Assisi. Dopo il terremoto risorge il san Girolamo di Giotto

“Il Cantiere dell’Utopia, ancora”. E’ questo il titolo del Convegno Internazionale di Studi organizzato da oggi 26 settembre per tre giorni consecutivi, nella Sala Romanica del Sacro Convento di Assisi dal ministero per i Beni e le Attività Culturali. Al centro delle giornate di studio la giottesca lunetta di San Girolamo che, in occasione del 5° anniversario dal sisma che colpì Umbria e Marche, torna al proprio posto sulla volta della basilica superiore nella città di San Francesco.

Centinaia le scosse che nel terremoto di quel fine settembre 1997, si susseguirono fino a raggiungere il nono grado della scala Mercalli. Ingenti i danni provocati in Umbria e Marche, ma, grazie alla mobilitazione immediata di oltre 10.000 uomini tra forze dell’ordine e volontari, la ricostruzione è ora giunta al rush finale: in Umbria, secondo i dati diffusi dalla Regione, il 62% della popolazione è tornato nelle proprie case, mentre il 32% non vive più nei container, ma può usufruire di un alloggio alternativo. Delle oltre mille famiglie senzatetto delle Marche invece, solo 29 sono ancora alloggiate nei moduli abitativi provvisori.

26 settembre 1997, ore 11.42, dopo la scossa delle prime ore della notte, in Umbria e Marche la terra torna a tremare. La televisione diffonde immagini di forte violenza e sgomento per il mondo cristiano e non: parte della volta della basilica superiore di san Francesco in Assisi crolla uccidendo 4 persone: due francescani, un frate e un postulante, e due tecnici della soprintendenza. Le condizioni della basilica, ritenuta universalmente crocevia di idee e fermenti estetici, nonché snodo di impareggiabile importanza per gli esiti dell’arte italiana post XIII secolo, risultano irrimediabilmente compromesse:  due vele del soffitto, mirabilmente affrescato, una, verso l’altare, raffigurante San Girolamo di quasi certa paternità giottesca e l’altra con il san Matteo di Cimabue, situata verso l’ingresso della Basilica, sono ridotte in pochi minuti in una nuvola di polvere colorata. Gli esperti dichiarano impossibile sanare una tale ferita, ma alcuni studiosi dell’ICR, l’Istituto Centrale del Restauro di Roma, continuano a sperare.

Le speranze erano fondate ed oggi con l’inaugurazione della vela di san Girolamo, l’utopia si è fatta realtà. Dei 36 metri quadrati dell’intera vela, 50 mila frammenti rinvenuti, costituenti circa il 70% della superficie distrutta, sono stati ricollocati in situ. Un grande traguardo che va a sommarsi ai successi degli ultimi due  anni conseguiti sempre dall’ICR e riguardanti la rimessa in opera nel 1999 dei Santi Rufino e Vittorino, e degli altri sei Santi dell’arcone ricomposti in occasione del quarto anniversario del sisma.

Per festeggiare l’evento i frati del Sacro Convento di Assisi  hanno organizzato nel contesto delle giornate di studio sui risultati dei restauri alcuni momenti corali di preghiera per le vittime del sisma, scanditi dalla preghiera delle lodi mattutine e dalla celebrazione eucaristica della sera. Così padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento, spiega il significato dell’evento per la fraternità francescana di Assisi.

“L’arte è la strada della bellezza che ci permette di percepire la bellezza che è Dio”.

Ma la sfida del cantiere dell’utopia non è ancora finita. Come sarà illustrato in questi giorni nel convegno organizzato dal professor Giuseppe Basile, dell’ICR, resta da attuare la ricomposizione dei 120 mila frammenti della vela di San Matteo di Cimabue.  Un compito difficile come commenta ai nostri microfoni il professor Basile.

“Purtroppo, i dipinti di Cimabue sul muro non sono arrivati in buone condizioni. Sono diventate delle larve di quello che dovevano essere all’origine. Di conseguenza, anche l’attività di riconoscimento dei frammenti sarà molto più difficile”.

Per conseguire tale scopo, accelerare le operazioni  e guadagnare tempo, l’Istituto Centrale si servirà di un archivio virtuale in maniera tale da non dover maneggiare direttamente i minuscoli frammenti, ma le immagini al computer di questi. Si tratta di un’esperienza senza precedenti al mondo che, come lasciano pensare i presupposti, porterà ad una più sicura gestione e conservazione del patrimonio artistico internazionale.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

Informazioni Utili

Articoli Correlati