Documento sulla Pastorale per senza fissa dimora: portatori di diritti e non solo di necessità materiali

In una società che legge i rapporti sociali in funzione di tornaconti economici è bene ribadire che la persona senza fissa dimora ha una singolarità e una unicità irrepetibile. E’ uno dei passaggi del documento finale del primo Incontro internazionale di pastorale per i senza fissa dimora, che si è svolto presso il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il 26 e 27 novembre dello scorso anno. Nel documento sono tracciate le linee-guida per un rinnovato piano d’azione con raccomandazioni alla società e alla Chiesa. I particolari da Paolo Ondarza:

E’ bene “purificare” lo sguardo sul povero: uscire da quella mentalità che vede in lui un “diverso” o qualcuno che ha scelto il suo stato e che quindi ne è “colpevole”. “Viviamo – si legge nel documento – in una “società a rischio”, nessuno può essere sicuro di non diventare povero”. Prima di considerare la persona senza fissa dimora come un oggetto a cui destinare interventi stabiliti a priori, è fondamentale capire la sua situazione e relazionarsi a lui. La sola dimensione del soccorso materiale non basta: è bene operare in direzione di una promozione umana. I senza fissa dimora vanno considerati non soltanto come “un catalogo di necessità da soddisfare, ma in primis portatori di diritti: al lavoro, all’abitazione, alla salute. A fronte di un aumento del numero dei senza fissa dimora nei Paesi industrializzati, come in quelli in via di sviluppo, Chiesa e società collaborino e definiscano obiettivi comuni, “possibili e raggiungibili”. 

 
Nel documento si chiede anche un lavoro di squadra “tra istituzioni ecclesiali, mettendo fine alla tendenza ad operare da soli, talvolta con spirito di competizione”. Da incoraggiare anche le iniziative ecumeniche. Alle diocesi, si propone di mettere a disposizione gli edifici e i beni ecclesiali non utilizzati. A livello locale, le parrocchie colgano i segni del disagio ancor prima di quelli della sofferenza. I sacerdoti e i diaconi siano prontamente disponibili nei confronti dei senza fissa dimora. Da un punto di vista ecclesiale – si legge ancora – l’impegno a favore dei cosiddetti homeless sia basato sulla verità fondamentale che in essi si rende presente il Cristo sofferente e risorto: ecco perché vanno avvicinati come “soggetti unici” e pertanto devono essere messi in condizione di potersi esprimere nella Chiesa e negli eventi pubblici. Il Pontificio Consiglio della Pastorale per i migranti e gli itineranti si propone infine di stendere una lista delle organizzazioni che operano con i senza fissa dimora e di dedicare ogni anno una settimana alla sensibilizzazione sulle necessità pastorali degli homeless. “Il presente incontro – conclude il documento – non dovrebbe essere il primo e l’ultimo; è importante che vi sia un seguito”.

 

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

Informazioni Utili

Articoli Correlati