore che caratterizza i panneggi, emblema del modernismo massonico.

La buona dottrina

Al paesaggio tormentato e arido appena descritto, si contrappone il riquadro sinistro del trittico, sovrastato dalla scritta “Acerbo nimis” enciclica dedicata all’insegnamento della dottrina cristiana. Qui Biagetti raffigura l’Insegnamento della Buona dottrina: la natura feconda sullo sfondo è evocativa della Parola di Dio seminata, come nella parabola evangelica, in cuori ben disposti e non tra pietre o rovi che rischierebbero di soffocarla. Gli angeli non sono in questa scena sterminatori dei perversi, ma annunciatori di verità infallibili ad un popolo che ascolta attento

Pio X, promotore del culto eucaristico

In cornu epistolae troviamo invece l’affresco con Pio X quale promotore del culto eucaristico. Motto del pontificato fu “Instaurare omnia in Christo” e la scritta campeggia in basso al centro della composizione. L’azione riformatrice di papa Sarto ebbe come suo cuore l’eucarestia: si pensi alla raccomandazione della comunione frequente e quotidiana, alla riduzione a tre ore del tempo di digiuno prima di accostarsi alla comunione e alla richiesta di impartire la prima comunione all’età di sette anni. Come la scena precedentemente descritta, anche la presente è tripartita e l’intelaiatura che la suddivide si affaccia sull‘interno di una vasta chiesa. Al centro Gesù eucaristico e Signore del mondo è attorniato da angeli e avvolge ogni cosa con la sua luce sfolgorante. Ai suoi piedi, al cospetto dell’Altissimo su un altare sopraelevato da un’alta scalinata disseminata di fiori bianchi, sta il Santo Padre a mani giunte, rivestito del piviale, in adorazione eucaristica ed in ascolto dei divini insegnamenti. In basso, al di sotto dei dodici gradini, Biagetti raffigura, a sinistra, la formazione del clero, con i sette gradi del sacerdozio in uso prima del Concilio Vaticano II (I tre maggiori: presbiterato, diaconato e suddiaconato, impersonati da tre ministri vestiti con pianeta e dalmatica; e i quattro minori: accolitato, esorcistato, lettorato, ostiariato, esemplificati da altrettanti chierici in veste e cotta) e le tre figure femminili rappresentanti le virtù della Santità (o bontà), della Disciplina e della Scienza.  In alto domina la scritta Haerent animo penitus, l’esortazione di Pio X al clero in occasione del suo 50.mo di ordinazione.

Biagio Biagetti, Pio X il papa eucaristico, Duomo di Treviso
Biagio Biagetti, Pio X il papa eucaristico, Duomo di Treviso

Le figlie come modelle

Nella parte sinistra è visibile in alto il titolo del decreto pontificio con il quale si raccomandava la comunione frequente: “Sacra Tridentina Synodus”. Le figure del popolo di Dio rappresentate richiamano l’invito di Gesù “venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorererò”. Mirabile il gruppo delle fanciulle vestite con tunica e velo per la prima comunione: a posare in ginocchio come modelle il pittore chiamò le sue figlie maggiori. Il dipinto è stato giustamente definito un esempio di “arte liturgica vera e propria (cfr. Lucio Bonora, “la liturgia agli albori del XX secolo. L’opera pastorale del beato Longhin, vescovo di Treviso”).

Un dettaglio degli affreschi di Biagio Biagetti nel Duomo di Treviso
Un dettaglio degli affreschi di Biagio Biagetti nel Duomo di Treviso

Le differenze tra i due quadri

Evidenti le differenze stilistiche tra i due affreschi di Biagetti. Per comprenderle è bene tenere presenti all’interno del Duomo di Treviso gli affreschi di Seitz nella cappella del coro con le “Storie della Chiesa trevigiana e dei suoi patroni”. A qualche critico prevenuto parve cosa ardita avvicinare il marchigiano alle smaglianti opere del tedesco. Tutto ciò non lasciò indifferente l’allievo italiano, che, nella prima composizione, infatti, parve dominato dall’idea del confronto che l’opera sua avrebbe dovuto subire con quelle vicine del maestro. Effettivamente l’affresco in cornu evangeli è stilisticamente in piena continuità con il linearismo seitziano. Tuttavia se i quattro dipinti del maestro riproducevano scene puramente reali, Biagetti invece rappresenta assieme dati concreti, visione e simbolo. Questo lo libera dall’imitazione ossequiosa del tedesco, favorendo la sperimentazione di nuovi modi di comporre e rappresentare. Inoltre tra l’inaugurazione del primo affresco (1915) e l’esecuzione del secondo (1919-20), ci fu una lunga pausa, dovuta all’insorgenza di problemi nell’intonaco e  forzata soprattutto dall’invasione austriaca del Friuli e di parte del Veneto, fino al Piave.

Gli affreschi di Biagetti nel Duomo di Treviso
Gli affreschi di Biagetti nel Duomo di Treviso

Una nuova stagione dell’arte sacra

Quando Biagetti tornò all’opera, era maturato un artista più personale e schietto che entusiasmò la stampa maggiormente aperta alle novità: la luce era divenuta la vera protagonista  di questa ripresa. Tutti i toni sono infatti trattati con leggeri tocchi di pennello che, a breve distanza, sono visibili e “danno assieme la morbidezza del pastello”. Un fitto puntinismo di gialli e varie tonalità, e qualche incisione nella calce, conferiscono all’atmosfera una sensazione di moto e di indeterminatezza, che ben si addicono al carattere mistico della scena. A Treviso insomma Biagetti inaugura una nuova stagione dell’arte sacra, senza mai rinnegare la tradizione di cui era uno strenuo sostenitore: impiega con discrezione la tecnica divisionista e traccia una nuova strada, mai prima esplorata in una chiesa, raccogliendo critiche, ma anche tanti incoraggiamenti a continuare su questa “via maestra”. E’ questo il tesoro nascosto nel presbiterio della Cattedrale di Treviso: un coraggioso esperimento di Biagio Biagetti, “prodotto di una scuola antica innestato in un contesto moderno”.

Il divisionismo

Il pittore fu attratto dal dibattito sulla rappresentazione della realtà attraverso la luce e il colore,  avviato in Francia già nell’ultimo trentennio del XIX secolo dagli impressionisti, e poi ripreso, sviluppato e sorretto da una teorizzazione scientifica da Signac e Seurat con il pointillisme.  Non fu tuttavia con i pittori francesi, forse troppo “rivoluzionari”,  che Biagetti si confrontò, ma con quelli a lui più vicini, i cosiddetti divisionisti, i quali vent’anni prima si attennero, nonostante l’adozione degli ideali novecentisti di luce, movimento, colore, alla pittura classica: ne scaturì una pittura moderna, spigliata e sintetica, carica di spiritualità e di intellettualismo, alla quale sono familiari i soggetti sociali e quelli religiosi, “senza cadere nell’errore di ritenere che la luce, di qualsiasi origine sia, possa sostituire o rappresentare tutto il reale” – assunto che fu premessa dell’astrattismo. Biagetti fu quindi sì moderno, ma fedele alle esigenze del sacro e fu uno dei rappresentanti più significativi della capacità, tutta italiana, di rappresentare il soprannaturale mediante la tecnica divisionistica,” perfettamente in armonia con l’ambiente austero e classico delle Basiliche.

Entusiasmo e critiche

Biagio Biagetti, studio per gli affreschi nel Duomo di Treviso
Biagio Biagetti, studio per gli affreschi nel Duomo di Treviso

Proseguirà su questa strada anche nella Cappella Baiardi del Duomo di Parma (1922) e nella Basilica Misericordia (1922-24) a Macerata. Momento conclusivo di questa esperienza coincide con la Cappella del Crocifisso (1933) nel Santuario mariano di Loreto, dopo la quale il pittore si arresta, annotando con un certo rimorso sul suo diario: “debbo rammaricarmi di non aver continuato per quella via nella quale sarei forse stato in grado di esprimere con maggior efficacia i miei ideali di arte. Ma mentre da una parte ne ebbi entusiastici incoraggiamenti e lodi, dall’altra parte non mi furono risparmiate critiche e si vociferò, come di regresso da quella maniera nella quale mi ero affermato. Ciò mi intimorì e – nelle opere successive- mi rese talora timido e circospetto nel secondare quella mia naturale inclinazione per una maniera pittorica dove i particolari sono ravvolti in aloni di luce e misteriose penombre”.

Un tesoro da riscoprire

“Un’occasione persa”, commenterà forse oggi qualcuno, soprattutto pensandoad un’arte cristiana da decenni in crisi di identità: vittima di un complesso di inferiorità legato al solo fatto di essere cattolica e spesso emula dei canoni figurativi contemporanei a scapito della prioritaria vocazione a rappresentare con chiarezza il Vero, il Buono e il Bello. Ma davvero i fermenti avviati negli Anni Venti da Biagio Biagetti si sono sopiti? Un tesoro, sottoterra, non perde valore e preziosità. Si tratta solo di riportarlo in luce: di salire cioè quei gradini che, nella navata centrale del Duomo di Treviso, conducono dietro l’altare nello spazio sacro. Poi non resta che guardare, contemplare, lasciarsi ispirare e ripartire da lì. 

 

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

Biagio Biagetti, Pio X il papa eucaristico, Duomo di Treviso
Biagio Biagetti, Pio X il papa eucaristico, Duomo di Treviso

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