Sinodo. Le Chiese martiri del 20.mo secolo. Mons. Bercea: ci diede coraggio la Radio Vaticana

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Il sangue dei martiri del XX secolo risvegli la vita cristiana e colmi il vuoto creato da anni di dittatura: è il significativo auspicio espresso oggi dal Sinodo sulla nuova evangelizzazione, in corso in Vaticano. Al centro dei lavori, anche un messaggio di sostegno e solidarietà per la Chiesa di Haiti, da due anni impegnata nella ricostruzione del Paese, devastato dal terremoto del 2010.

Toccanti le testimonianze ascoltate nell’Aula sinodale delle Chiese che in anni recentissimi hanno versato il sangue sotto il regime comunista sovietico per il solo fatto di professare la fede in Cristo. Al microfono dell’inviato al Sinodo, Paolo Ondarza, le parole di monsVirgil Bercea, vescovo di Oradea Mare in Romania:

R. – Dobbiamo ritornare alla testimonianza dei nostri martiri della Romania. Dal 1948 in poi, e fino al 1964, le carceri in Romania erano piene: c’erano cattolici, ortodossi… I comunisti hanno voluto distruggere la Chiesa e gli intellettuali per poter controllare tutto. Queste persone hanno dato la vita per Cristo: i comunisti hanno cercato di trovare tanti capi d’accusa, ma non ne avevano. La loro grande colpa era quella di essere cattolici. Riusciamo a cogliere questa testimonianza forte per il nostro oggi? In realtà, non sono tanto lontani da noi, sono ancora vive le persone che li hanno conosciuti.

D. – Ricordiamo che il martire cristiano non è un fanatico: il martire cristiano è qualcuno che non si piega nelle proprie convinzioni di fede di fronte alla prepotenza…

R. – Erano persone con una grande disponibilità, con una grande bontà e una grande carità. Ovunque siano stati, sono diventati dei modelli: riuscirono addirittura ad addolcire il comportamento di quelli che li sorvegliavano, che prima li avevano terrorizzati… Sono morti per amore di Cristo, non con arroganza ma con umiltà e con la pace nel cuore, con serenità, convinti che questo loro comportamento avrebbe portato la vita e la speranza. Sì, perché in quei momenti, quando tutto era grigio e buio, quando i comunisti erano riusciti a trasformare il nostro Paese in un grande carcere dal quale nessuno sarebbe potuto uscire, c’era bisogno di speranza. Ora, parlando con la Radio Vaticana, io ho questo ricordo: quando i miei genitori hanno avuto la prima radio – io vengo da un piccolo paesino – siamo riusciti ad ascoltare la Messa alla Radio Vaticana. La mia mamma ha messo una Croce sulla radio e nella nostra casa sono venute tante persone e davanti alla radio ci siamo trovati come davanti all’altare. All’inizio della liturgia, ci alzavamo tutti in piedi; al Vangelo, come si usa da noi, ci inginocchiavamo. Naturalmente, non potevamo fare la comunione, non avevamo un sacerdote, ma indossavamo tutti il vestito della domenica: partecipavamo davvero alla Messa. La prima volta che ho ascoltato la liturgia è stato alla Radio Vaticana. Mentre noi partecipavamo alla Messa attraverso la radio, i nostri martiri erano dietro alle sbarre. Eravamo uniti nella preghiera: le loro preghiere dal carcere e le nostre guidate dalla Radio Vaticana. Un mio zio che poi è diventato cardinale è stato 16 anni in carcere; quando è tornato, con i capelli rasati a zero, con gli occhi fuori dalle orbite, sono rimasto così impressionato dalla sua personalità! Era alto 1,85 metri, e l’hanno tenuto tre anni in isolamento in una stanza di un metro per un metro e cinquanta, e doveva stare in piedi tutto il giorno. Questi martiri erano esposti al freddo, a -30°… Vede, queste cose parlano ancora oggi, si trasmettono: il sangue dei martiri è il seme per la nascita di nuovi cristiani.

D. – Quello che lei sta raccontando suggerisce quanto possa essere potente il ruolo dei mezzi di comunicazione per arrivare nei luoghi nei quali è impossibile predicare il Vangelo. E anche oggi, questa sfida rimane attuale in tante parti del mondo …

R. – E’ importante: come Radio Vaticana avete fatto del bene, e continuate a farne. Pensi, la mia mamma anni fa ci ha fatto conoscere la Santa Messa attraverso la Radio Vaticana. Adesso lei è malata, a letto, e le tiene compagnia l’ascolto della Radio Vaticana! Qualcuno l’ha definita “la Chiesa dell’etere”. Veramente, fate un bene enorme: agli anziani ma anche ai giovani, a quelli che sono per strada e ascoltano la radio in macchina, dovunque nel mondo … Continuate a farlo, e fatelo con convinzione! Anche voi attraverso la Radio Vaticana fate una grandissima opera di evangelizzazione.

 

Il pensiero dei Padri sinodali è andato anche alla drammatica situazione di Haiti tra i paesi più poveri al mondo, che, dopo il disastroso sisma del 2010 e la conseguente epidemia di colera, vive in un persistente stato di emergenza umanitaria. Al microfono di Paolo Ondarza ascoltiamo l’appello di mons. Launay Saturné, vescovo della diocesi haitiana di Jacmel: 

R. – Sono contento di parlare con la Radio Vaticana. In Haiti ci sono ancora tanti problemi, dopo il terremoto c’è stato anche il colera… Vorrei fare un appello a tutti coloro che ascoltano: abbiamo bisogno della solidarietà internazionale, della solidarietà della Chiesa. Grazie per quello che voi avete fatto per Haiti, ma il cammino di ricostruzione è ancora lungo e abbiamo bisogno della vostra solidarietà.

D. – Non è fuori luogo parlare in un Sinodo per la nuova evangelizzazione della situazione di Haiti visto che in aula è stata ribadito come la nuova evangelizzazione passi anche per la vicinanza ai poveri…

R. – Questo Sinodo è un’occasione per i vescovi di Haiti per capire come fare portare avanti l’evangelizzazione: in Haiti adesso cerchiamo di ricostruire le case, ma dobbiamo ricostruire anche l’uomo. Per rifare le persone abbiamo bisogno di evangelizzazione, per edificare un uomo spirituale. Quando avremo un uomo spirituale, un uomo nuovo, tutti quanti lavoreranno per un Paese nuovo e anche per una Chiesa nuova.

D. – La sua gente così provata dalla povertà, come forse non riusciamo neanche ad immaginarci, confida nella sua presenza qui al Sinodo?

R. – Il popolo ha fede in Dio, in Gesù Cristo, la fede nello Spirito Santo. La fede ci aiuta ad andare avanti e penso che questo messaggio valga non soltanto per i Paesi poveri, ma per tutti quanti: abbiamo bisogno della nostra fede per andare avanti.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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