Dal Cuore di Cristo alla luce della Resurrezione. Il Sacro Cuore nell’arte di Biagio Biagetti – 2

PARTE II

Nel laboratorio di Biagetti. Bozzetti, varianti e ultime meditazioni sul Sacro Cuore

Nel giorno in cui la Chiesa celebra la solennità del Sacro Cuore di Gesù, prosegue il percorso dedicato a questo tema nell’opera di Biagio Biagetti.

Nella prima parte abbiamo ripercorso la storia della devozione al Sacro Cuore e le sue principali interpretazioni artistiche, soffermandoci in particolare sulle grandi realizzazioni di Parma e del Duomo di Santa Sofia a Lendinara. Ma accanto alle opere più note esiste un patrimonio meno conosciuto, fatto di disegni preparatori, fotografie d’archivio, studi e varianti iconografiche che consentono di entrare nel laboratorio creativo dell’artista e di seguirne passo dopo passo la riflessione.

È proprio tra questi materiali che emerge con maggiore evidenza il carattere profondamente personale della ricerca di Biagetti. Il Sacro Cuore non appare infatti come un tema occasionale, ma come un’immagine che accompagna l’intero arco della sua vicenda umana e artistica, dalle prime esperienze del primo Novecento fino agli ultimi anni della vita.

In questa seconda parte seguiremo dunque le tracce lasciate dall’artista nei documenti e nelle opere meno note, alla scoperta di un itinerario che conduce da Udine e Pollenza fino a Loreto, dove il Sacro Cuore diventa non soltanto soggetto di una meditazione pittorica, ma quasi il riflesso di una fede vissuta e custodita fino all’ultimo approdo.

Dalle carte personali di Biagio Biagetti

Se Parma e Lendinara rappresentano le manifestazioni più compiute della riflessione di Biagetti sul Sacro Cuore, le carte private permettono di seguire il percorso che condusse a quei risultati e di comprendere come l’artista continuò a meditare sul medesimo soggetto fino agli ultimi anni della sua esistenza.

Biagio Biagetti, Sacro Cuore, studio, disegno a pastello conservato presso l'archivio de Museo Civico Palazzo Cento di Pollenza, datato 30 settembre 1926
Biagio Biagetti, Sacro Cuore, studio, disegno a pastello conservato presso l’archivio de Museo Civico Palazzo Cento di Pollenza, datato 30 settembre 1926

Disegni preparatori, fotografie d’epoca e documenti inediti restituiscono l’immagine di un artista che non si limitò mai a ripetere formule consolidate, ma che tornò più volte sul tema del Sacro Cuore, sperimentando nuove soluzioni compositive e approfondendone il significato spirituale.

Udine e le variazioni di un medesimo tema

La ricerca di Biagetti sul Sacro Cuore non si esaurisce tuttavia nelle grandi pale d’altare.

Va menzionata anche un’immagine del Sacro Cuore conservata a Udine, nella Chiesa di San Giacomo, dove negli Anni Dieci aveva già decorato ad affresco la volta sul tema delle anime purganti.  Venne dipinta nel 1925 insieme ad un’altra speculare rappresentante il Sacro Cuore di Maria. È significativa perché permette di cogliere alcune variazioni introdotte dall’artista all’interno di uno stesso soggetto.

Il confronto con altre opere mostra infatti come Biagetti non fosse interessato a ripetere meccanicamente uno schema iconografico consolidato. Pur mantenendo costanti alcuni elementi fondamentali — il Cristo risorto, la centralità del Cuore, la presenza della luce e dei cherubini — egli continuò a sperimentare soluzioni differenti nella postura e nell’organizzazione complessiva dello spazio.

È proprio questa continua ricerca a rendere particolarmente interessanti i materiali preparatori conservati negli archivi.

Biagio Biagetti, Sacro Cuore, Olio su tela, 1925, Udine, Chiesa di San Giacomo
Biagio Biagetti, Sacro Cuore, Olio su tela, 1925, Udine, Chiesa di San Giacomo

Il disegno di Pollenza e il laboratorio creativo dell’artista

Uno degli aspetti più affascinanti del lavoro dello storico dell’arte consiste nella possibilità di entrare nel laboratorio creativo dell’artista.

Nel corso delle mie ricerche ho avuto modo di studiare le carte dell’Archivio della Corporazione del Melograno presso il Museo Civico Palazzo Cento di Pollenza, in provincia di Macerata, e ho rinvenuto un interessante disegno a pastello datato 30 settembre 1926.

Il foglio, eseguito in scala per un’opera destinata a misurare circa 2,91 metri per 1,94, presenta sorprendenti affinità con la pala di Lendinara. Cristo è rappresentato in piedi con le braccia aperte. Dal Cuore e dalle mani si irradiano raggi luminosi. Attorno alla figura si sviluppa il consueto movimento dei cherubini.

Anche qui compaiono la Natività e l’Ultima Cena, collocate rispettivamente a sinistra e a destra del Redentore. Ai suoi piedi, come a Lendinara, un tappeto ricopre tre gradini che sembrano invitare il fedele ad avvicinarsi alla figura di Cristo e a lasciarsi accogliere dal suo abbraccio.

Il Sacro Cuore di Biagio Biagetti dipinto per il Duomo di Santa Sofia a Lendinara
Il Sacro Cuore di Biagio Biagetti dipinto per il Duomo di Santa Sofia a Lendinara

Al tempo stesso il foglio presenta elementi differenti rispetto alla pala veneta. La composizione è infatti inserita entro una struttura architettonica scandita da colonne che incorniciano la figura del Salvatore.

Proprio questa caratteristica rende particolarmente interessante il disegno. Se il programma iconografico richiama chiaramente la pala del Duomo di Santa Sofia, l’impianto architettonico sembra anticipare soluzioni che ritroveremo in opere successive.

È difficile stabilire con certezza se ci troviamo di fronte a uno studio preparatorio per la pala polesana o piuttosto a una tappa intermedia di un’elaborazione iconografica destinata a svilupparsi nel corso di diversi anni. In ogni caso il foglio documenta una fase fondamentale della riflessione di Biagetti sul tema del Sacro Cuore.

Fotografie d’archivio e opere perdute

Un’altra testimonianza preziosa proviene dall’album fotografico che Biagetti compilò per documentare la propria produzione artistica e che ho avuto modo di consultare e fotografare nei primi anni Duemila per gentile concessione della figlia del pittore Fiorenza Marconi.

Fra le immagini compare un Sacro Cuore a mezzo busto che l’artista stesso identifica come relativo alla pala eseguita per la chiesa di Lendinara. Cristo è raffigurato come Risorto, con le ferite ancora visibili nelle mani, mentre sopra il capo si raccolgono i cherubini.

La foto di un "Sacro Cuore" con l'appunto a mano di Biagetti che lo identifica come opera di Lendinara. Dall'archivio privato di Casa Biagetti
La foto di un “Sacro Cuore” con l’appunto a mano di Biagetti che lo identifica come opera di Lendinara. Dall’archivio privato di Casa Biagetti

Particolarmente interessante è l’orientamento del volto, che appare inclinato in direzione opposta rispetto al Sacro Cuore conservato nella chiesa di San Giacomo a Udine. Anche questo dettaglio conferma quanto l’artista fosse incline a rielaborare continuamente il medesimo soggetto, sperimentando nuove soluzioni compositive.

Queste fotografie assumono oggi un valore documentario straordinario perché consentono di ricostruire il processo creativo dell’artista e di seguire l’evoluzione delle sue idee.

Un enigmatico disegno a china

Tra i materiali più suggestivi emersi nel corso delle ricerche vi è anche un disegno a china su carta velina proveniente da collezione privata.

Si tratta di un’opera insolita per la produzione di Biagetti. Cristo è rappresentato con il torso scoperto, avvolto soltanto da un mantello che ricade dalla spalla. L’attenzione anatomica è notevole e rivela la solidità della formazione accademica dell’artista.

Al centro del petto risplende il Sacro Cuore. Nella mano compare invece un ramo d’ulivo.

Proprio quest’ultimo elemento induce a riflettere. L’ulivo è infatti simbolo di pace e riconciliazione e richiama immediatamente alcuni dei temi sviluppati nella Cappella Baiardi di Parma.

Pur in assenza di documenti che consentano un’attribuzione sicura, non è impossibile che questo foglio conservi memoria di idee maturate proprio durante l’elaborazione del programma parmense. La monumentalità della figura, il carattere glorioso del Cristo e il simbolismo dell’ulivo sembrano infatti dialogare con il messaggio di pace affidato da Biagetti al Sacro Cuore all’indomani della Grande Guerra.

Biagio Biagetti, Sacro Cuore, disegno a china su velina, ante 1919 (?), collezione privata
Biagio Biagetti, Sacro Cuore, disegno a china su velina, ante 1919 (?), collezione privata

Il ramo d’ulivo, già presente in altre opere dedicate al Sacro Cuore, sembra assumere qui un ruolo centrale, trasformandosi in un esplicito simbolo di pace e riconciliazione.

Loreto e la maturità della ricerca sulla luce

Il tema del Sacro Cuore accompagnò Biagetti anche a Loreto, dove l’artista tornò sul soggetto in momenti molto diversi della propria carriera. Una prima versione fu realizzata nel 1915, mentre una seconda venne eseguita nel 1947, negli ultimi mesi della sua vita. Questo dato è particolarmente significativo perché mostra come il Sacro Cuore abbia attraversato l’intero arco della sua maturazione artistica.

Nell’opera del 1947 la figura di Cristo è inserita entro una solenne architettura. Dietro il Salvatore compaiono angeli adoranti inginocchiati in preghiera, mentre una grande croce luminosa si apre alle sue spalle.

Dal Cuore sgorgano insieme luce e sangue, a sottolineare il legame tra il sacrificio della Passione e la gloria della Resurrezione.

Particolarmente significativo appare l’impiego della luce. Attorno all’aureola si percepiscono infatti quegli effetti divisionisti che costituiscono uno dei caratteri più originali della fase matura di Biagetti.

Il ritorno al tema del Sacro Cuore nel 1947 assume un significato particolare se confrontato con la prima versione lauretana del 1915. A distanza di oltre trent’anni, Biagetti ripropone infatti uno dei soggetti che più lo avevano accompagnato nel corso della vita, ma lo fa con un linguaggio ormai pienamente maturo, nel quale la luce diventa protagonista assoluta.

Biagio Biagetti, Sacro Cuore, olio su tela, Loreto, Palazzo Apostolico
Biagio Biagetti, Sacro Cuore, olio su tela, Loreto, Palazzo Apostolico

In quegli anni l’artista era pienamente consapevole dell’età avanzata e guardava con lucidità alla propria esistenza. Nel diario del 1947, segnato dalla malattia e a pochi mesi dalla morte, proprio mentre dipingeva il Sacro Cuore destinato alla Casa del Clero di Loreto, si legge: «Sono un vecchio rottame che naviga verso l’ultimo porto. (…) Pregherò sempre Iddio di farmi ognor preparato al distacco supremo, elevando sempre più il mio spirito verso il mondo che non avrà fine». E ancora: «Mi convinco sempre più d’essere irreparabilmente vecchio e della necessità di calar le vele».

Letta alla luce di queste parole, l’ultima interpretazione del Sacro Cuore assume quasi il valore di un testamento spirituale. La luce che promana dal Cristo risorto non appare più soltanto come una soluzione pittorica maturata nel corso degli anni, ma come l’espressione di una fede che accompagna l’artista nell’ultima stagione della sua vita e che guarda oltre il tempo presente verso la speranza dell’eternità.

È interessante osservare come alcuni elementi presenti nel disegno di Pollenza — soprattutto l’inquadramento architettonico della figura di Cristo — sembrino trovare una possibile evoluzione proprio nelle soluzioni adottate a Loreto. Ancora una volta emerge un artista che non si limita a replicare formule consolidate, ma che sviluppa nel tempo una riflessione coerente e personale.

Il Cuore di Cristo come sorgente di luce

Osservate nel loro insieme, le opere dedicate al Sacro Cuore consentono di cogliere uno degli aspetti più originali dell’arte di Biagetti.

Il vero protagonista non è soltanto il cuore trafitto di Cristo, ma la luce che da esso promana.

Una luce che a Parma consola il dolore dei caduti e annuncia la pace. Una luce che a Lendinara collega la Natività all’Eucaristia. Una luce che attraversa studi preparatori, fotografie e dipinti accompagnando l’intera vicenda creativa dell’artista.

In un’epoca segnata da guerre, paure e divisioni, Biagetti individuò nel Sacro Cuore non soltanto un tema devozionale, ma una potente immagine di speranza.

Forse è proprio questa la ragione per cui, a distanza di quasi un secolo e celebrando ancora oggi la festa del Sacro Cuore di Gesù, queste immagini continuano a parlarci con sorprendente attualità. Nel cuore luminoso del Cristo risorto Biagetti riconobbe il simbolo di un amore capace di contenere e vincere il dolore, illuminare la storia e aprire all’uomo una prospettiva di pace.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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