Genitori e Gender

 

La questione gender non conosce frontiere. Nel 2015 parlando con le famiglie a Manila, nelle Filippine, il Papa ha usato l’espressione “colonizzazione ideologica” riferendosi all’episodio di una donna ministro della Pubblica Istruzione che avendo bisogno di reperire fondi per costruire scuole per i poveri, chiese un prestito. La risposta – ha raccontato il Santo Padre –  fu condizionata  all’adozione di un libro di testo che parlava della teoria gender. “Entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare con la sua storia, per cambiarne mentalità e struttura”, ha spiegato Francesco.

 

Il tema è stato portato all’attenzione dei sinodi sulla famiglia dai vescovi africani che hanno denunciato l’offerta di aiuti allo sviluppo ai loro paesi da parte di grandi organizzazioni, in cambio dell’introduzione di politiche gender. La propaganda Lgbt preoccupa anche la Chiesa in Sud America: i presuli della Bolivia hanno denunciato le pressioni esercitate da organizzazioni internazionali sul  governo di La Paz al fine di far approvare il progetto di legge che introduce il diritto alla scelta del genere e l’obbligo per i medici di praticare interventi di cambiamento di sesso. Nel medesimo solco si pone il pronunciamento dell’episcopato statunitense che, dopo il via libera della Corte Suprema Usa ai matrimoni gay nel 2015, ha parlato di un “tragico errore” ricordando come “il significato unico del matrimonio, unione di un uomo e una donna” sia “iscritto nei nostri corpi e la protezione di questo significato  sia  un aspetto decisivo dell’ecologia integrale” cara a Papa Francesco. “L’ecologia – si legge infatti nell’enciclica Laudato Sì – implica la necessaria relazione della vita dell’essere umano con la legge morale inscritta nella sua natura. L’accettazione del corpo come dono di Dio nella sua femminilità o mascolinità è necessaria per accogliere e accettare il mondo intero come dono del Padre”. Francesco torna sul tema anche nell’esortazione Amoris Laetitia nella quale  descrive un’ideologia “genericamente chiamata gender” che “nega la differenza e la reciprocità naturale uomo- donna” prospettando “una società senza differenze di sesso”  e “svuotando la base antropologica della famiglia”. “Non si deve ignorare che «sesso biologico (sex) e ruolo sociale-culturale del sesso (gender), si possono distinguere, ma non separare. Secondo tale ideologia – scrive il Papa – l’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. E’ inquietante  – rileva – il tentativo di imporre “un pensiero unico che determini anche l’educazione dei bambini”.  Quest’ultima è invece «dovere gravissimo» e «diritto primario» dei genitori. Lo Stato offre un servizio sussidiario e accompagna la funzione non delegabile dei genitori, che hanno il diritto di scegliere con libertà il tipo di educazione dei figli secondo le proprie convinzioni”. Il Papa annota come si sia ormai aperta “una frattura tra famiglia e scuola. In effetti è quanto denunciano in diversi paesi numerose famiglie e insegnanti che, nel tentativo tutelare il diritto-dovere dei genitori ad educare i figli sancito dall’articolo 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo e raccogliere segnalazioni, hanno costituito gruppi e associazioni.  Chiara Iannarelli, insegnante romana, è vicepresidente del Comitato Articolo 26:

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Dott.ssa Iannarelli può farci l’esempio di qualche segnalazione ricevuta? 

 

Non sempre i genitori se la sentono di denunciare, visto che in alcuni casi sono stati bollati come omofobi dalla comunità scolastica. Altri hanno scelto di raccontare: in un nido di Roma ad esempio ci hanno riferito che le educatrici, dopo aver partecipato ad un corso del Comune sulle famiglie arcobaleno, hanno proposto a bambini di 20 mesi il libro illustrato Piccolo Uovo che introduce i bambini ai temi delle unioni gay e della fecondazione artificiale. I genitori non sono stati informati e in molti non hanno gradito: una famiglia ha protestato e, inascolatata ed etichettata come oscurantista, è giunta alla scelta  sofferta di ritirare il figlio dall’asilo. Vicino Perugia in una primaria è stato svolto un progetto di educazione alla diversità utilizzando il libro Nei panni di Zaff, che propone il tema del transessualismo e della scelta dell’identità sessuale. In una scuola media di Bologna sono stati alcuni docenti a denunciare un progetto di educazione sessuale promosso dalle AUSL che si chiama W l’ amore: senza che fosse prima illustrato al collegio dei docenti, questo proponeva temi come aborto, rapporti orogenitali, pornografia masturbazione e bisessualità  in un’ ottica di acritica  normalizzazione e senza tenere contro delle famiglie e delle loro convinzioni etiche. Per non parlare dei tanti corsi contro il bullismo omofobico alle superiori che affrontano il problema solo esponendo i giovani a continui stimoli di non conformità sessuale, come se fosse questo l’ unico approccio pedagogico possibile per educare al rispetto – sacrosanto- delle persone con orientamento omosessuale.

 

3) Come intervenite?

 

                  Sensibilizziamo sui loro diritti i genitori e poi mettendoli in rete. Un genitore solo è un soggetto debole, insieme sono una forza. Cerchiamo di spingerli a partecipare alla vita della scuola. Inoltre, coadiuvati da specialisti psicologi e pedagogisti, offriamo  consulenze, su progetti didattici e libri di testo. Recentemente il Comitato Difendiamo i Nostri Figli ha istituito un “Osservatorio nazionale”, per raccogliere le segnalazioni e sottoporle  al Ministero dell’Istruzione. Ricordiamo che per un corretto rapporto scuola- famiglia è necessario che tutte le attività che vertono su temi educativi sensibili siano riconosciute come  facoltative e sottoposte al consenso informato dei genitori.

4) Da dove nascono queste “sperimentazioni educative”? Chi le vuole?

 

Negli ultimi due anni si sono moltiplicate iniziative di educazione affettiva e sessuale ispirate al “queer”, riconducibili alla pervasiva politica del gender mainstreaming che, nata negli organismi sovranazionali (ONU in primis), si riferisce alla applicazione sistematica della prospettiva di genere presso tutti i governi, a tutti i  livelli. Attraverso il gender mainstreaming si propone/impone l’utilizzo del termine gender in ogni atto politico e si condiziona l’accesso dei governi nazionali ai fondi per lo sviluppo e ai fondi per la ricerca ecc.

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5)In vari paesi europei si è assistito a tentativi di introduzione delle cosiddette teorie gender nelle scuole…

 

Possiamo dire con una vena di sarcasmo che molti stati europei sono “più all’ avanguardia” di noi! In Germania hanno creato dibattito i corsi di educazione sessuale e diversità di genere, dopo i casi di bambini andati in iperventilazione in classe di fronte a contenuti sessuali troppo espliciti. Celebre poi il caso dei coniugi Martens che a   si sono ritrovati la polizia sul pianerettolo di casa per non aver mandato i figli a scuola non condividendo l’ educazione sessuale in salsa gender divenuta obbligatoria. E’ nota anche la storia dell’ asilo svedese Egalia ribattezzato l’asilo dei bambini senza sesso, dove i piccoli vengono appellati con il pronome neutro HEN.

6) Allarmismo o indifferente svalutazione del problema? Qual é il giusto atteggiamento da assumere di fronte all’ideologia lgbt nelle scuole?

 

La ricerca dell’atteggiamento più opportuno ed efficacie connota il nostro servizio. In un contesto che già ha visto la scuola oltrepassare la propria funzione sussidiaria appare oggi infondata la polemica secondo cui si vorrebbe far credere che il “gender non esiste”. Oggi è necessario  formarci continuamente per argomentare le nostre legittime  perplessità.  In sintesi: genitori non solo allarmati ma attivati, non scoraggiati, ma pronti a raccogliere in positivo la grande sfida della libertà educativa. D’altro canto un approccio meramente allarmistico o una chiusura pregiudiziale verso qualsiasi iniziativa di educazione affettiva o alle differenze, risulterebbe non costruttivo e controproducente rispetto alla necessaria opera di sensibilizzazione circa i rischi reali di questa ideologia. Penso che anche tra noi cattolici ci sia molta confusione: alcuni temono che  denunciare voglia dire alzare muri. Si fa confusione tra la discriminazione tra le persone e quella delle idee. Le persone si accolgono sempre, ma è doveroso discernere quali modelli antropologi e sociali siano da respingere e quali no, affermando con coraggio e carità la bellezza della verità inscritta nella natura.

Articolo tratto dalla rivista DMA. Leggi qui:

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Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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