100 anni fa moriva Maria Goretti, santa della purezza e del perdono

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Si aprono oggi a Latina e Nettuno le celebrazioni per il primo centenario del martirio di Santa Maria Goretti, la piccola contadina appena dodicenne che il 6 luglio 1902 diede la vita in nome della purezza e che morì perdonando il suo aggressore, Alessandro Serenelli, poi pentito e convertito. Purezza e perdono, due virtù non di rado ardue, che la rendono un modello di vita cristiana e di autentica santità. Numerosi gli eventi in calendario, che fino al prossimo autunno ricorderanno la straordinaria vicenda umana e cristiana della bambina canonizzata da Papa Pio XII il 25 giugno 1950: veglie di preghiera, concerti, spettacoli, convegni e giornate di studio. Le celebrazioni si aprono questa sera con una Messa officiata alle ore 18 dal vescovo di Latina, mons. Giuseppe Petrocchi, nella chiesa dedicata alla santa, in apertura dell’”anno gorettiano”. Per le ore 19, invece, è previsto il 15.mo pellegrinaggio da Nettuno fino al Borgo Le Ferriere, luogo del martirio di Marietta. Sempre vivo è il ricordo della visita compiuta da Giovanni Paolo II il 29 settembre 1991 alla casa del martirio, dopo quella compiuta a Nettuno nel 1979 agli inizi del Pontificato. Quasi un milione sono i pellegrini, tra cui molti giovani, che ogni anno si recano nei luoghi di Maria Goretti e al Santuario di Nostra Signora delle Grazie, retto dai padri Passionisti. Il servizio di Paolo Ondarza.

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La Chiesa ricorda Santa Maria Goretti il 6 luglio di ogni anno e quest’anno in occasione del primo centenario del martirio della Santa varie sono le iniziative organizzate in sua memoria. I festeggiamenti, partiti lo scorso 30 giugno e che oggi vedranno uno dei momenti più significativi del calendario, il pellegrinaggio piedi dalla casa di Marietta a Nettuno, il luogo in cui avvenne il perdono del suo uccisore, alle Ferriere,  proseguono con una serie di importanti eventi estivi: lo scoprimento della lapide a lei dedicata nella chiesa della Divina Provvidenza, una solenne concelebrazione, concerti e spettacoli della comunità Namadelfia. Ma la festa prosegue anche dopo l’estate: è previsto per ottobre il pellegrinaggio del corpo di Santa Maria Goretti a Corinaldo, luogo natale.  A novembre, poi, si terrà un convegno scientifico sulle problematiche giovanili dal titolo “Il fascino di una proposta”, a Roma, presso l’Ateno Antonianum. Concluderà la fitta agenda di appuntamenti, dedicata  a Maria Goretti, la celebrazione eucaristica nel Santuario prevista per il prossimo 3 novmebre. Per un ritratto della piccola santa, è con noi il passionista padre Giovanni Alberti, biografo di Maria Goretti:

 

R. – Mi era antipatica come santa, forse per il modo con cui era stata presentata, molto vitalizzata, nello stile degli anni Cinquanta, probabilmente. Poi è stata tutta una riscoperta, un modo di vederla diversamente e piano piano sono entrato sempre nel personaggio. Attualmente è diventata giustamente Marietta, una bambina santa conosciuta ed amata in tutto il mondo. Il suo è il percorso di una adolescente che ha scoperto Dio, come il tesoro del campo del Vangelo, ha lasciato tutto, ha venduto tutto per comprarlo, compreso anche il grandissimo gesto finale del perdono del suo uccisore.

 

D. – Padre Alberti,cosa la colpisce di più in Santa Maria Goretti?

 

R. – La radicalità del Vangelo. Il Vangelo è qualcosa che ti assorbe completamente. Può sembrare una frase già detta, anche da altri Santi, ma detta da una bambina di 11 anni e 9 mesi, è un richiamo molto forte. Da una bambina non ci si aspetterebbero certi discorsi, certe parole, eppure ha saputo farlo con grande dignità, con grande compostezza,senza troppo mettersi sulla cattedra. Ha vissuto la sua vita, quella che Dio le ha concesso, in punta di piedi, ma guardando soprattutto a Lui, che è il Signore Gesù, per cui ha dato la vita. Per me, rimane una cosa molto grande il gesto del perdono, in punto di morte disse: “lo perdono e lo voglio con me in Paradiso”.

 

D. – Come si pone Maria Goretti, come donna, all’interno della Chiesa e dell’umanità?

 

R. – Nel suo piccolo, ha saputo portare avanti un discorso con dignità. Siamo all’inizio del secolo scorso, quindi non era ancora molto avanti un discorso sul cosiddetto femminismo e postfemminismo. Certamente, i suoi gesti, le sue scelte, il suo tatto sono di una bambina che ha saputo andare avanti a testa alta, di una donna piccola, ma fiera dell’esserlo. Con la sua femminilità ha dato un tocco anche alla sua santità, che certamente è una santità aperta a tutti, ma specialmente ai preadolescenti.

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A presentare il calendario delle celebrazioni e ricordare la Santa bambina, morta all’età di 12 anni, dopo aver perdonato il suo assassino, in conferenza stampa c’erano il cardinale Sergio Sebastiani, presidente della Prefettura degli affari economici della Santa Sede, padre Carlo Fioravanti, rettore del Santuario Santa Maria Goretti di Nettuno, padre Giovanni Alberti, direttore del periodico “La stella del mare”, e il sindaco del comune di Nettuno, Vittorio Marzoli. Ma chi era Santa Maria Goretti? Paolo Ondarza lo ha chiesto a padre Giovanni Alberti:

 

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R. – E’ stata una ragazzina che ha vissuto il Vangelo e che ha quindi saputo essere radicale nella scelta del Vangelo. Questo è certamente il messaggio più forte che ci viene da Maria Goretti.

 

D. – Qual è l’apporto della figura di Santa Maria Goretti in questi primi cento anni dalla sua scomparsa?

 

R. – Questa figura ha oggi una sua spiritualità. E’ stato un tentativo di portarla fuori dalle paludi dei famosi cinque minuti, con cui spesso i luoghi comuni ed i mass media l’hanno presentata e la presentano. La Goretti, quella che la Chiesa propone, rappresenta il cammino di una adolescente, pre-adolescente, un cammino fatto di scelte quotidiane; una santità che entra nella casa, che entra nei piccoli gesti, che non ha nulla di eclatante: una santità, quindi, proponibile a tutti. Marietta è veramente la sorella nel cammino della fede della porta accanto, la quale non ha fatto grandi gesti, ma ha saputo amare profondamente Gesù, il Vangelo e per questo ha dato la vita sia fisicamente sia moralmente, col perdono al suo uccisione.

 

D. – Qual è il significato di questo perdono?

 

R. – A mio parere quella è stata la sua Porta Santa. Ha varcato la sua porta santa nella sua piccola stanza di ospedale, quando ha saputo rispondere con un sì molto deciso alla domanda del parroco, se perdonava il suo uccisore. Non è facile dire “sì” a chi qualche ora prima la aveva accoltellata in maniera così violenta e così dura. Esserci arrivata dimostra la preparazione spirituale di questa creatura e la toglie della cornice delle così fan tutte o dei famosi 5 minuti. La Chiesa ha fatto una cosa grandissima: ha dato voce ai bambini, che possono parlare con la stessa voce del Vangelo a tutte le età e proporre questo messaggio dopo cento anni più vivo che mai, oggi.

 

Parlando di oggi, come non pensare ai numerosi bambini oggetto di violenze. L’esempio di Maria Goretti cosa trasmette a queste vittime? Ci risponde il cardinale Sergio Sebastiani:

 

R. – Penso anzitutto che tutto dipenda dalla formazione che i genitori, i sacerdoti, la scuola sanno dare ai ragazzi di oggi. Ai tempi di Santa Maria Goretti – e cioè cento anni fa – i pericoli erano minori di quelli di oggi. Questo di Maria Goretti deve essere un tema utilizzato e meditato un po’ da tutti i responsabili.

 

D. – Eminenza, oltre alla comune origine marchigiana, cosa la lega a Santa Maria Goretti?

 

R. – Per rispondere a questa domanda vorrei fare un piccolo passo indietro. Nel 1950, quando fu canonizzata, io ero un seminarista e fui colpito – già allora – da questa Santa originale. Io avevo sentito parlare anche quando ero ragazzino di San Domenico, di San Luigi Gonzaga, ma non mi sono entrati dentro: questa Santa mi è invece entrata dentro e non perché marchigiana, ma perché Santa.

 

 

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Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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