Sopprimere o manomettere la vita umana: è contrario all’amore umano. Così Benedetto XVI nel suo intervento di apertura, ieri sera a San Giovanni in Laterano in Roma, del Convegno diocesano sul tema “Famiglia e comunità cristiana: formazione della persona e trasmissione della fede”. Presenti parroci, sacerdoti, religiosi e laici impegnati nelle associazioni e movimenti della Chiesa di Roma. Una tre-giorni di lavori che si concluderà giovedì con l’intervento del cardinale vicario Camillo Ruini. A seguire l’evento per noi, c’era Paolo Ondarza.
L’importanza della testimonianza di famiglie cristiane, per riaffermare l’intangibilità della vita umana dal concepimento al suo termine naturale e la necessità di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli. Punti centrali nel lungo discorso di Benedetto XVI in una gremita Basilica lateranense:
“Nell’uomo e nella donna la paternità e la maternità, come il corpo e come l’amore, non si lasciano circoscrivere nel biologico: la vita viene data interamente solo quando con la nascita vengono dati anche l’amore e il senso che rendono possibile dire sì a questa vita. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce”:
“Presupposto da cui partire – ha detto il Papa – rimane quello del significato, che il matrimonio e la famiglia rivestono nel disegno di Dio. Questi – ha continuato – non sono una costruzione sociologica casuale:
“Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il ‘matrimonio di prova’, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo”.
Presupposto dell’odierna mentalità relativista è che l’uomo possa fare di sé ciò che vuole. La sessualità umana non sta accanto al nostro esser persona, ma appartiene ad esso – ha detto il Papa. Solo quando la sessualità si è integrata nella persona riesce a dare un senso a se stessa. L’uomo è profondamente legato a Dio – ha aggiunto il Pontefice: Gli diventa simile nella misura in cui diventa qualcuno che ama. La volontà di “liberare” la natura da Dio conduce a perdere di vista la realtà stessa della natura, riconducendola a un insieme di funzioni, di cui disporre a piacimento per costruire un presunto mondo migliore.
Parole forti e stimolanti per laici e consacrati. A questi ultimi, il Papa ha affidato l’impegno a mantenersi degni della vocazione ricevuta e testimoni della gioia derivante dalla chiamata di Dio:
“Un ultimo messaggio che vorrei affidarvi riguarda la cura delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Sappiamo tutti – il vostro applauso lo conferma – quanto la Chiesa ne abbia bisogno!”.
A tutti il Papa ha ricordato l’impegno della preghiera: “Non deve mai mancare – ha detto – in ciascuna famiglia e comunità cristiana”.



