@Paolo Ondarza, Radio Vaticana
Ancora polemiche dopo la decisione presa sabato scorso dal sindaco di Roma Marino di trascrivere nei registri del comune le nozze gay contratte all’estero. Il primo cittadino non arretra di fronte alla richiesta del prefetto Pecoraro di cancellare l’atto e, nel caso sia attivata per legge una procedura di annullamento, minaccia ricorso presso la Corte per i diritti dell’uomo. Ascoltiamo al microfono di Paolo Ondarza il commento di mons. Enrico Solmi, vescovo di Parma, presidente della Commissione per la Vita e la Famiglia della Conferenza Episcopale Italiana:
R. – Certamente, è una modalità non ammissibile dal punto di vista della legislazione italiana. Serenamente, mi pongo il problema di un cittadino che contravviene a una legge dello Stato e che – giustamente – viene ripreso e sanzionato; invece, un comune, un municipio, un sindaco può fare questo impunemente. Credo che questo sia il primo problema, e lo dico da cittadino. In secondo luogo, queste trascrizioni – che sono non legittime e non secondo lo Stato italiano – assumono anche un valore simbolico, nel momento in cui si concludeva il Sinodo proprio a Roma. Allora, credo che questo sia uno schiaffo, uno sberleffo al grande lavoro che qui è stato fatto e anche alla figura, e alla eminente autorità del Santo Padre come vescovo di Roma. Ci spiace tanto questo.
D. – In Italia ci troviamo di fronte a tentativi di equiparazione di altre forme di unione al matrimonio…
R. – Noi non possiamo attribuire il termine, il concetto di matrimonio alle unioni omosessuali. In queste unioni il grande rispetto della persona è ribadito, anche quando viene detto che la loro unione, la loro vita in comune, non è e non può essere un matrimonio. Io dico e sottolineo che per queste persone, se battezzate, c’è un cammino di santità che passa attraverso il vivere bene il loro battesimo, e anche quelle forme possibili di conversione, di crescita, date dalla loro libertà personale.



