Una traduzione delle Sacre Scritture più fedele e nel contempo di più facile ascolto: è la nuova versione del Lezionario liturgico della Conferenza episcopale italiana (CEI), presentato ieri presso la nostra emittente. Il progetto prevede la pubblicazione, entro il 2008, di 9 volumi: già pronti i primi tre. Migliaia le correzioni alla precedente versione. L’opera è corredata da riproduzioni di dipinti appositamente realizzati da artisti contemporanei. Ma perché un nuovo lezionario? Paolo Ondarza lo ha chiesto a mons. Giuseppe Betori, segretario generale della CEI:
R. – E’ un nuovo lezionario per obbedire alla Santa Sede che, promulgando nel 1986 una nuova edizione latina della Bibbia, la cosiddetta “Nova Vulgata” – che farà riferimento a testi originali ebraici e greci diversi – ha invitato le Conferenze episcopali a tradurre nuovamente i libri biblici.
D. – Almeno un esempio di correzione fatta alla traduzione precedente…
R. – Un esempio è il Cantico di Simeone “Nunc dimittis”. Laddove prima la traduzione, in maniera sbrigativa, traduceva un imperativo che Simeone poneva al Signore – “Ora lascia che il tuo servo vada in pace” – adesso è tradotto più opportunamente con un “Ora puoi lasciare che il tuo servo vada in pace”. Non abbiamo, grosso modo, nuove letture rispetto al lezionario precedente. Abbiamo delle forme nuove di traduzione, perché è cambiato il testo di riferimento che è appunto la “Nova Vulgata”.
D. – Perché l’arte?
R. – Per ritornare ad una vecchia tradizione della Chiesa, che ha sempre accompagnato la parola proclamata con la parola vista, proposta attraverso le immagini, sia nelle chiese che nei libri liturgici. Si tentava di mostrare alla gente la parola che veniva ascoltata, soprattutto attraverso delle miniature che accompagnavano gli antichi testi. Noi, quindi, abbiamo avuto fiducia nell’arte contemporanea, come la Chiesa nel passato si fidò di Giotto, di Raffaelo, di Michelangelo.
D. – Non si tratta di un libro qualunque: che raccomandazioni fare a chi si accosta alla lettura delle Sacre Scritture?
R. – E’ soprattutto un libro da leggere nella viva fede della Chiesa e poi da tradurre in vita, perchè dalla vita nasce la Parola, ma la Parola stessa ha poi bisogno di tornare alla vita delle persone che l’ascoltano.
@Paolo Ondarza, Radio Vaticana



