I giovani italiani e la vocazione. Indagine Eurisko

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Chiamati a scegliere: i giovani e la vocazione. Nonostante il calo delle consacrazioni religiose in Europa, un italiano su dieci si confronta almeno una volta nella vita con l’idea di farsi prete o suora. E’ quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Eurisko per le edizioni San Paolo i cui risultati saranno pubblicati in un volume a giugno. Il servizio di Paolo Ondarza.

 Ci hanno pensato almeno una volta nella vita alla vocazione i giovani tra i 16 e i 29 anni interpellati dall’Eurisko. A fronte del calo delle vocazioni in Italia, secondo lo studio condotto dal professor Franco Garelli, un giovane su dieci si è confrontato, quasi sempre da bambino, con l’idea di entrare in seminario, in convento o di partire in missione. Ma l’idea della consacrazione è stata abbandonata dal 61,3% degli intervistati in breve tempo, spesso per mancanza di figure di riferimento capaci di guidare nel discernimento vocazionale. E’ questa secondo il prof. Garelli la principale sfida che la Chiesa è chiamata a raccogliere.

“La Chiesa riesce in qualche modo a presentare un messaggio interessante per molti giovani, ma più ragazzi o bambini, che in età post adolescenziale o giovanile. Quindi, si tratta di riuscire a coltivare nel tempo questa propensione alla vocazione religiosa, che poi si scontra, nell’età della giovinezza, con molte altre istanze culturali controcorrenti e quindi rischia di disperdersi”.

Il Centro nazionale vocazioni della Cei organizza ormai da vent’anni seminari per formare nuovi “evangelizzatori della vocazione”. Secondo il direttore mons. Luca Bonari per aiutare un giovane a maturare il “progetto di Dio” nella propria vita occorre che l’intera comunità cristiana accompagni negli anni dall’infanzia all’età delle grandi scelte le nuove generazioni.

 R. – Parlare di vocazioni non significa parlare di scelta, ma significa parlare di risposta ad una chiamata. Noi stiamo cercando di far sì che nella Chiesa italiana coloro che sono chiamati a guidare spiritualmente altri siano realmente preparati.

 D. – Ma fino ad oggi, secondo lei, la preparazione di chi è incaricato a guidare appunto nel discernimento vocazionale lasciava a desiderare?

 R. – Direi che era lasciata alla buona volontà, in parte forse anche all’improvvisazione, ma dobbiamo assolutamente accogliere l’invito del Papa Giovanni Paolo II, che parla di un salto di qualità.

L’85% dei giovani interpellati dall’Eurisko ritiene importante avere obiettivi e mete nella vita, ma preferisce mantenersi aperte più strade e più possibilità. Insomma la scelta di vita definitiva fa paura tanto è vero che l’età dei giovani che decidono di dire il loro “sì” a Dio si è notevolmente alzata negli ultimi tempi dai 18 ai 25 anni. La suora apostolina Maria De Luca, direttrice del bimestrale di orientamento vocazionale “Se vuoi”.

 “Sicuramente la definitività spaventa i giovani. Vedo che permane in moltissimi di loro il “vediamo come va”, pensando proprio di restare aperti a qualunque cambiamento, in qualunque momento”.

 Parlare di vocazione per i giovani equivale a parlare di autorealizzazione, soddisfazione, inclinazione. In altre parole, secondo gli intervistati, ci vuole la vocazione per fare il prete e per sposarsi, ma anche per essere assistente sociale o scrittore. Ancora suor Maria De Luca.

“Chi risponde con fedeltà alla sua vocazione, qualunque essa sia, realizza la sua vita. Certo, non nel senso della soddisfazione personale o almeno, sicuramente, non solo quella – successo, denaro e così via – ma sa fare spazio anche alle difficoltà e alla croce. Dio ci ama, ci dà dei doni, talenti e poi ci chiede di usarli nel miglior modo possibile”.

 Credere che Dio chiama per dare significato pieno all’esistenza è – per dirla con le parole di Benedetto XVI – non cedere alla tentazione di sentirsi autosufficienti. Lo raccontano le storie di tanti giovani, come Enzo, 21 anni di Napoli: vincendo paure e resistenze è entrato nei missionari oblati di Maria. Oggi è novizio e presto pronuncerà il suo “sì”.

“Non ho mai avuto dei problemi. Andavo bene a scuola. Ero diplomato. Avevo anche un lavoro. Non ero sereno, però. Per essere felice dovevo andare ogni sabato in discoteca. Speravo in qualcosa di migliore. Il salto, il cambiamento l’ho avuto tramite l’incontro con dei missionari. Ho visto nei loro occhi questa serenità che io cercavo. In loro vedevo una pienezza. Questa è stata la scintilla. Una volta capito che il segreto della loro felicità era Cristo, mi sono messo in discussione. Credo che la vocazione sia un qualcosa che ti realizza pienamente”.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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