Alzheimer. La diagnosi è diritto del paziente

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Ricorre oggi la IX Giornata Mondiale della malattia di Alzheimer, coordinata dalla rete internazionale di associazioni “Alzheimer’s Disease International”, quest’anno sul tema : “Vecchiaia o malattia? Riconoscere per  tempo i sintomi della demenza. La malattia di Alzheimer consiste in un processo degenerativo che distrugge lentamente e progressivamente le cellule del cervello, colpendo principalmente le funzioni mentali per poi lentamente degenerare in sintomi sempre più evidenti che interferiscono con le  attività quotidiane più semplici. Oggi si ritiene che la malattia colpisca sia persone al di sopra dei 65 anni che quelle più giovani. Ma ci sono individui particolarmente a rischio? Paolo Ondarza lo ha chiesto a  Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia.

 

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R. – Fattore di rischio certo è l’avanzamento dell’età. Ci sono alcune famiglie – è una percentuale molto bassa – che hanno un particolare tipo di malattia di Alzheimer familiare – che insorge, però, in età molto giovanile, 40-45 anni.

 

D. – Si tratta di una malattia ereditaria?

 

R. – Questa piccola percentuale è ereditaria, per cui ci sono il 50 per cento di possibilità di ammalarsi, ma la stragrande maggioranza della malattia di Alz-heimer, quindi più dell’95%, avviene per caso.

 

D. – – Si può prevedere?

 

R. – Non si può prevedere. E’ come se il cervello riuscisse ad adeguarsi alle perdite che ha e non ti fa capire che hai questa malattia.

 

D. – A questo proposito quali sono gli ultimi traguardi raggiunti dalla ricerca?

 

R. – Siamo ancora a farmaci sintomatici. Non c’è un farmaco che risolva, che guarisca la malattia. Ogni momento porta dei cambiamenti. Si sa sempre un po’ di più, però man mano che lei sa di più capisce maggiormente quanto sia complessa la cosa. L’ultimo anno si è puntato molto sulla diagnosi precoce per cercare di evidenziare quelli che sono i danni al cervello il più precocemente possibile. Poi ci sono degli studi che indicano che lo stile di vita potrebbe avere influenza. Ma sono tutti studi epidemiologici.

 

D. – Il malato non sempre è cosciente di essere malato di Alzheimer?

 

R. – Questa è la domanda. Direi la domanda con la D maiuscola. I malati di Alz-heimer pensano? Forse pensano in un modo diverso dagli altri, ma pensano.

 

D.  – La persona dovrebbe essere informata della diagnosi?

 

R. – Avere la diagnosi dovrebbe essere un diritto del malato. Certo è una diagnosi estremamente difficile e dolorosa. Lei può immaginare come per una persona di 55-60 anni sarebbe importante che prepararsi a quello che poi gli avverrà.

 

D. – Importante è poi anche l’atteggiamento di chi vive vicino al malato?

 

R. – Il malato non è uno, ma è tutta la famiglia. Prima di tutto perché questa non riesce ad accettare di trovarsi con un’altra persona. Poi c’è il problema non solo affettivo, emozionale, psicologico, ma pratico, perché occorre una supervisione 24 ore al giorno. Ho avuto la mamma malata di Alzheimer, una volta, alzandomi al mattino,ho trovato il soggiorno coperto dai panni tolti dalla lavatrice della notte. Sono delle cose che ti fanno ridere! Si immagini il controllo che si deve avere con una persona di questo genere.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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