@Paolo Ondarza, Radio Vaticana
“C’era una volta l’URSS”. E’ il titolo dell’ultimo libro di Dominique Lapierre, giornalista e scrittore francese, da anni impegnato in favore dei poveri di Calcutta. Nella sua ultima fatica letteraria, pubblicata in Italia da “Il Saggiatore”, Lapierre racconta il viaggio come inviato del “Paris match”, realizzato nel 1956 in Unione Sovietica in piena Guerra Fredda. Dall’arresto per avere fotografato un sito militare all’accoglienza festosa della gente, incuriosita dalla station wagon a bordo della quale l’autore ha girato l’URSS, il libro è un viaggio attraverso le strade proibite del Paese dei “soviet”. Dominique Lapierre ne parla in questa intervista di Paolo Ondarza:
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R. – Abbiamo scoperto un popolo semplice, con una capacità di accoglienza veramente autentica. Una sera una donna è venuta a chiederci: “Per favore, possiamo sgonfiare le vostre gomme?”. Io le ho domandato perché. “Vorrei respirare l’aria di Parigi”, ha risposto.
D. – Tanta curiosità da parte vostra, ma tanta curiosità anche da parte della gente che vi accoglieva…
R. – Esattamente. L’automobile era un’attrazione enorme, per questa gente che non aveva mai visto una macchina di due colori.
D. – La gente dell’URSS era convinta di vivere nel migliore dei mondi possibili…
R. – Credo sia stata un’operazione di “marketing” assolutamente incredibile per il regime sovietico, riuscire a far credere a tutto un popolo che fosse il più felice del mondo.
D. – Vari sono gli incontri nella sua vita. Quale reputa più significativo?
R. – Quello con Madre Teresa di Calcutta è stato l’incontro più importante della mia vita: scoprire, attraverso questa donna anziana, che ognuno di noi può fare qualcosa per cambiare le ingiustizie di questo mondo. Con i diritti di “C’era una volta l’URSS”, spero di potere aprire otto nuove scuole nelle zone più povere del delta del Gange. Questo è il messaggio di Madre Teresa che diceva: “Salvare un solo bambino è salvare il mondo!”.
D. – Quale legame può esserci tra la realtà che lei descrive in “C’era una volta l’URSS” e la realtà che lei ha incontrato tra la gente di Calcutta?
R.- La gente di Calcutta non sapeva cosa accadesse fuori dalle bidonville, ma adesso, con la televisione, questo cambia completamente. La gente povera sa che c’è un’altra vita, più bella. E’ successo così nell’Unione Sovietica: quando ha conosciuto tutto questo, il popolo sovietico si è ribellato.



