“Solo l’Amore è credibile”. E’ una convinzione che ha sempre animato gli studi di Hans Urs von Balthasar, il grande teologo svizzero di cui in questi giorni abbiamo ricordato i 100 anni dalla nascita. Sostenitore del profondo legame tra teologia e preghiera ed esperto di patristica, padre von Balthasar, aveva fondato nel 1972 con Joseph Raztinger la rivista internazionale di teologia e cultura “Communio”. Nominato cardinale da Giovanni Paolo II nel 1988, si spense nella sua casa di Basilea, due giorni prima di ricevere dal Papa la berretta cardinalizia. Sul valore dell’opera di Balthasar, Paolo Ondarza ha intervistato padre Antonio Livi, decano della facoltà di Filosofia alla Pontificia Università Lateranense:
R. – von Balthasar iniziò la sua carriera di studioso come germanista, come studioso della storia della letteratura, pertanto sensibile alla bellezza dell’arte e delle opere della natura. Il titolo in italiano di una sua opera caratteristica è “Solo l’Amore è credibile”. Dio è credibile al massimo perché è testimoniato dalle opere della Creazione come Colui che dona bellezza, vita, gioia e speranza senza interesse, senza residui.
D.– Quale fu il suo rapporto con i teologi del Novecento?
R. – Seppe conquistare la fama di uomo più colto del secolo: un conoscitore straordinario della patristica ma anche della scolastica, della filosofia contemporanea. Tra gli altri teologi si caratterizza per il fatto di aver riproposto in maniera persuasiva e anche molto moderna quello che è fondamentale nel dogma cristiano: ossia il realismo, l’attenzione alle cose, il vedere l’uomo non come produttore di lavori, ma come ricettore di un dono che viene dall’alto.
D.– Professor Livi, quale il ruolo della produzione teologica di von Balthasar nel dialogo con la cultura a lui contemporanea?
R. – E’ un ruolo critico. Avendo mostrato un’apertura senza limiti a tutte le forme della cultura, anche quelle propriamente artistiche e letterarie oltre che scientifiche, filosofiche e teologiche, von Balthasar ha potuto poi ricondurre tutto con spirito critico a ciò che è essenzialmente credibile nelle posizioni del dogma cattolico, nelle posizioni della filosofia, nelle posizioni della scienza: la sua parola fondamentale è “credibile”. Che cos’è credibile? E alla fine viene fuori che è credibile soprattutto Dio come Colui che dona e la Chiesa come il grande dono di Dio che è Gesù presente ieri, oggi e sempre nella vita nostra come Salvatore.
D. – E oggi, qual è l’attualità del pensiero e dell’opera di von Balthasar?
R. – L’attualità è far vedere che non esiste più una distinzione tra filosofia e teologia, potere mondano o sapere teologico. Lui ha fatto vedere che il sapere è unitario, “l’intero nel frammento” – è un’espressione sua! Occorre essere molto colti, bisogna dare molta importanza alla cultura, ma allo stesso tempo la cultura non c’è senza lo spirito critico, senza il discernimento, senza la preoccupazione per la verità. La cultura non è enciclopedia; la cultura è cercare la sapienza.
D. – E’ centrale nel pensiero della teologia di von Balthasar la preghiera; un valore che anche attraverso i suoi scritti oggi si può scoprire?
R. – Eh sì, perché la sua opera deve molto anche alla familiarità con una mistica, Adriane von Speer, con la quale ha lavorato parecchio e che gli ha fatto vedere che non esiste lavoro teologico che non sia allo stesso tempo preghiera.
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