16 ottobre 1943. Una data che non può essere dimenticata. In quel giorno, di quasi sessant’anni fa, le truppe naziste diedero inizio alla sanguinosa razzia degli ebrei del ghetto di Roma. Nell’oscurità di quei momenti qualche piccola fiammella si accese, luci non appariscenti che resero più dignitosa la vita dei tanti deboli immotivatamente condannati a morte. Una fra queste fu sicuramente quella dell’abate trappista Maria Leone Ehrhard, insignito questa mattina dal Consigliere dell’Ambasciata Israeliana, Shai Cohen della medaglia di “Giusto fra le Nazioni”.
Tale riconoscimento è attribuito a cittadini non ebrei dallo Stato di Israele e viene consegnato a coloro che rischiando la vita e non avendo ricevuto niente in cambio hanno salvato uno o più ebrei dalla persecuzione. Da oggi il nome dell’abate Leone comparirà, accanto a quelli di altri eroi, sul Muro dell’Onore del Giardino dei Giusti della fondazione Yad Vashem, a Gerusalemme, visitata dal Santo Padre il 23 maggio 2000.
Ma chi era l’abate Ehrhard? Di nobile lignaggio ed originario della diocesi di Strasburgo, dopo aver svolto il servizio militare nelle truppe tedesche, entrò nel noviziato dei padri Trappisti nel 1891, e nel 1910 divenne abate dell’Abbazia delle Tre Fontane in Roma. Le principali attività del monastero erano l’agricoltura e l’allevamento e ad esse si dedicarono fino al 5 giugno del 1944, data della liberazione di Roma, gli oppositori al regime e i numerosi ebrei, tra cui Giuseppe Sonnino e i fratelli Selfinio, Alberto e Angelo Di Porto, accolti nella trappa di via Laurentina da padre Ehrhard, che li fece passare per profughi fuggiti da Napoli, a causa dell’invasione alleata.
Così il settantottenne Alberto Di Porto, presente oggi alla cerimonia insieme al fratello Selfinio, ricorda i giorni trascorsi alle Tre Fontane:
R.- – Abbiamo veduto poche volte l’abate Leone, ma era una persona molto buona.
D. – Può raccontarci cosa successe dopo il 16 ottobre 1943?
R. – Io e i miei fratelli siamo scappati di casa, una mia sorella molto intraprendente, venne qui, alle Tre Fontane a bussare ospitalità e ci dissero subito di sì, a braccia aperte. I tedeschi, ci facevamo amicizia, noi: io avevo 19 anni, ero un ragazzetto. Dicevano: “Tu non avere paura, perché io vedere ebrei, fare pum-pum, sparare”, e io, io morivo di paura, capito? Dovetti fingere, dicevo: “Sì, sì, bravo, bravo”. Sto tremando perché ricordando queste cose … è allucinante, mi creda …
Sulla cerimonia odierna ascoltiamo padre Giacomo Brière, attuale abate dell’Abbazia delle Tre Fontane:
R. – E’ un ricordo del passato e anche un atto di gratitudine, e penso che abbia un valore esemplare nella cultura di oggi, dove la gente è molto più sensibile ai suoi diritti e a ricevere le cose, e quindi raramente sa ringraziare.
Conserva il ricordo e la riconoscente memoria delle famiglie Di Porto e Sonnino nei confronti di padre Ehrhard, un bassorilievo in marmo, da loro donato al monastero, rappresentante una Madonna con Bambino e la scritta “Emanuel”, tuttora collocato nell’arco di Carlo Magno all’interno dell’Abbazia delle Tre Fontane.



