
“Voglio mandarvi tutti in Paradiso”: il 2 agosto del 1216 con queste parole di gioia Francesco d’Assisi comunicava a tutti gli uomini accorsi ad ascoltarlo alla Porziuncola la concessione dell’indulgenza del Perdono da parte di Papa Onorio III. Una tradizione che si è conservata fino ai nostri giorni e che si rinnova anche quest’anno nella Basilica di santa Maria degli Angeli, dove stamane, nella vigilia della ricorrenza, si è svolta una celebrazione eucaristica presieduta dal ministro generale dei Frati Minori, p. Josè Rodriguez Carballo, Legato pontificio per la Porziuncola. Poi stasera vi sarà la recita dei primi Vespri della solennità, presieduta dal vescovo di Assisi, mons. Sergio Goretti. Domani Festa del Perdono, in programma alle ore 11 la Santa Messa nella Basilica cittadina, presieduta dall’arcivescovo Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Quindi è atteso l’arrivo della XXIV Marcia francescana, sul tema “Amare come…”. Poi vi sarà la recita dei secondi Vespri. Infine in serata la rappresentazione del musical “Chiara di Dio” di Carlo Tedeschi, nella piazza antistante la Basilica. Sul significato del Perdono sentiamo il servizio è di Paolo Ondarza.
“Permettere a tutti di andare incontro alla morte con la certezza del Paradiso”. Fu uno dei più vivi desideri di Francesco, non pago di ricondurre gli uomini al Signore e di aiutarli a vivere in virtù e letizia. “Che tu conceda perdono interno, remissione completa di tutte le colpe, a quelli che – pentiti e confessati – verranno a visitare questa Chiesa”. Rispose il Signore: “Francesco, tu chiedi molto ma di maggiori cose sei degno e maggiori ne avrai”.
Accolta da Papa Onorio III la richiesta fu legata per sempre al 2 di agosto, ad iniziare dai Vespri del giorno precedente. La parola a Vittorio Viola, padre guardiano del Convento della Porziuncola in Assisi:
R. – Questo luogo è stato il luogo dove Francesco ha incontrato davvero Dio e qui Francesco, come sempre, ci stupisce perché non chiede qualcosa per sé o per i suoi frati. E’ come se Francesco, in quel momento, pensasse piuttosto a noi, chiedendo una cosa grande, quasi una anticipazione del Giubileo del Trecento, il pieno perdono dei peccati. Questo voleva in fondo dire che chiunque viene in questo luogo possa fare l’esperienza che io ho fatto. Perché Francesco diceva che qui aveva avuto la certezza di essere stato perdonato da Dio.
D. – Nella vostra esperienza di custodi della Porziuncola avrete sicuramente visto tante storie di conversione…
R. – Spesso torna nella testimonianza di molti fratelli e di molte sorelle il racconto del loro entrare in Basilica e del sentirsi come non capaci di stare dentro la Porziuncola, quasi come fossero impossibilitati ad entrare dentro la Porziuncola. Cosa, questa, che riescono a fare soltanto dopo la confessione che magari arriva dopo anni di lontananza da Dio. La Misericordia di Dio – questo è chiaro – è ciò che viene prima di tutto, prima di qualsiasi nostro modo per poter attingere a questa Misericordia. Tutto ciò che viene chiesto per poter attingere alla grazia del perdono è tutt’altro che vuoto ritualismo, ma è segnato da un contenuto profondo che per primo Francesco ha vissuto qui alla Porziuncola.
Per la preghiera di un uomo riconciliato con se stesso, con Dio, con il creato e per l’intercessione della Vergine, milioni di uomini – ancora oggi -attingono al perdono salvifico di Cristo.



