L’umiltà, via maestra del coraggio non della rinuncia. Benedetto XVI l’ha indicata questa mattina, celebrando la Messa sulla spianata di Montorso ai 500 mila giovani, partecipanti all’Agorà, che si concluderà nel pomeriggio. Il Papa ha invitato ad andare controcorrente, ad essere critici verso modelli di vita improntati all’arroganza, a preferire le vie alternative indicate dall’Amore vero. Ai giovani, il Santo Padre ha inoltre affidato il futuro del pianeta nel quale – ha detto – sono evidenti i segni di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i delicati equilibri della natura. Tra i presenti alla liturgia, il presidente della Conferenza episcopale italiana, l’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco, e il vicepremier italiano, Francesco Rutelli. Il servizio del nostro inviato a Loreto, Paolo Ondarza:

Prima che sia troppo tardi occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano ricreare una forte alleanza tra l’uomo e la terra. Celebrando l’Eucarestia di fronte ad una folla colorata e festosa di giovani sulla Piana di Montorso, Benedetto XVI rivolge un appello per il rispetto della natura, ventiquattr’ore dopo la Giornata nazionale per la salvaguardia del Creato promossa dalla CEI:
“Serve un sì deciso alla tutela del Creato e un impegno forte per invertire quelle tendenze che rischiano di portare a situazioni di degrado irreversibile”.
Dopo una notte trascorsa sotto le stelle, e la recita delle Lodi mattutine guidata dal presidente della CEI, l’arcivescovo Angelo Bagnasco, il popolo dell’Agorà – mezzo milione di giovani provenienti da tutta Italia e da Paesi europei e del Mediterraneo – ha accolto festosamente l’arrivo del Papa sotto un caldo sole estivo. “Gesù ha una predilezione per i giovani – ha detto il Pontefice – ne rispetta la libertà, ma non si stanca mai di proporre loro mete più alte per la vita: la novità del Vangelo e la bellezza di una condotta santa.
Ancora oggi, Dio cerca cuori giovani”. Da qui, un nuovo appello ad essere santi sull’esempio di Maria. Umiltà, via maestra, non solo virtù umana, ma modo di agire di Dio stesso che guardando l’umiltà della Vergine, rese in lei possibile l’impossibile. Ma si tratta di una virtù “fuori moda”: oggi – ha indicato il Papa – “l’umile è percepito come un rinunciatario, uno sconfitto”. Quindi, un appello ai giovani ad andare controcorrente, a non ascoltare le voci “interessate e suadenti che oggi da molte parti propagandano modelli di vita improntati all’arroganza e alla violenza, alla prepotenza e al successo ad ogni costo, all’apparire e all’avere, a scapito dell’essere”. Un’esortazione alla vigilanza e a coltivare uno spirito critico:

“Non abbiate paura, cari amici, di preferire le vie ‘alternative’ indicate dall’amore vero: uno stile di vita sobrio e solidale; relazioni affettive sincere e pure; un impegno onesto nello studio e nel lavoro; l’interesse profondo per il bene comune”.
I “lontani” dalla “mentalità del Vangelo” – ha spiegato Benedetto XVI – “hanno bisogno di vedere qualcuno che osi vivere secondo la pienezza di umanità manifestata da Gesù Cristo”. A tutti, il Papa ha indicato l’esempio dei Santi giovani: Francesco d’Assisi, Gemma Galgani, Gabriele dell’Addolorata, Maria Goretti e dei Santi “anonimi”, ma che non sono anonimi per Dio. “Non si può essere discepoli di Gesù se non si ama e non si segue la sua Chiesa, nostra famiglia”. La motivazione fondamentale che unisce i credenti in Cristo, ha detto il Papa, non è il successo ma il bene, un bene che è tanto più autentico quanto più è condiviso.
“Così, si edifica la città di Dio con gli uomini, una città che contemporaneamente cresce dalla terra e scende dal Cielo, perché si sviluppa nell’incontro e nella collaborazione tra gli uomini e Dio”.
Seguire Cristo – ha detto Benedetto XVI – comporta lo sforzo constante di dare il proprio contributo all’edificazione di una società più giusta e solidale. All’Angelus, il Papa ha indicato il legame profondo tra l’agorà – la piazza – dei tanti giovani a Montorso, luogo di incontro, dialogo e confronto, e la Santa Casa Lauretana, spazio del raccoglimento, del silenzio interiore, dove la Parola può essere accolta in profondità.
“Per portare Dio nella piazza, bisogna averlo prima interiorizzato nella casa, come Maria nell’Annunciazione. E viceversa, la casa è aperta sulla piazza: lo suggerisce anche il fatto che la Santa Casa di Loreto ha tre pareti, non quattro: è una Casa aperta: aperta sul mondo, sulla vita, anche su questa Agorà dei giovani italiani”.

Infine, l’invito del Papa ai giovani: “Nei momenti più importanti della vostra vita venite qui, almeno con il cuore, per raccogliervi spiritualmente tra le mura della Santa Casa”. “Allora diventerete veri testimoni di Dio nella società”. Poi, l’arrivederci a Sydney per la Giornata mondiale della gioventù del prossimo anno:
“Vi invito a prepararvi a questa grande manifestazione di fede giovanile, meditando il Messaggio che approfondisce il tema dello Spirito Santo, per vivere insieme una nuova primavera dello Spirito. Vi aspetto dunque numerosi anche in Australia, a conclusione del vostro secondo anno dell’Agorà”.
A 72 giovani italiani, il Papa ha affidato il mandato all’evangelizzazione, esteso poi a tutti i partecipanti.
E la “capitale spirituale dei giovani”, come è stata ribattezzata Loreto dal Papa, ha vissuto ieri pomeriggio fino a sera uno dei momenti più emozionanti, quando verso le 17.30, Benedetto XVI ha fatto il suo ingresso in papamobile nella piana di Montorso, tra le acclamazioni e lo sventolio entusiasta di 400 mila ragazzi e ragazze. Una serata arricchita dalle loro testimonianze e accompagnata dalla musica, ma soprattutto dalle sollecitazioni spirituali a tutto campo che Benedetto XVI ha rivolto con forza ai giovani che lo ascoltavano. Ritorniamo a quei momenti con il servizio del nostro inviato, Paolo Ondarza:
E’ un messaggio persuasivo che infonde coraggio quello di Benedetto XVI ai giovani convenuti in 400 mila a Loreto: un mandato a proclamare Cristo al mondo. Storie di periferia nelle parole dei giovani che hanno rivolto le loro domande al Santo Padre; storie di emarginazione e sofferenza, vite ferite buttate via nella droga, nella violenza e nell’amore usa-e-getta. Un monito alla famiglia e alla parrocchia, perché ritornino ad essere punti di riferimento per i giovani, nelle parole del Papa: “Secondo il progetto divino – ha detto Benedetto XVI – il mondo non conosce periferie”. Per Dio, siamo tutti al centro.
“E devo qui dire, si parla anche nella Chiesa spesso di periferia e di centro, che sarebbe Roma. Ma in realtà, nella Chiesa non c’è periferia perché dove c’è Cristo c’è tutto il centro. Dove si celebra l’Eucaristia, dove c’è un tabernacolo, è Cristo e quindi è il centro, e dobbiamo fare tutto perché questi centri vivi siano efficaci, presenti, e siano realmente una forza che si oppone a queste emarginazioni. La Chiesa viva, la Chiesa delle piccole comunità, la Chiesa parrocchiale, i Movimenti, dovrebbero formare centri nella periferia e così aiutare a superare le cose che la grande politica ovviamente non supera”.
Da qui, un appello alla legalità:
“E così anche noi dobbiamo formare dei centri di fede, di speranza e di amore e di solidarietà, di senso della giustizia, della legalità, di cooperazione: solo così può sopravvivere la società moderna. Ha bisogno proprio di questo coraggio di creare centri, anche se ovviamente non sembra esistere speranza. Contro queste disperazioni dobbiamo collaborare in grande solidarietà e fare il possibile perché cresca la speranza: gli uomini possono collaborare e vivere”.
Poi, un appello al cambiamento:
“Il mondo, lo vediamo, deve essere cambiato, ma è proprio la missione della gioventù di cambiarlo. Non lo possiamo solo con le nostre proprie forze, ma in comunione di fede, di cammino, in comunione con Maria, con tutti i Santi, in comunione con Cristo, possiamo fare qualcosa di essenziale”.
Alcuni giovani hanno presentato stasera paura e insicurezza, la mancanza di risposte talvolta anche da parte di sacerdoti, educatori, genitori. Il Papa, parlando a braccio ha risposto indicando Madre Teresa di Calcutta, che nella sua vicenda terrena conobbe il deserto, il silenzio di Dio.
“Da una parte, dobbiamo sopportare questo silenzio di Dio anche per poter capire i nostri fratelli che non conoscono Dio, per poi con il Salmo sempre gridare di nuovo a Dio: “Parla! Mostrati!”. E senza dubbio, nella nostra vita se il cuore è aperto e attento, possiamo trovare i grandi momenti dove realmente la presenza di Dio diventa sensibile per noi”.
Benedetto XVI ha indicato come, pur essendo silenziosa, la natura parla di Dio attraverso la bellezza:
“La bellezza della creazione è una delle fonti dove realmente possiamo toccare la bellezza di Dio, possiamo vedere che il Creatore esiste ed è buono, che è vero quanto la Sacra Scrittura dice nel racconto della Creazione: che Dio ha pensato e fatto con il suo cuore, con la sua volontà, con la sua ragione, questo mondo e lo ha trovato buono”.
Anche grandi raduni religiosi come quello di Loreto sono segno della presenza di Dio. Il Papa ha ricordato la recente visita in Brasile alla “Facenda de esperança”, comunità di recupero per tossicodipendenti; l’incontro con persone che in Dio hanno ritrovato la gioia di vivere. “La droga – ha detto – è una menzogna, non allarga la vita, la distrugge”. La piana ha dato vita ad un unico immenso abbraccio stretto dalla fede in Cristo: “A riunirci è stato lo Spirito Santo”, ha detto il Papa, più volte interrotto da applausi e acclamazioni.
Il Santo Padre si è reso prossimo ai tanti giovani nelle più svariate situazioni di gioia e sofferenza, di fede e incredulità. Un pensiero è andato a chi coltiva un sogno d’amore: “Attorno a noi, quanti fallimenti! Quante coppie chinano la testa, si arrendono, si separano! Quanti ragazzi hanno visto la separazione e il divorzio dei loro genitori”. “A tutti vorrei giungesse questa mia parola: il Papa è vicino”. “Cristo può colmare le aspirazioni più intime del vostro cuore!”. “Ci sono sogni irrealizzabili – ha chiesto – quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di Dio?”.
“A chi si trova in così delicate e complesse situazioni, vorrei dire questa sera: la Madre di Dio, la comunità dei credenti, il Papa vi sono accanto e pregano perché la crisi che segna le famiglie del nostro tempo non diventi un fallimento irreversibile”.
Commentando il Vangelo dell’Annunciazione narrato da Luca, Benedetto XVI ha invitato i giovani a confidare in Maria che per prima ha capito che nulla è impossibile a Dio. A chi aspira alla consacrazione religiosa, Benedetto XVI ha chiesto risposte generose. “La vita dedicata a Dio – ha detto – non è mai spesa invano”. Infine, un invito a partecipare alla GMG del 2008 a Sydney.
“Vorrei dare a voi giovani appuntamento a Sydney, dove tra un anno si terrà la prossima Giornata mondiale della gioventù. Lo so, l’Australia è lontana e per i giovani italiani è letteralmente all’altro capo del mondo… Preghiamo perché il Signore che compie ogni prodigio conceda a molti di voi di esserci. Lo conceda a me, lo conceda a voi. È questo uno dei tanti nostri sogni che questa notte pregando insieme affidiamo a Maria”.
Al termine della veglia di preghiera serale, il Pontefice ha raggiunto il Santuario di Loreto video-collegato con Montorso. Per i giovani, questa è la notte della contemplazione delle parole del Papa. La trascorreranno qui sulla spianata.
Subito dopo la Veglia con il Papa, Paolo Ondarza è sceso fra i giovani per raccogliere alcune impressioni a “caldo”. Eccone alcune:
D. – Cosa ti ha colpito di più delle parole del Papa, questa sera?
R. – L’incoraggiamento che ci ha dato nel seguire degli obiettivi ben precisi; di non perdere la speranza, perché c’è qualcuno con noi.
R. – L’amore per Gesù e la voglia di diventare santi…
R. – Ovviamente, la Madonna prima di tutto, che ci difende tutti e ci prepara…
R. – Pensavo che davvero, sì, la risposta ai problemi dei giovani è Gesù, che ti è sempre accanto, che ti aiuta a vincere la solitudine e l’ansia di questa vita moderna.
R. – A me, la parola che fondamentalmente mi ha colpito è che nulla è impossibile a Dio. Ogni progetto che pensiamo sia irrealizzabile, a sentire quello che ci ha detto oggi il Papa, in realtà lo possiamo realizzare.
D. – Cosa vi ha colpito di più delle parole del Papa, questa sera?
R. – La bellezza: che se hai Dio dentro, diventi anche una persona bella e puoi essere anche affascinante, avere il fascino di un testimone.
“Voi siete realmente la casa orante, viva, che qui rende presente questo sì della Madonna”, un “sì” che “realizzate giorno per giorno, e so che è anche una vita di sacrifici”. Con queste parole si è rivolto Benedetto XVI ai Padri Cappuccini e alle Monache di Loreto, subito dopo esseresi raccolto in preghiera nella Santa Casa. Il Papa ha ringraziato i religiosi e le religiose per il loro servizio spirituale e pastorale, che aiuta, ha detto, “tante persone a ritrovare Gesù” e a convertirsi all’amore di Dio.
Mancano dunque poche ore alla conclusione di questo grande raduno giovanile. Ma l’Agorà dei giovani italiani non si esaurisce con Loreto. La due giorni di Montorso è infatti solo una prima tappa del percorso triennale dedicato ai giovani dalla Conferenza episcopale italiana. Finalità di quest’anno è stato l’ascolto del mondo giovanile. Cosa è emerso? Paolo Ondarza lo ha chiesto a mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata:
R. – I giovani sono molto più in ricerca di quanto possiamo immaginare. Una proposta del Vangelo, di vita cristiana, di cammino spirituale non trova i giovani chiusi, anzi…
D. – I giovani sanno di potersi rivolgere alla Chiesa?
R. – Dobbiamo onestamente ammettere che la Chiesa fa una certa fatica nel stabilire un rapporto dinamico, costruttivo con i giovani. Sono venuti meno alcuni luoghi privilegiati di incontro e di dialogo con i giovani come potevano essere gli oratori, come poteva essere un associazionismo molto diffuso e radicato, come poteva essere in parte la scuola cattolica, fortemente ridimensionata… Le stesse parrocchie, pur percependo questa attesa dei giovani, non riescono ad incontrarli o per lo meno a creare un rapporto stabile. Proprio per questi motivi, la Chiesa italiana non ha proposto iniziative estemporanee ma un cammino di tre anni. La Chiesa deve aiutare i giovani a non cadere nella malattia del nostro tempo, che è il relativismo, cioè pensare che in fondo tutte le cose si equivalgono. Benedetto XVI offre loro un approccio molto affascinante e i giovani lo percepiscono.
D. – Il fatto che abbiano scelto in tanti di partecipare a Loreto può forse anche testimoniare che desiderano stare vicino al Papa, il quale più volte ha sottolineato questo amore per la verità…
R. – Al di là delle semplificazioni che a volte i media fanno, i giovani colgono le parole e rimangono affascinati da questa sfida che Benedetto XVI ha lanciato al relativismo del nostro tempo e ad una visione della vita non contrassegnata dai valori, dagli elementi forti anche della fede. Quindi, la sua proposta mi sembra che arrivi secondo le caratteristiche che gli sono proprie, secondo lo stile di Benedetto XVI, ma arrivi veramente anche al cuore dei giovani di oggi.



