“Rientro a Roma dopo aver visitato solo due luoghi della vostra meravigliosa terra. Ma con la preghiera ho desiderato abbracciare tutti gli spagnoli, senza eccezione alcuna”. Sono parole pronunciate dal Papa ieri sera, durante la cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale di Barcellona, alla presenza dei re di Spagna e dell’arcivescovo di Barcellona, il cardinale Sistach. Poco prima, la visita all’Obra Benefico Social del Nen Deu, dove Benedetto XVI ha auspicato che gli sviluppi nel campo medico non vadano mai a discapito del rispetto della vita e della dignità umana. Prima della partenza per Roma, in aeroporto un breve incontro privato con il premier spagnolo Zapatero. Il servizio del nostro inviato a Barcellona Paolo Ondarza.
(Canto bimbi Nen Deu)
Un incontro gioioso e commovente ha chiuso il 18.mo viaggio apostolico di Benedetto XVI in Spagna. Il Papa è stato introdotto nell’intimità familiare del Nen Deu, un istituto che dal 1892 a Barcellona significa “casa” per i piccoli pazienti disabili che lo abitano con le loro famiglie. Queste ultime – come ricordato dalla superiora responsabile della comunità suor Maria Rosario – pur nelle difficoltà hanno detto “sì alla vita”. Incontrando la comunità dell’Obra Benefico Social, il Papa ha voluto esprimere riconoscenza alle autorità e a tutti coloro che sostengono entità assistenziali di questo tipo, invitando nel contempo a non stancarsi mai nel servire il prossimo:
“En aquests moments, en els quals moltes llars…
In questi momenti, in cui molte famiglie sperimentano serie difficoltà economiche dobbiamo moltiplicare, come discepoli di Cristo, i gesti concreti di solidarietà, tangibile e continua, mostrando così che la carità è il distintivo del nostro essere cristiani”.
Per il cristiano – ha spiegato Benedetto XVI – ogni uomo è un vero santuario di Dio, che deve essere trattato con sommo rispetto e affetto, soprattutto quando si trova nel bisogno e nella malattia. “Tutto quello che avrete fatto a uno solo di questi miei piccoli, l’avete fatto a me”: le parole di Gesù – ha proseguito – hanno spinto molti figli della Chiesa a dedicare la vita ai malati e ai diversamente abili. E se nella cura molto hanno contribuito i progressi della medicina – ha ammonito il Papa – è bene che questi non vadano mai a detrimento del rispetto per la vita e la dignità umana. In questo modo – ha proseguito – coloro che soffrono disabilità psichiche o fisiche potranno ricevere l’amore e l’attenzione e così sentirsi valorizzati come persone.
Toccante la testimonianza di una delle piccole ospiti dell’Obra Benefico Social:
“En nombre de mis compañeros del Niño Dios…
A nome dei miei compagni, voglio ringraziarla per essere venuto a casa nostra e per averci fatto sentire felici: perché anche se siamo diversi, il nostro cuore ama come tutti gli altri cuori e desideriamo essere amati”.
Il sorriso dei piccoli pazienti si è riflesso in quello del Papa che così ha lasciato l’Istituto:
“Queridos niños y jovenes, me despido de vosotros…
Cari bambini e giovani, mi congedo da voi rendendo grazie a Dio per le vostre vite, così preziose ai suoi occhi, e assicurandovi che occupate un posto molto importante nel cuore del Papa. Prego per voi tutti i giorni e vi chiedo di aiutarmi con la vostra preghiera a compiere con fedeltà la missione che Cristo mi ha affidato”.
(applauso)
Incontenibile l’entusiasmo nell’Istituto, così come grande è stato il calore con cui la gente ha abbracciato il Papa nel percorso che lo ha condotto in automobile all’aeroporto di Barcellona.
(applausi e cori)
Qui, salutato da re Juan Carlos I e dai cori dei numerosi fedeli accorsi, Benedetto XVI ha ringraziato per l’ospitalità ricevuta, poi ha ripercorso le tappe del viaggio a partire da Santiago, pellegrino tra i pellegrini, per confermare come successore di Pietro i fratelli nella fede e rinvigorire le radici cristiane dell’Europa:
“Preservar y fomentar ese rico patrimonio espiritual…
Preservare e accrescere questo ricco patrimonio spirituale è segno non solo dell’amore di un Paese verso la propria storia e cultura, ma è anche una via privilegiata per trasmettere alle giovani generazioni quei valori fondamentali necessari per edificare un futuro di convivenza armoniosa e solidale”.
I pellegrini giungevano a Santiago da tutta Europa, ma avevano il linguaggio comune del Vangelo al di là delle differenze nazionali. “La fede – ha auspicato Benedetto XVI – trovi nuovo vigore in questo Continente e si trasformi in fonte di ispirazione, facendo crescere la solidarietà e il servizio verso tutti.
Quindi, il Santo Padre ha ricordato la dedicazione della Basilica della Sagrada Familia a Barcellona: l’opera di Gaudí – ha detto – insegna che la bellezza, la santità e l’amore di Dio portano l’uomo a vivere nel mondo con speranza.
(Applausi e cori)
Ad una folla che lo acclamava ininterrottamente il Papa ha risposto con sguardi e gesti, segni eloquenti di gioia e affetto per una terra tanto amata.
Al rientro dal viaggio apostolico in Spagna, Benedetto XVI ha avuto il tradizionale scambio di telegrammi con i capi di Stato dei Paesi sorvolati. In quello al presidente francese, Nicolas Sarkozy, il Papa ha augurato “abbondanti benedizioni” per il Paese, mentre al presidente italiano, Giorgio Napolitano, il Pontefice ha assicurato “una speciale preghiera per il bene e la concordia della nazione”. “La sua missione – è stata la replica del presidente italiano – è stata, anche in questa circostanza, fonte d’ispirazione attraverso parole che hanno toccato i sentimenti di tutti gli uomini di buona volontà”.
? L’affetto che ha circondato Benedetto XVI sia in Galizia che in Catalogna è rimasto come un segno per quanti, in Spagna, hanno seguito da vicino le parole e i gesti del Papa, durante la sua visita. L’arcivescovo di Barcellona, il cardinale Lluíz Martínez Sistach ne dà una testimonianza a caldo al microfono del nostro inviato nel capoluogo catalano, Paolo Ondarza:
R. – Sono molto soddisfatto di questo viaggio di Benedetto XVI a Barcellona. Lui è venuto con uno spirito di affetto per la nostra città, per la nostra Chiesa, per le altre Chiese, per tutta la Spagna. Anche l’accoglienza dei cittadini di Barcellona è stata molto affettuosa. La celebrazione della dedicazione della chiesa della Sagrada Familia, adesso basilica, è stata una celebrazione molto bella liturgicamente, un po’ come se la Gerusalemme celeste fosse presente in questo mondo.
D. – Eminenza, da quello che ha potuto vedere e constatare in questi giorni tra la visita di Santiago de Compostela, prima, e poi quella nella sua diocesi a Barcellona, che cosa ha colpito di più la gente?
R. – Ha colpito molto il Papa, che è un Papa molto aperto a tutti, che dà un messaggio lucidissimo, che capiscono tutti. E’ profondo e intellegibile. Non è facile riuscire ad armonizzare i due aspetti, ma il Papa questo lo fa. Credo che le persone che non hanno fatto molti studi, che non si considerano intellettuali, capiscano il messaggio di un intellettuale qual è il Papa. Questo è un dono, una grazia, un carisma del nostro Papa, come pure la sua vicinanza a tutte le persone, il suo affetto.
D. – Anche le proteste, che qualcuno aveva annunciato per l’arrivo del Santo Padre, non hanno offuscato la visita…
R. – No, grazie a Dio. Né a Santiago e, anche se c’è stata qualche protesta, neanche a Barcellona. Questo grazie anche alla capacità del Papa di stare come il Buon pastore, come Pietro che viene a visitare le Chiese. Lo hanno ricevuto tante persone: c’erano moltissimi giovani, moltissimi bambini e coppie – questo mi ha colpito e ha colpito anche il Papa – ed erano per le strade, non soltanto nella Sagrada Familia.
D. – Eminenza, questa visita di due giorni ha mostrato il volto di quella parte della Spagna fiera delle proprie radici cristiane e di cui poco si parla però nei giornali. Questo volto adesso è stato mostrato ed è stato sotto gli occhi di tutti…
R. – Sì, io penso soprattutto alla gioventù, che cerca un senso alla vita, cerca la verità, una verità che illumini il futuro. Il Papa parla loro e parla di Gesù. Certamente, sono giovani del nostro tempo, con tutte le contraddizioni, ma sempre con il desiderio di cercare e trovano nel Papa un’icona della verità. Forse, non capiscono tutto, ma vedono che c’è qualche cosa di autentico e di coerente che riempie il suo cuore. (bf)
? E per un bilancio complessivo di questo 18.mo viaggio apostolico internazionale di Benedetto XVI, Paolo Ondarza ha sentito il direttore della Sala Stampa Vaticana, e nostro direttore generale, padre Federico Lombardi:
R. – Io partirei dal primato di Dio, che è una della priorità del Pontificato, anzi, la priorità di questo Pontificato – come il Papa ha detto già più volte. Dio è stato veramente al centro dei discorsi, sia della prima sia della seconda tappa, perché l’incontro con Dio è la meta del pellegrinaggio. Il Papa pensa molto al rischio dell’oblio di Dio e dell’indifferenza verso la trascendenza nella nostra cultura e nel nostro tempo e, quindi, si sente impegnato a ricordare agli uomini la relazione fondamentale con Dio. Questo viaggio per me è stato veramente uno dei viaggi più concentrati su questa tematica. Poi, da Santiago, il Papa ha avuto anche delle parole molto forti connesse al tema di Dio e delle radici cristiane per l’Europa. Questo mi ha fatto ricordare che Giovanni Paolo II, proprio da Santiago, aveva lanciato il suo grande appello all’Europa perché non perdesse le sue radici cristiane ma le ravvivasse, richiamando con questo verso Santiago innumerevoli pellegrini negli anni seguenti e facendo di Santiago un luogo in cui le radici cristiane ritrovano la loro vitalità. Benedetto XVI, anche da Santiago, ha ricordato all’Europa – con una certa appassionata ammonizione – che cosa sarebbe l’Europa se dimenticasse l’importanza della presenza di Dio nella nostra vita, se le croci che sono ai crocicchi delle nostre strade venissero dimenticate nel loro significato e fossero prive di senso di riferimento per il valore dell’amore e della dedizione di Dio a noi e di noi agli altri nella nostra vita. Quindi, nella tappa di Barcellona, mi sembra che il tema dell’unione tra verità e bellezza, tra fede e arte, tra fede, arte e liturgia della Chiesa sia stato veramente espresso in modo assolutamente unico per il luogo in cui la celebrazione è avvenuta. Non credo che durante il Pontificato ci sia stata un’altra liturgia di dedicazione in un ambiente simile e così espressiva della ricchezza dei significati che questa liturgia porta con sé. Poi, trattandosi di una celebrazione che avveniva nel tempio della Sacra Famiglia, naturalmente, c’è stato un appello forte del Papa per la tutela della famiglia. Inoltre, direi che anche la dimensione della carità sia stata presente in un modo forte in questo viaggio, in particolare nell’ultimo incontro, quello del pomeriggio, presso l’Istituto Nen Deu – anche se era già stata anticipata e annunciata in altri discorsi: non c’è vita cristiana, non c’è testimonianza cristiana, senza l’impegno fattivo per gli altri, in particolare i più piccoli e i più poveri.
D. – “Verità e libertà” – un altro concetto espresso ieri dal Papa a Santiago de Compostela – non possono essere separate: la Chiesa è a servizio di entrambe…
R. – Sì e direi che poi con la giornata di domenica la verità si è unita anche alla bellezza. Questo è un messaggio molto importante, perché si capisce come le dimensioni fondamentali, poi, si incontrano e quindi la verità, di cui la Chiesa parla, è qualcosa che permette veramente lo sviluppo pieno della persona umana nella sua libertà E questo è bello, si esprime nel modo migliore, in forme che affascinano e che attraggono.
D. – Il Papa ha anche invitato a riscoprire il connubio arte e liturgia, perché la bellezza è una grande necessità dell’uomo in quanto rivelatrice di Dio…
R. – Sì, la bellezza c’è quando c’è l’incontro tra l’uomo e Dio, ma aiuta anche ad attrarre chi non è ancora così profondamente entrato nella proposta della Chiesa e della fede a sentirne il fascino. Dobbiamo trovare – questo è un discorso spesso fatto dal Santo Padre e dalla Chiesa di oggi – i linguaggi adatti per annunciare la fede, e il linguaggio dell’arte è un linguaggio essenziale, perché esprime anche la dignità di ciò che avviene, la grandissima importanza di ciò che avviene: si parla di Dio, ci si incontra con Dio.
D. – Padre Lombardi, guardando ai commenti dei giornali ritiene che i media e, attraverso loro, la gente, abbiano compreso il messaggio del Papa?
R. – La gente, certo, se sta ad ascoltare, capisce. Credo che, però, qui abbiamo un messaggio che passa anche attraverso un evento con tutta la sua complessità e ricchezza. Questa è un po’ la bellezza misteriosa della liturgia della Chiesa, perché esprime attraverso atti, parole, attraverso canti – e in questo caso anche attraverso le forme artistiche della scultura e della architettura – la ricchezza di un messaggio. Io penso che questo evento avrà un significato importante: sarà veramente per la Chiesa un messaggio di impegno a curare sempre di più la dignità del linguaggio con cui esprime la realtà sacra, il rapporto con Dio e la vita della comunità cristiana.



