La custodia di Terra Santa è affidata ai francescani da otto secoli. Si tratta di un periodo ampio che va dall’epoca delle crociate al dramma quotidiano dell’attuale conflitto israelo-palestinese. Ma come mai il compito di gestire i luoghi santi fu dato all’Ordine francescano? Paolo Ondarza lo ha chiesto a padre Michele Piccirillo, docente e archeologo cristiano allo Studio Francescano presso il Convento della Flagellazione a Gerusalemme:

R. – In realtà i primi Custodi del Santo Sepolcro, dopo la cacciata, furono i domenicani. Soltanto che il Sultano concesse loro questo ma i domenicani sono stati rinchiusi per un anno dentro il Santo Sepolcro. Dopo un anno, hanno desistito e sono tornati in patria. Sulla stessa strada si sono posti i francescani, il Sultano Mohammed el-Nafer concesse il permesso di avere il Santo Sepolcro, il Calvario, la Tomba della Madonna al Getsemani, la Grotta della Natività a Betlemme ma la cosa più importante fu il Cenacolo, dove lo stesso sultano ha dato il permesso di aprire un convento.
R. – Da allora, i francescani sono stati presenti in modo continuo?
D.- Sì è stata una cosa continua, fino ad oggi.
R.- Che significato ha per i francescani essere lì oggi?
D.– Svolgere la missione di San Francesco. San Francesco aveva le idee molto chiare, anticipando di secoli quello che è stato poi l’insegnamento del Vaticano II. Si può essere missionari, senza predicare: nel senso che – come dice San Francesco nella Regola – vivere semplicemente una vita cristiana è già una testimonianza ed una predicazione.
R.– Che ruolo ha la presenza cristiana oggi in Medio Oriente?
D. – La Terra Santa ormai é divisa tra arabi musulmani ed ebrei. La presenza cristiana è ridotta veramente ad un lumicino e se continua così c’è pericolo che i santuari restino soltanto dei musei. Il commento migliore all’assedio della Basilica di Betlemme che c’è stato due anni fa è stato quello di un giornalista del Haretz, dove si diceva: “ci mancheranno questi due frati che uscivano ogni giorno dalla Basilica o con il morto o con il ferito, ridando vita a quella piccola porticina della Basilica. Ci hanno insegnato che per fare la pace. Bisogna porgere l’altra guancia”. Questo giornalista ebreo è riuscito a capire il valore di e dove ci si ammazza per giustificare le proprie ragioni.



