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Sinodo. Mons. Laham: il mondo aiuti la Siria a riconciliarsi. Mons. Michalik: più forza all’ecumenismo

@paolo ondarza, radio vaticana

?   Il pensiero dei padri sinodali, dunque, oggi è andato alle vittime del conflitto in Siria. Presente ai lavori in Vaticano il Patriarca greco-cattolico melkita di Damasco, Gregorio III Laham. Paolo Ondarza lo ha intervistato:https://paoloondarzaweb.wpcomstaging.com/wp-content/uploads/2018/09/laham.mp3

R. – Ringraziamo mons. Eterovic, segretario generale del Sinodo, che oggi ha ricordato la Siria. Io vorrei approfittare di questa situazione, in cui ho la possibilità di incontrare un così gran numero di persone provenienti da tutti i continenti, per far presente la situazione in questo tempo così tragico in Siria. La crisi siriana non riguarda solo la Siria, ma tutto il Medio Oriente e in particolare cinque Paesi, le cui vicende sono legate tra loro: Siria, Libano, Giordania, Palestina e Israele. In questi cinque paesi si può vivere liberamente la fede e i problemi di questi cinque Paesi, limitrofi ad Israele, e quindi più a contatto con il conflitto israelo-palestinese, sono molto importanti per l’equilibrio di tutto il Medio Oriente. Alla vita di questi Paesi è legata la pacifica convivenza tra islam e cristianesimo in Medio Oriente e la presenza stessa dell’islam in Europa. Tutto questo è legato.

D. – Quale il ruolo della Chiesa in Siria per la risoluzione del conflitto?

R. – Noi, come Chiesa, vogliamo tentare di presentare una via: come possiamo aiutare a superare questa crisi in modo equilibrato. Non vogliamo andare contro o a favore riguardo al governo: noi bypassiamo tutto questo! Noi vogliamo salvare il valore della Siria come realtà storica, unica. Non dimentichiamo che Gesù è nato in Palestina, il cristianesimo è nato in Siria: per questo voglio approfittare del Sinodo per levare la voce e parlare a quanti più possibili vescovi e cardinali provenienti da tutti i continenti per far presente loro questa missione della Chiesa in Siria, questo ruolo della Chiesa in Siria. Io ho presentato un documento dal titolo “Riconciliazione, l’unica via per l’avvenire e per risolvere la crisi della Siria e del Medio Oriente”. Se noi aiuteremo la riconciliazione in Siria, aiuteremo anche l’Occidente a dialogare con l’Islam.

D. – La testimonianza cristiana è, dunque, di aiuto per un cammino di riconciliazione?

R. – Per me, questo è molto importante. Credo che per l’avvenire della Chiesa, qualsiasi sia il governo che verrà, qualsiasi direzione ci sarà, la missione del credente è riconciliare e unire: questa sarà la salvezza della Chiesa e del suo ruolo e della sua missione in Medio Oriente.

D. – Anche oggi arrivano notizie di sangue e di guerra dalla Siria: l’ennesimo attentato kamikaze in una sede dell’intelligence a Damasco…

R. – Di nuovo, chiediamo all’Europa di incontrarsi con i Paesi arabi per cercare di comprendere come poter uscire da questa situazione. Il problema più grande è che nessun Paese ha una risposta alla situazione attuale. Perciò, dico che c’è bisogno di una solidarietà del mondo arabo e del mondo europeo per cercare una via d’uscita. Poi, chiediamo di pregare per la Siria: io credo molto alla forza della preghiera.

 
Cuore dell’evangelizzazione è l’incontro dell’uomo con Gesù Cristo. E’ quanto sottolinea l’Instrumentum Laboris, documento programmatico di questa assise sinodale. Solo a partire da un rapporto personale con il Risorto, alimentato dalla preghiera e dalla partecipazione ai sacramenti, è possibile trasmettere la fede cristiana. Tale compito interpella i cristiani di tutte le confessioni. Lo ribadisce mons. Józef Michalik, presidente della Conferenza episcopale polacca. L’intervista è del nostro inviato al sinodo Paolo Ondarza:https://paoloondarzaweb.wpcomstaging.com/wp-content/uploads/2012/10/michail.mp3

R. – Le premesse della nuova evangelizzazione partono da noi: cioè, dalla convinzione che il Vangelo ha un valore per noi, dà senso alla nostra vita e che per questo vogliamo condividerlo con gli altri. Siamo chiamati a riflettere prima di lamentarci la religione e il Vangelo non interessa gli altri… Se noi per primo non siamo interessati al Vangelo, se il messaggio di Gesù non ci “brucia” dentro, manca la condizione per toccare il cuore del nostro prossimo. Ma innanzitutto l’evangelizzazione avviene grazie allo Spirito Santo.

D. – E’ importante per la nuova evangelizzazione il dialogo ecumenico. La divisione tra cristiani infatti è una contro-testimonianza?

R. – Anche le altre Chiese sono interessate a collaborare alle sfide che la fede incontra al giorno d’oggi. In Polonia, abbiamo ospitato qualche settimana fa, alla fine d’agosto, un incontro con il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Kirill, con il quale abbiamo firmato un documento di perdono reciproco tra Polonia e Russia. Vogliamo lavorare insieme alla promozione del Vangelo, affrontando ostacoli e sfide; vogliamo impegnarci per la difesa della vita, della famiglia e anche per favorire la presenza di Dio nella vita sociale, pubblica, politica.

D. – Secondo lei, come mai nell’Europa cristiana il fuoco della fede sembra essersi indebolito?

R. – In Europa, manca oggi una cultura integrale, quella cultura creativa sul bello, sul buono: cioè, oggi siamo presi da una corsa per il guadagno, il mercato, i soldi, la carriera… tutto questo è umano, ma dovrebbe essere coordinato con valori spirituali, con la coscienza. Se mancano i riferimenti ai valori superiori, l’uomo vive un “handicap”.

D. – Le frontiere della nuova evangelizzazione in Polonia?

R. – Cerchiamo di rimanere fedeli alle basi, cioè alla Rivelazione, alla Sacra Scrittura, alla tradizione, nelle nuove condizioni, che sono più o meno uguali a quelle che si vivono nel resto dell’Europa, negli altri Paesi. Il Santo Padre nel suo libro intervista ha detto: le cose vere sono semplici, le cose semplici sono vere. Da bambino, quando si imparano certe realtà di fede, queste divengono un punto di riferimento: la bellezza di fede, la devozione mariana, il catechismo nelle scuole, la messa domenicale. Dobbiamo rimanere fedeli a questi valori che sostituiscono una base per il dialogo con il mondo moderno. Occorre poi svegliare il nostro laicato:un laicato molto promettente. Negli ultimi 20 anni, è aumentato l’impegno dei laici così come la consapevolezza della responsabilità di testimoniare Cristo nella società.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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