Oggi la Chiesa celebra la solennità di Pentecoste. Riscopriamo un capolavoro dell’arte sacra del Novecento italiano custodito nel cuore delle Marche: il ciclo pittorico realizzato da Biagio Biagetti (1877-1948) per il Santuario della Misericordia di Macerata tra il 1921 ed il 1924 lungo il nuovo ambulatorio costruito tra il 1860 e il 1892 attorno all’aula di culto originaria.

La Parola e la Luce: L’affresco della Pentecoste
«Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.»
Sul capo della Vergine e degli apostoli brillano proprio le “lingue di fuoco”, dono dello Spirito Santo, rappresentato da una colomba che emerge in volo su un cielo grigiastro.

Un itinerario di fede: Excursus sugli affreschi del Santuario
Il Braccio Sinistro: L’Infanzia e i Primi Miracoli
Il Braccio Destro e l’Emiciclo: Il Dramma e la Gloria
Nei soprarchi del deambulatorio completano l’apparato decorativo due tele ad olio in cui Biagetti, affascinato dagli affreschi michelangioleschi della Sistina, dipinse i profeti della Nascita (Isaia e Michea) e quelli della Passione (Geremia e Zaccaria).

Lo spirito dell’artista: “Il pensiero nel colore”
«Dicano pure i miopi e i testardi ciò che meglio credono nei riguardi di questa mia pittura di Macerata. Io, e con me quelli che sanno e che vedono e che sentono, affermo che a Pollenza l’analisi, le minuziosità, la freddezza e la povertà del colore, lo sforzo, tradiscono la mia imperizia e la mia inesperienza. […] Colà è tutta ricerca acuta, acerbetta, del principiante conscio delle difficoltà dell’arte; qui è la mano conscia e matura, padrona dei suoi mezzi che obbedisce, accarezza il mio pensiero interiore e che conviene alla mia particolare emotività religiosa. […] È insomma, per dirla con Segantini, il pensiero nella forma, il pensiero nel colore. Pensiero d’armonia, pensiero d’amore e di bellezza.»
«Il dipingere a fresco insinua una intensa, vigorosa, ininterrotta eccitazione dell’artista. […] Egli è tutto proteso verso la realizzazione del suo sogno, che vede di giorno in giorno farsi realtà tangibile. Svaghi, riposo, sonno!… Tutto è dimenticato in quella diuturna febbre di operare che esalta e sublima, ma altresì macera e strugge anche le nature più complesse e vigorose. L’affresco è sinonimo di preparazione e di impeto, di scienza e di genialità, misto di accoramento e di entusiasmi, di tradizionalismo e di ardimenti. Solenne, monumentale, vivace, possente!»
Biagio Biagetti: una figura da riscoprire

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