I santi «non devono essere dei ritratti». Biagio Biagetti e il volto della santità

B. Biagetti, affresco, Chiesa di San Giacomo, Udine
B. Biagetti, affresco, Chiesa di San Giacomo, Udine

Oct 27, 2026 ·

Come si dipinge un santo?

L’ormai porssima festa di Tutti i Santi pone a chi fa arte sacra una domanda antica: come si dà un volto a chi ha già varcato la soglia del Cielo? Biagio Biagetti se la pose per tutta la vita, da pittore e da teorico, e la risposta la affidò ai suoi taccuini prima ancora che alle pareti delle chiese.

La sua è una risposta che può sembrare paradossale: per rendere vicini i santi, non bisogna farne dei ritratti. Proprio da qui conviene partire per rileggere, in questi giorni, alcune delle sue opere.

Dagli appunti del pittore

«I santi non devono essere dei ritratti», annota Biagetti. «La pittura religiosa rappresenta fatti, allegorie, immagini sacre. Un profeta, un angelo, la Vergine, Gesù, ecc., vanno raffigurati in senso impersonale; essi sono figure che a noi interessano sommamente quali esseri superiori, lontani dalle contingenze e dalle debolezze umane». Ne deduce che vadano dipinti «in forme non realistiche, o come ritratti».

L’esempio che sceglie è quasi ironico: è inutile, scrive, «pingere quali angeli biondi fanciulli con ali appiccicate d’uccello; l’angelo è qualche cosa di evanescente e di impersonale». E davanti al volto di Cristo la mano del pittore deve fermarsi: «Non senti o pittore la povertà dei tuoi mezzi di fronte a cose sì eccelse?».

Angeli in volo. Disegno su carta. Collezione privata
Angeli in volo. Disegno su carta. Collezione privata

Non è un rifiuto della natura. Per Biagetti il vero resta «mezzo e non fine»: l’artista deve esserne «amorevole discepolo e non schiavo». Ma l’arte religiosa, precisa, «sgorga da un’emozione particolare dell’anima contemplante gli arcani e le bellezze della fede», e nessun «volgare modello» può prestarle la sua veste. Nel 1921, mentre dipinge la Cappella Baiardi a Parma, saluta come una liberazione il poter esprimere il proprio pensiero «senza l’incomoda presenza del volgare modello».

Sulla stessa linea si muoveva l’amico Celso Costantini, con un’immagine che vale la pena ricordare a Ognissanti: «Il corpo non è che una lampada in cui arde la fiamma. La fiamma viva rappresenta la santità. Se questa è spenta, la parte fisica ha ben poca importanza». L’artista, aggiungeva, deve avvicinare a noi i santi, «ma tenendoli avvolti in un’atmosfera di elevazione soprannaturale».

C’è poi una lezione che non sta nei trattati ma nella memoria. Del maestro Ludovico Seitz, visto all’opera sui ponteggi di Loreto, Biagetti ricordava che «non si accingeva al lavoro se prima non aveva pregato, prono sui gradini della S. Casa e quando doveva dipingere visi di eccezionale importanza, ascoltava prima la Messa». Dipingere un santo cominciava, insomma, in ginocchio.

L. Seitz, B. Biagetti, Cappella di Santo Stefano, Basilica di Sant'Antonio, Padova
L. Seitz, B. Biagetti, Cappella di Santo Stefano, Basilica di Sant’Antonio, Padova

Una galleria di santi

La prima santa di Biagetti è una martire romana. Nella pala di Sant’Agnese per la cappella di Stella Viae, sulla via Nomentana (1906-07), la giovane non ha i tratti di una modella: sembra librarsi, in posa estatica, con il gesto dell’orante paleocristiana, mentre ai suoi piedi ardono fuochi come incensieri e salgono steli di gigli. Per riempire una tela «un po’ tozza» con una sola figura, il pittore la avvolge in un loggiato che, come lui stesso scrive, deriva «dalle architetture di Melozzo da Forlì».

B. Biagetti, Sant'Agnese, Stella Viae School, Roma
B. Biagetti, Sant’Agnese, Stella Viae School, Roma

Nella Cappella Slava di Loreto (1912-13) i santi sono invece narratori. Cirillo e Metodio predicano, battezzano, traducono la liturgia, difendono la propria opera davanti al Papa. Biagetti rivendica «la ricerca dei tipi, l’espressione delle fisionomie» e confessa le sue «preferenze» per San Cirillo che compone l’alfabeto slavo, chiuso nel suo studio come il Sant’Agostino di Carpaccio. La santità qui ha la forma del lavoro intellettuale e missionario.

B. Biagetti, Cappella Slava, Storie dei santi Cirillo e Metodio, Basilica della Santa Casa, Loreto
B. Biagetti, Cappella Slava, Storie dei santi Cirillo e Metodio, Basilica della Santa Casa, Loreto

Nei mosaici di Santa Croce al Flaminio la strada è opposta: la semplificazione. Nell’abside della Madonna (1918) la Vergine in trono è circondata dalle sante Elena, Anna, Elisabetta e Caterina da Siena, «in una ricca fioritura di gigli».

B. Biagetti, Madonna in trono e sante, Basilica di Santa Croce al Quartiere Flaminio, Roma
B. Biagetti, Madonna in trono e sante, mosaico, Basilica di Santa Croce al Quartiere Flaminio, Roma

Per la Vergine, scrive, «ho voluto ridurre lo stile pittorico all’essenziale», guardando ai marchigiani del Trecento Allegretto Nuzi e Francescuccio Ghissi. Nella vicina cappella di San Giorgio (1915) il santo cavaliere è affiancato da sei fanciulle-virtù ispirate alle teorie di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna: la santità è tradotta in Castità, Carità, Umiltà, Obbedienza, Fedeltà, Nobiltà.

B. Biagetti, Cappella di San Giorgio, mosaico, Basilica di santa Croce al quartiere Flaminio
B. Biagetti, Cappella di San Giorgio, mosaico, Basilica di santa Croce al quartiere Flaminio

A Jesi, nella conca absidale del Duomo (1938), i santi diventano corona del Risorto: Francesco d’Assisi, Settimio, Floriano e Romualdo. Biagetti li dipinge mentre l’Europa scivola verso la guerra, e il diario lo registra: «Oggi ho eseguito la testa di San Francesco, mentre ho già fatto la testa di Floriano e quella di Settimio. Domani eseguo l’ultima, cioè di San Romualdo. Ma quale tristezza mi fascia l’anima». I volti dei santi nascono, giorno dopo giorno, dentro una preghiera per la pace.

B. Biagetti, San Settimio, affresco, abside del Duomo di Jesi
B. Biagetti, San Settimio, affresco, abside del Duomo di Jesi

E c’è un santo dipinto tra la gente. Per la chiesetta di Campodonico di Fabriano (1938-39), su richiesta dell’amico don Rinaldo Massei, «il parroco di montagna», Biagetti colloca Sant’Antonio di Padova davanti al paesaggio di quel borgo appenninico: campi coltivati, una staccionata, il volo delle rondini. Il santo francescano abita lo stesso spazio dei montanari che lo pregano. Per quella pala e per la Madonna di fronte il pittore chiese un compenso che lui stesso definì «irrisorio».

Da Biagio Biagetti, ipotesi di ricostruzione dell'immagine di SantAntonio dalla pala custodita nella Chiesa di Campodonico
Da Biagio Biagetti, ipotesi di ricostruzione dell’immagine di SantAntonio dalla pala custodita nella Chiesa di Campodonico

Un santo conosciuto di persona

Tra i santi dipinti da Biagetti uno lo conobbe in carne e ossa. Nel presbiterio del Duomo di Treviso il Capitolo gli chiese di celebrare Pio X, già alunno di quel seminario e canonico di quella cattedrale. Ne nacquero due vasti trittici, il «Magistero pontificio» e l’«Instaurare omnia in Christo», eseguiti tra il 1914 e il 1920 con la lunga pausa imposta dalla guerra.

B. Biagetti, Apoteosi di San Pio X, affresco, Duomo di Treviso
B. Biagetti, Apoteosi di San Pio X, affresco, Duomo di Treviso

Prima di partire per Treviso, Biagetti mostrò i bozzetti al Papa. Pio X si compiacque e, sapendolo in partenza, gli disse: «Beato voi che andate a godere le belle arie di Treviso!». Fu l’ultima volta che lo vide: in agosto, mentre il pittore dipingeva lo stemma pontificio in cima al primo trittico, il Papa morì.

Nel gruppo dei collaboratori attorno al Pontefice Biagetti osò inserire anche la propria effigie, «non certo perché mi reputassi degno di appartenere a sì eletta schiera», ma come segno della sua presenza di autore. Quarant’anni dopo, nel 1954, Pio XII avrebbe proclamato santo Giuseppe Sarto: e il pittore marchigiano si sarebbe ritrovato, ormai scomparso da sei anni, dipinto accanto a un santo degli altari.

B. Biagetti, san Pio X il Papa eucaristico, affresco, Duomo di Treviso
B. Biagetti, San Pio X il Papa eucaristico, affresco, Duomo di Treviso

La santità della porta accanto

Ognissanti non è però soltanto la festa dei santi canonizzati. È anche quella dei santi senza nome, e Biagetti ne aveva dipinto un ritratto collettivo già nel 1908, nella sala da pranzo di Casa Lucangeli a Porto Recanati.

B. Biagetti, la Sacra Famiglia, bozzetto per gli affreschi di casa Lucangeli, collezione privata
B. Biagetti, la Sacra Famiglia, bozzetto per gli affreschi di casa Lucangeli, collezione privata

La Sacra Famiglia prega attorno al desco, Giuseppe ha ancora il grembiule da falegname, le aureole sono appena accennate; dai lati salgono i contadini marchigiani con le primizie dei campi. Il divino si rivela nella semplicità di un pranzo.

B. Biagetti, l'istruzione del popolo di Dio, affresco, Duomo di Treviso
B. Biagetti, l’istruzione del popolo di Dio, affresco, Duomo di Treviso

E di santità domestica Biagetti parla anche quando ricorda la madre, Lucia Sorgentini, «donna santa indimenticabile, che mi educò cristianamente». Nei diari la chiama «la santa vecchietta»: a lei torneremo nel prossimo articolo.

B. Biagetti, S. Odilone, affresco, Chiesa san Giacomo, Udine
B. Biagetti, S. Odilone, affresco, Chiesa san Giacomo, Udine

Il ponte tra le due feste lo offre, del resto, lo stesso pittore. Sulla volta della cappella delle Anime Purganti a Udine, inginocchiato su una nuvola e appoggiato al bastone, c’è Sant’Odilone, abate di Cluny: il monaco che volle la commemorazione di tutti i defunti nel giorno successivo alla festa dei Santi. Da lui ripartiremo per il 2 novembre.

Biagio Biagetti: una figura da riscoprire

Il libro "Biagio Biagetti. Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento"
Il volume “Biagio Biagetti. Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento”

Per chi desidera approfondire la figura di Biagetti e il suo immenso contributo alla cultura artistica e religiosa del Novecento, è disponibile una ricca biografia online curata da Paolo Ondarza, che ripercorre la sua attività di pittore, restauratore e intellettuale cattolico.

A completamento di questo lavoro di riscoperta è stato recentemente pubblicato anche il volume:
“Biagio Biagetti. Arte sacra e restauro nel primo Novecento”, sempre a firma di Paolo Ondarza.

L’edizione è disponibile esclusivamente su Amazon in formato cartaceo, deluxe e ebook

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

B. Biagetti, affresco, Chiesa di San Giacomo, Udine
B. Biagetti, affresco, Chiesa di San Giacomo, Udine

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