Benedetto XVI ai sacerdoti: preghiera al centro della vostra vita, no a vuoto attivismo

Chi crede non è mai solo”: rendete testimonianza della vostra fede nell’amore di Dio “nell’attuale mondo secolarizzato”. Con queste parole, Benedetto XVI ha salutato la Baviera al termine del quarto viaggio apostolico del suo pontificato. L’aereo papale è decollato dall’aeroporto di Monaco poco dopo le 13.00: l’arrivo all’aeroporto di Roma-Ciampino è previsto poco dopo le 14.30. Benedetto XVI si trasferirà poi in automobile nella residenza di Castel Gandolfo. Ma veniamo all’ultima giornata del Papa in Baviera: in mattinata si è svolto l’incontro con i sacerdoti e i diaconi permanenti nel Duomo di Frisinga e subito dopo la cerimonia di congedo all’aeroporto di Monaco. Linea al nostro inviato Paolo Ondarza:

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Gioia e commozione hanno accompagnato quest’ultimo giorno di Benedetto XVI nella sua patria, la Baviera. Il Papa ha voluto lasciare un ultimo messaggio alla Germania, prima di partire per Roma, centrando la sua riflessione sul tema del lavoro, proprio oggi nel 25.mo anniversario dalla pubblicazione dell’Enciclica Laborem exercens di Giovanni Paolo II. Il Pontefice ha affidato questo testo, “non privo di valore profetico” alla sua terra “nella certezza – ha detto – che da una sua applicazione concreta possono derivare grandi vantaggi anche per l’odierna situazione sociale della Germania”. “Il lavoro – ha continuato, citando l’Enciclica – è un “bene dell’uomo”, con esso “l’uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo ed anzi, in un certo senso, diventa più uomo”.  Benedetto XVI ha ringraziato la Baviera per il viaggio appena concluso:

ICH HABE BEMERKEN KÖNNEN, WIE VIELE MENSCHEN IN BAYERN …

“Ho potuto rendermi conto di quante persone, in Baviera, anche oggi si sforzano di camminare sulle strade di Dio in comunione con i loro Pastori, impegnandosi a rendere testimonianza della loro fede nell’attuale mondo secolarizzato. Grazie alla infaticabile dedizione degli organizzatori, tutto ha potuto svolgersi nell’ordine e nella tranquillità”.

Acclamato dal coro “Benedikt! Benedikt!”, il Papa ha aggiunto: “Sono stati giorni intensi, ovunque ho visto un’accoglienza piena di premure e attenzioni, che mi hanno intimamente toccato”.

Salutato dal presidente federale Edmund Stoiber con un “Arrivederci”, Benedetto XVI ha lasciato la sua terra con le parole dell’inno bavarese:

GOTT MIR DIR, DU LAND DER BAYERN, DEUTSCHE ERDE, VATERLAND!…

“Dio sia con te, Paese dei Bavaresi, terra tedesca, Patria! / Sopra i tuoi vasti territori riposi la sua mano benedicente! / Egli protegga la tua campagna e gli edifici delle tue città / e conservi a te i colori del suo cielo bianco e azzurro!”.

 

In mattinata il Papa ha incontrato sacerdoti e diaconi nel Duomo di Frisinga. Qui egli fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1951. Presenti all’incontro anche alcuni confratelli che quel giorno con lui dissero il loro “sì” a Dio. Il Papa ha sorpreso tutti parlando a braccio: “Ho portato un lungo testo, – ha detto – ma non lo leggerò, lo avete già stampato, potrete leggerlo quando sarò partito”.

Quindi ha toccato il tema delle vocazioni a partire dalla carenza di sacerdoti nella Chiesa. Citando le parole di Cristo: “La messe è molta, ma gli operai sono pochi”, il Papa ha indicato l’importanza di “pregare il padrone della messe”, Dio. L’invito di Gesù infatti è chiaro – ha detto – Egli non ha dato il compito di andare a chiamare volontari o organizzare campagne di management per reclutare nuove leve”. Cristo ha chiesto di pregare. “Dobbiamo pregare Dio, chiedere: ‘Dai, sveglia il cuore degli uomini!’. Dobbiamo pregare il padrone della messe affinché susciti un profondo sì nel cuore degli uomini”.

Anche l’efficacia dell’azione pastorale dipende dalla preghiera- ha aggiunto – altrimenti il servizio diventa vuoto attivismo”. Benedetto XVI ha illustrato due virtù fondamentali per un sacerdote, tra loro in equilibrio: lo zelo e l’umiltà. Lo zelo che spinge ad andare verso i fratelli bisognosi, ad essere apostoli di Gesù Cristo; l’umiltà che induce al riconoscimento dei propri limiti, affinché lo zelo non ci distrugga. E’ vero, tante cose andrebbero fatte – ha commentato – questo vale per i sacerdoti, ma anche per il Papa: “Anch’io dovrei fare tante cose, ma ho poche forze. Tutto il resto devo lasciarlo a Dio”.

Quindi Benedetto XVI ha rivolto a Dio la preghiera: “Tu lo sai, la Chiesa è Tua. Sarai tu a regalarci i collaboratori per la Tua opera. Laddove non arriviamo noi, ci sei Tu. Solo se ristorati, solo se riceviamo prima da Dio – ha continuato – possiamo servire realmente gli altri”. “Solo così capiamo che celebrare la Messa non è un mestiere, ma richiede intima partecipazione interiore. Solo così comprendiamo che l’Eucarestia non è un obbligo, è un alimento spirituale”. Infine ha aggiunto: Chi crede non è mai solo: non siamo soli, siamo amici di Cristo. Il sacerdote non è solo, fa parte del presbiterio, uniti al vescovo e agli altri presbiteri. Dobbiamo viverlo davvero questo insieme e donarlo a chi è solo, a chi è nel dubbio. Questo essere insieme allora si trasmetterà agli altri come legame con Gesù Cristo.

Sono state giornate di intensa attività pastorale quelle trascorse da Benedetto XVI, ma anche di ritorno alle origini, di intensi ricordi. Ieri il Papa ha visitato il cimitero di Ziegetsdorf a Ratisbona, poi si è ritirato nella sua casa a Pentling. In serata congedandosi dall’abitazione in cui ha vissuto negli anni della docenza universitaria, rivolto ai suoi concittadini ha detto:

VERGELT’S GOTT FÜR DIE NACHBARSCHAFT, DIE ICH HIER EMPFANGEN …

“Dio vi ripaghi per il vicinato che ho ricevuto qui, per la cordialità del saluto, che potevo percepire veramente con il cuore, con gli occhi e con tutti i sensi: Qui sono a casa. Qui rimango anche radicato. Nello spirito siamo sempre insieme. Ringrazio Dio per questa giornata benedetta, ringrazio voi tutti per il buon vicinato e vi auguro un tempo benedetto”.

Il Papa è partito. La Baviera lo ha accompagnato per sei giorni con un sole splendente. Dopo che l’aereo ha lasciato l’aeroporto di Monaco, il cielo si è velato di bianco, ma non ha occultato il sole. Quasi una manifestazione della malinconia diffusa tra i bavaresi, unita alla speranza alimentata da un saluto: “A tutti un cordiale arrivederci!”

ALLEN EIN HERZLICHES ‘AUF WIEDERSEHEN’!

Dalla Baviera, Paolo Ondarza, Radio Vaticana.

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Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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