FORNIRE UNA FORMAZIONE INTEGRALE AGLI STUDENTI PER PREPARARLI AD AFFRONTARE LA VITA CON COMPETENZA PROFESSIONALE, UMANA E SPIRITUALE. QUESTO IL COMPITO PRIMARIO DELLE UNIVERSITA’ INDICATO IERI DAL PAPA AI CIRCA 10000 UNIVERSITARI CHE HANNO PARTECIPATO ALLA MESSA CELEBRATA DAL CARDINALE RUINI NELLA BASILICA VATICANA

 

L’università ha il compito di  fornire una “formazione integrale” agli studenti, finalizzata a prepararli alla vita. Così Giovanni Paolo II, rievocando gli anni universitari  in Polonia a contatto con studenti e docenti, anni che gli ispirarono opere come il saggio di etica cristiana “Amore e Responsabilità” e l’opera drammatica sul matrimonio “La Bottega dell’orefice”, si è rivolto ieri pomeriggio ai circa 10000 universitari delle 16 istituzioni accademiche romane, statali, cattoliche e  libere, convenuti nella Basilica Vaticana per la consueta celebrazione eucaristica loro dedicata in tempo d’Avvento. La Santa Messa,celebrata dal cardinale vicario Camillo Ruini, è stata animata  dal coro interuniversitario romano e da dieci cori delle università più antiche d’Europa. Presente una delegazione dei rettori delle varie istituzioni romane ed il vice ministro per l’Università, Guido Possa.

 

Il Santo Padre ha sottolineato come le Università siano fondamentali per i giovani,  al fine di trovare  il loro ruolo nella famiglia e  nella società, con competenza non solo professionale, ma anche umana e spirituale.  Citando le parole del profeta Isaia, il Papa ha ricordato che “nulla resiste a Dio”.

 

“La gloria di Dio e la gloria degli uomini: c’è forse gloria umana che possa confrontarsi con quella divina? C’è potenza terrena che possa competere con il Signore? Nulla resiste a Dio. Solo Lui, con la sua onnipotenza, regge l’universo, e guida le sorti degli uomini e della storia”.

 

A questo proposito il Pontefice ha invitato a guardare al secolo appena trascorso  e a considerare la fragilità di potenze che pretendevano di imporre il loro dominio.

 

“Anche la scienza, la tecnica, la cultura, quando mostrano pretese di onnipotenza, si rivelano in fondo come l’erba che in fretta secca, come un fiore che avvizzisce e muore”.

 

“Ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria come il fiore del campo che appassisce”: le parole di Isaia non mortificano, ma arricchiscono la libertà umana guidandola su sentieri di autentica promozione. Con il profeta vetero-testamentario il Pontefice ha invitato i presenti a considerare la vita come un cammino nel quale l’essere umano si affatica cercando l’unica dimora “stabile”, “sicura”, “vera” e “definitiva”: il cielo. Consolanti le parole del profeta: “Dio cammina con noi”, “si è fatto nostro compagno di viaggio nella notte di Betlemme”, prendendo la nostra carne ed accettando “di condividere fino in fondo la nostra condizione”.

 

Considerazione riecheggiante nella parabola della pecorella smarrita narrata dall’evangelista Matteo e proposta nella liturgia eucaristica di ieri pomeriggio. “La pecora, a differenza di altri animali, come il cane, non sa tornare a casa da sola e necessita delle cure del pastore”; così l’uomo, “incapace di salvarsi con le sue mani e bisognoso di un  aiuto dall’alto”. “E a Natale – ha concluso Giovanni Paolo II – si compie questo prodigio d’amore: Dio si è fatto uno di noi per aiutarci a ritrovare la strada che conduce alla felicità e alla salvezza”.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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