Tra le pagine e il vero: l’officina dei modelli nei taccuini di Biagio Biagetti
La prigione di Brescia - disegno di Biagio Biagetti - penna su carta - 1898
Dal taccuino di Biagio Biagetti a Brescia nel 1925
Nel tracciare le tappe del nostro percorso “In viaggio con il giovane Biagio Biagetti” sul sito paolondarza.com, abbiamo seguito il pittore marchigiano nei suoi spostamenti di fine Ottocento, intento a catturare la luce del paesaggio italiano al seguito del suo maestro Ludovico Seitz. C’è però un aspetto parallelo, che emerge sfogliando le pagine del suo taccuino datato 1898: l’officina di studio in cui il viaggio reale si fondeva con il viaggio virtuale, mediato dalla copia metodica di stampe e testi illustrati. Un esercizio apparentemente accademico che, come in un perfetto disegno del destino, avrebbe anticipato una futura connessione con la città di Brescia.
Il taccuino del ventunenne Biagetti non è infatti solo un diario di impressioni en plein air. Accanto agli schizzi eseguiti sul posto, l’artista inseriva fogli studiati a tavolino nel suo studio romano, attingendo alla ricca editoria geografica di fine secolo.
Il caso di Brescia: una copia speculare
Brescia: loggetta del Monte di Pietà, (xilografia di Barberis).
Un esempio lampante di questo metodo di lavoro è il disegno che ritrae la splendida facciata rinascimentale della Loggetta del Monte di Pietà a Brescia. A prima vista, il tratto rapido e fortemente chiaroscurato a china parrebbe un’ennesima impressione colta sul posto. Eppure, la genesi di questa pagina si rivela interamente libresca.
A tradire la fonte è un’annotazione autografa che il giovane Biagetti appone in calce allo schizzo: “Le prigioni di Brescia”. L’artista non usa il nome del monumento, ma ne descrive la funzione carceraria. La risposta a questo enigma si trova tra le pagine della monumentale dispensa “La Patria: Geografia dell’Italia” di Gustavo Strafforello, stampata all’inizio del 1898. Nel testo, il complesso del Monte di Pietà viene descritto ponendo forte enfasi proprio sulle sue sezioni adibite a carceri giudiziarie della città.
Nel capitolo dedicato alla città di Brescia, parlando degli edifici che delimitano il lato meridionale della piazza, l’autore scrive:«…il grandioso Palazzo del Monte di Pietà, sorgente sul lato meridionale della piazza, colla sua elegantissima loggetta di stile rinascimentale, nei cui sotterranei e piani terreni ebbero per lungo tempo stanza le vecchie carceri giudiziarie della città.»
Il confronto con la xilografia originale dell’incisore Giuseppe Barberis (1897) rivela una sovrapposizione millimetrica: l’angolo prospettico e la disposizione dei colonnotti in primo piano sono identici. Biagetti stava studiando sullo Strafforello e, affascinato dall’illustrazione, l’ha trasposta sul suo quaderno, assimilandone anche la descrizione storica. Copiare i maestri dell’incisione gli permetteva di educare l’occhio alla sintesi e di archiviare un immenso “dizionario formale” di modelli architettonici a cui attingere nella maturità.
1925: Il cerchio si chiude a Brescia
La storia tra Biagetti e la città lombarda, tuttavia, non si esaurisce tra le pagine di quel taccuino giovanile. Molti anni dopo, nel 1925 – quando il pittore è ormai un artista affermato e Direttore delle Pitture dei Sacri Palazzi Apostolici – la traiettoria della sua vita incrocia nuovamente Brescia, questa volta non per studiarne le forme, ma per nutrire lo spirito.
Tra il 28 settembre e il 2 ottobre del 1925, Biagetti prende parte a uno dei primi ritiri spirituali organizzati per gli “Amici dell’arte cristiana” a Brescia. Le catechesi, focalizzate sulla bellezza della liturgia e dell’arte sacra, vengono dettate da padre Giuseppe Acchiappati. Per il pittore, l’esperienza è talmente intensa e rigenerante da spingerlo a confessare nei suoi scritti privati una commozione intima e travolgente:
«Mi faceva sembrare di partecipare a una pia adunanza di antichi neofiti i quali ascoltavano le sublimi verità cristiane esposte da un venerando apostolo: il carissimo padre Acchiappati. Mai le dimenticherò: ha una virtù e un’eloquenza speciale per dimostrare la sublime bellezza della liturgia cristiana e per giungere diretto al cuore. In ciascuna delle sue lezioni mi sono sentito il pianto di commozione farmi groppo alla gola e le lacrime scaturire spontanee. Non mi sarei mai creduto tanto sensibile. E ringrazio Dio che mi concede di sentire tanto profondamente la bellezza arcana della fede».
Il taccuino del 1898 e il diario del 1925 si rivelano così due facce di una medaglia: se il giovane ventunenne cercava a Brescia la perfezione della linea e della struttura geometrica copiando le stampe dello Strafforello, l’uomo maturo vi ritrova la conferma che l’arte sacra per essere tale debba essere guidata da una predicazione competente e ispirata.
La prigione di Brescia – disegno di Biagio Biagetti – penna su carta – 1898
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