@Paolo Ondarza, Radio Vaticana
Una sequenza spettacolare di “macchine liturgiche”, quali erano i “flügelaltare”, cioè gli altari a battenti. E’ uno dei nuclei portanti dell’esposizione “A nord di Venezia. Scultura dipinta delle vallate dolomitiche tra Gotico e Rinascimento”, allestita a Belluno fino al 22 febbraio. In mostra anche opere grafiche e codici miniati: un segno degli scambi reciproci, nel Bellunese, tra la cultura veneta e quella d’oltralpe, nel periodo tra il ‘400 e il ‘500. Il servizio è di Paolo Ondarza:

Un luogo di incontro di culture nel segno dello scambio e della pacifica convivenza nella diversità: rappresentò questo il Bellunese tra il ‘400 e il ‘500, crocevia di contaminazioni artistiche venete e d’oltralpe. Lunghe ricerche hanno permesso l’allestimento della mostra “A Nord di Venezia”. Antiche testimonianze cartografiche, codici miniati, erbari: segno visivo della vicinanza geografica con l’antica Università di Padova. Cuore dell’esposizione le sculture lignee dipinte. Giovanna Galasso, conservatore del Museo Civico di Belluno:
“Il legno, naturalmente, in questa zona era molto utilizzato ed utilizzato con un’estrema maestria. I “flügelaltare” sono altari con le ali, chiusi da due sportelli, al cui centro si trovava solitamente l’Adorazione del Bambino. Questi altari non erano aperti sempre, ma soltanto nelle festività maggiori. Le portelle che li chiudevano solitamente avevano all’interno raffigurazioni in bassorilievo di altri Santi e all’esterno erano dipinte. Erano delle macchine molto compresse ed anche molto costose, in cui si profondeva l’impegno di un’intera comunità. Una sorta di preghiere popolari, in senso buono”.
Una pagina assolutamente inedita nella storia dell’arte, nata da influssi tirolesi, salisburghesi, boemi, penetrati nel suolo della Serenissima Repubblica attraverso l’antica “Via d’Alemagna” che conduceva tanti pellegrini in viaggio da terre del Nord verso l’Italia. Ancora Giovanna Galasso:
“E’ stato molto bello vedere come in questo periodo ci fosse una tolleranza ed una capacità di convivenza civile, senza estremismi, tra diversi tipi di spiritualità”.
Tra i capolavori esposti le sculture dipinte di Matteo Cesa, raffinato artista bellunese, e gli scenografici “flügelaltare” delle maestranze oltremontane: concreta dimostrazione di una fusione tra scultura e pittura. Si tratta di un ritorno a casa per tante opere disperse nel tempo tra Europa e America ed esposte in dialogo con il luogo che le ospita. Al pubblico vengono, infatti, proposti itinerari cittadini per proseguire la visita nelle chiese di Belluno e provincia.



