A Roma la prima monografica dedicata ad Annibale Carracci

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Dopo il successo bolognese arriva a Roma la prima mostra monografica mai dedicata ad “Annibale Carracci”. L’esposizione, allestita al Chiostro del Bramante, è stata realizzata grazie a importanti prestiti di musei di tutto il mondo e ricostruisce, attraverso 120 opere, l’esperienza artistica di un protagonista dell’arte italiana tra Cinquecento e Seicento, sepolto al Pantheon vicino a Raffaello.

 Annibale_Carracci_-_The_Beaneater_-_WGA04408

“Noi altri Dipintori abbiamo da parlare con le mani” diceva Annibale, non solo il più famoso dei Carracci, ma anche colui che con Caravaggio divise il primato tra gli artisti del primo Seicento. Fondatore col fratello Agostino e il cugino Ludovico della “Accademia degli Incamminati”, diede vita ad un’arte lontana dalla ricercatezza manierista e dalla staticità della pittura della Controriforma: uno specchio del vero e, quindi, ogni volta diversa, anche stilisticamente. Il curatore Eugenio Riccomini:

 R. – La verità non è riconoscibile, è varia e quindi non si può, secondo Annibale, elaborare uno stile pittorico capace di rendere conto dei mille aspetti del mondo”.

 

'Boy_Drinking'_by_Annibale_Carracci,_1582-83.JPG Dal confronto col naturale scaturiscono le tele degli esordi: “Bambini che giocano con un gatto” e “Ragazzo che beve”. La maturità vede Annibale sperimentare il cromatismo dei veneti: dipinge la “Venere con il Satiro”, un omaggio a Tiziano e Veronese. A Roma, al servizio del cardinale Odoardo Farnese, coniuga negli affreschi di Palazzo Farnese natura e ideale, classicismo e verità, ma conosce anche la frustrazione di non essere degnamente valorizzato dal proprio committente: uno stato d’animo, questo, che lo porta alla depressione e lentamente all’inoperosità, culminante nella morteClaudio Strinati, direttore del polo museale romano:

 R. – Annibale era un uomo che doveva essere in preda a stati, che oggi definiremmo, di nevrosi e questo lo sivede nel modo di trattare gli allievi, come si comporta con i committenti, come lavoro.

 D. – E come si riflette nelle sue opere?

 R. – Pur avendo un suo stile inconfondibile e personale, lo applica in modi spesso molto diversi. Talmente diversi che gli stessi storici di oggi non capiscono come interpretarlo. E’ enigmatico.

 Annibale_Carracci,_Hercules_at_the_Crossroads,_brighter.jpg

 “Nuovo Raffaello” lo chiameranno i pittori del ‘600 che da tutta Europa giungevano a Roma per studiarne le opere.  Ancora Riccomini:

 R. – Tutti venivano a Roma e dove andavano a trovare un bel nudo di vecchio, un bel nudo di giovane atleta? Il pittore che più di tutti poteva loro insegnare era Annibale Carracci, perché riuniva in sé le virtù cromatiche dei veneti e l’abilità  disegnativa dei toscani e dei romani.

 Oltre a quadri di elevato prestigio come la “Pietà” di Capodimonte, la mostra è dotata di un ricco apparato grafico e ospita al suo interno opere di piccolo formato, ma di finissima qualità artistica come l’“Adorazione dei pastori” proveniente dal Louvre.

Allegoria_fluviale,_Annibale_Carracci_001.JPG

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

Informazioni Utili

Articoli Correlati