Renoir torna a Roma. Oltre 130 opere da musei e collezioni di tutto il mondo compongono la mostra al Complesso del Vittoriano dall’8 marzo al 29 giugno, intitolata “Renoir. La maturità tra classico e moderno”. L’esposizione ripercorre gli sviluppi della pittura di un grande maestro che, partito dalla rivoluzione impressionista, dopo il viaggio in Italia approda ad esiti artistici che armonizzano tradizione e innovazione, passato e presente. Paolo Ondarza:

Autunno 1881: dopo l’esaltante esperienza dell’impressionismo maturata negli anni Settanta del secolo, Pierre Auguste Renoir sente giunto a un vicolo cieco quel fremito che lo aveva ispirato fino a quel momento. Parte per l’Italia: Padova, Venezia, Roma, Napoli gli offrono presto ben più di quei nuovi stimoli che andava cercando: estasiato dal fascino di Pompei ed Ercolano, sedotto dalla grazia degli affreschi di Raffaello a Villa Farnesina così scrive al mercante d’arte parigino Durand Ruel: “Sono malato di ricerca. Non penso di liberarmi di questa mania. Non ho dipinto molto, ma credo di aver fatto progressi”. Così fu: il breve soggiorno nel Belpaese fu linfa per i seguenti 40 anni di attività in cui Renoir coniugò classico e moderno. Kathleen Adler, curatrice della mostra:

“He wanted to explore…
Quando venne in Italia volle esplorare il classicismo in chiave moderna. Se guardiamo i suoi ritratti, egli rappresenta spesso ragazze parigine, solari, molto moderne. Ma, nello stesso tempo, abbandona i canoni della modernità che avevano caratterizzato l’impressionismo”.

“Se bisogna evitare di irrigidirsi nelle forme che abbiamo ereditato – scriveva Renoir – non bisogna pretendere, per amore del progresso, di staccarsi completamente dai secoli che ci hanno preceduto”. Il connubio classico moderno ha nelle tele del pittore uno stile inconfondibile, come conferma John House, presidente del comitato scientifico della mostra:

“He found the way…
Trovò il modo di conciliare classico e moderno nelle sue meravigliose opere: riprodusse sulla tela colori forti e figure monumentali”.
130 opere prestate da musei e collezioni private di oltre 15 Paesi tra cui Giappone, Stati Uniti, Australia ed Egitto. Paesaggi, nature morte, figure di bambini, uomini e soprattutto donne. Tele di un pittore che fino alla vecchiaia, malato e limitato, seppe esprimere la gioia di vivere. 



