L’avvio del cantiere riporta l’attenzione su uno dei primi lavori di Biagio Biagetti, eseguito per la famiglia Leopardi agli inizi del Novecento.
Dopo anni di attesa sono ufficialmente iniziati i lavori di restauro della chiesa di San Leopardo a Recanati, uno dei luoghi più significativi della memoria religiosa, artistica e culturale del territorio. La benedizione del cantiere, avvenuta il 30 giugno scorso alla presenza del vescovo di Macerata mons. Nazzareno Marconi, del Commissario straordinario per la ricostruzione Guido Castelli, del sindaco Emanuele Pepa, della contessa Olimpia Leopardi e dei rappresentanti della Soprintendenza, segna l’inizio di un percorso che porterà al miglioramento sismico dell’edificio e alla messa in sicurezza dei suoi apparati decorativi. L’intervento, finanziato con oltre 935 mila euro nell’ambito della ricostruzione post-sisma, dovrebbe concludersi nel giugno del 2028.

Una delle prime opere di Biagio Biagetti
La notizia assume un particolare rilievo non solo per la comunità recanatese e per il profondo legame che questa chiesa conserva con la famiglia Leopardi, ma anche per la storia dell’arte marchigiana. San Leopardo custodisce infatti una delle prime opere di Biagio Biagetti (1877-1948), destinato negli anni successivi a ricoprire incarichi di primo piano nei Musei Vaticani e a divenire una delle figure più autorevoli dell’arte sacra italiana del Novecento.
La chiesa di San Leopardo non rappresenta soltanto un importante luogo di culto del territorio recanatese, ma è anche profondamente intrecciata alla storia della famiglia Leopardi. Secondo una consolidata tradizione, proprio dal culto di san Leopardo, vescovo di Osimo nel IV secolo, deriverebbe il cognome della famiglia del poeta, circostanza che conferisce a questo luogo un particolare valore identitario per la città.
Una committenza di Casa Leopardi
La lunetta del portale d’ingresso fu realizzata nei primi anni del Novecento, quando la cappella era stata restaurata su progetto dell’architetto Gaetano Koch, autore, tra l’altro, del Palazzo della Banca d’Italia e dell’Esedra di Piazza della Repubblica a Roma. La commissione, affidata dai conti Leopardi, rappresentò una delle prime significative occasioni professionali del giovane Biagetti, allora poco più che venticinquenne. Alla sua mano appartiene la lunetta esterna, mentre le decorazioni interne furono eseguite successivamente da altra mano.

Lo stile di Ludovico Seitz
La composizione, di gusto medievaleggiante e profondamente influenzata dalla formazione ricevuta presso Ludovico Seitz, raffigura la Madonna in trono con il Bambino al centro di un prezioso fondo oro decorato da motivi floreali stilizzati, affiancata da due angeli adoranti. Le quattro figure, caratterizzate da eleganti nimbi gemmati, sono costruite secondo un rigoroso equilibrio compositivo. Maria, avvolta in una veste scura riccamente decorata e in un ampio manto azzurro, fissa lo sguardo verso l’osservatore mentre sorregge il Figlio, rappresentato nell’atto di benedire e di reggere il globo crociato, simbolo della salvezza del mondo. Gli angeli, dalle ali leggere e quasi trasparenti, accompagnano con il loro movimento la curvatura della lunetta, guidando naturalmente l’occhio verso il fulcro della composizione.
L’opera appartiene ancora alla fase giovanile dell’artista e riflette pienamente la cultura figurativa nazarena trasmessagli da Seitz: il gusto bizantineggiante, la preziosità decorativa e la severità delle forme concorrono a creare un’immagine di intensa spiritualità. Allo stesso tempo, tuttavia, vi si colgono già quei caratteri di sensibilità e di equilibrio compositivo che accompagneranno tutta la successiva produzione di Biagetti.
Una buona promessa
Molti anni dopo, ripensando a quella lunetta ormai lontana nel tempo, lo stesso artista ne lasciò un giudizio sorprendentemente affettuoso. Rivedendola dopo decenni, annotò infatti:
«Non avevo più visto quel mio primo lavoro; e debbo dire che ne ho ricevuto ottima impressione, per la bella composizione, la delicatezza del colore e della fattura e per la dolcissima espressione della Madonna e del Bambino. Ne sono proprio soddisfatto! Avevo appena venticinque anni; e quella lunetta è più di una buona promessa!».
Sono parole che rivelano non soltanto la soddisfazione dell’artista per uno dei suoi primi lavori, ma anche la consapevolezza di aver posto, proprio a Recanati, le basi di un percorso destinato a svilupparsi nelle grandi imprese decorative e nei prestigiosi incarichi vaticani degli anni successivi.

L’urgenza del restauro
Negli ultimi anni la lunetta ha purtroppo subito un progressivo degrado, aggravato dall’esposizione agli agenti atmosferici e dagli effetti del sisma del 2016. Durante un sopralluogo compiuto nel corso delle mie ricerche ho potuto constatare come il volto della Vergine fosse ormai quasi completamente perduto, lasciando emergere con evidenza la fragilità di un’opera che costituisce una testimonianza preziosa degli esordi di Biagetti.
Per questo motivo l’avvio del cantiere rappresenta una prospettiva importante. Oltre agli interventi di consolidamento strutturale della chiesa, il progetto prevede infatti la messa in sicurezza degli apparati decorativi, aprendo la concreta possibilità di restituire stabilità e leggibilità anche alla lunetta del giovane Biagetti.

Una nuova partenza
Nel comunicato diffuso in occasione dell’apertura del cantiere, il Commissario Guido Castelli ha ricordato come ricostruire significhi anche «conservare la memoria e la bellezza dei nostri territori», mentre il vescovo Nazzareno Marconi ha sottolineato il valore religioso, storico e identitario della chiesa di San Leopardo. La contessa Olimpia Leopardi ha infine espresso l’auspicio che questo intervento possa rappresentare un punto di partenza per la valorizzazione dell’intero complesso legato alla memoria della famiglia Leopardi.

A questo auspicio non si può che unirsi. Il recupero della chiesa di San Leopardo rappresenta un’importante occasione per restituire alla comunità un luogo profondamente legato alla storia di Recanati e della famiglia Leopardi, ma anche per conservare una delle testimonianze più significative della prima attività di Biagio Biagetti. Sarà interessante seguire le diverse fasi del restauro, nella speranza che questo delicato intervento possa restituire nuova leggibilità a un’opera che lo stesso artista considerava, con affetto e orgoglio, «più di una buona promessa».
Biagio Biagetti: una figura da riscoprire

Per chi desidera approfondire la figura di Biagetti e il suo immenso contributo alla cultura artistica e religiosa del Novecento, è disponibile una ricca biografia online curata da Paolo Ondarza, che ripercorre la sua attività di pittore, restauratore e intellettuale cattolico.
A completamento di questo lavoro di riscoperta è stato recentemente pubblicato anche il volume:
“Biagio Biagetti. Arte sacra e restauro nel primo Novecento”, sempre a firma di Paolo Ondarza.
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