@Paolo Ondarza, Radio Vaticana
L’Eucaristia, che trasforma il cuore degli uomini, unisca la Chiesa e l’umanità lacerata: questa la preghiera del Papa ieri sera nella celebrazione del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano. Presenti diverse decine di migliaia di fedeli delle comunità parrocchiali e religiose, di gruppi ecclesiali, associazioni, movimenti, e delle confraternite di Roma e del Lazio. Benedetto XVI ha ricordato la piaga della desertificazione nel mondo, poi ha presieduto la processione lungo via Merulana fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Il servizio è di Paolo Ondarza:
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L’Eucaristia è il “pane dei poveri”, un piccolo pezzo di pane che attraverso il sacrificio di Gesù ci porta “verso l’unificazione con il Creatore”. Lo ha detto Benedetto XVI, nell’omelia della Messa del Corpus Domini, celebrata sul sagrato della Basilica di San Giovanni in Laterano. Le parole di Cristo ai discepoli “Prendete questo è il mio corpo” – parole “inesauribili” – racchiudono tutta la storia dell’umanità, ha spiegato il Pontefice. Pane e vino sono segni che ci aiutano a meglio comprendere il mistero del Risorto. “Il Pane – ha proseguito Benedetto XVI – è frutto della terra e insieme del cielo”. Anche l’acqua, necessaria per impastare la farina, è dono elargito non per merito nostro. “Non possiamo produrla da noi” – ha detto – pensando alla grave piaga della desertificazione nel mondo.
“In un periodo in cui si parla della desertificazione e sentiamo sempre e di nuovo denunciare il pericolo che uomini e bestie muoiano di sete in queste regioni senz’acqua, ci rendiamo nuovamente conto della grandezza del dono anche dell’acqua”.
Mentre il pane rimanda alla quotidianità, il vino evoca la festa, ma anche la Passione: l’uva deve essere pigiata per far maturare un vino pregiato, ha detto Benedetto XVI. L’Adorazione eucaristica ci aiuta ad entrare nel mistero della Morte e della Resurrezione di Cristo:
“Quando noi, adorando, guardiamo l’Ostia consacrata, il segno della creazione ci parla. Allora incontriamo la grandezza del suo dono; ma incontriamo anche la Passione, la Croce di Gesù è la sua risurrezione. Mediante questo guardare in adorazione, Egli ci attira verso di sé, dentro il suo mistero, per mezzo del quale vuole trasformarci come ha trasformato l’Ostia”.
Lungo Via Merulana, che per l’occasione è stata vestita a festa con drappi e lumi alle finestre, si è poi snodata la processione dei fedeli fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Proprio nella Basilica Liberiana prima della celebrazione si sono svolte 40 ore ininterrotte di adorazione eucaristica:
“Nella processione noi seguiamo questo segno e così seguiamo Lui stesso. E lo preghiamo: ‘Guidaci sulle strade di questa nostra storia!…Guarda l’umanità che soffre, che vaga insicura tra tanti interrogativi; guarda la fame fisica e psichica che la tormenta! Dà agli uomini pane per il corpo e per l’anima! Dà loro lavoro! Dà loro luce! Dà loro te stesso!… Unisci la tua Chiesa, unisci l’umanità lacerata!”.



