©Paolo Ondarza Radio Vaticana
UMANA DEBOLEZZA, MISERICORDIA DIVINA E DOCILITA’ ALLA VOLONTA DI DIO.QUESTI I TEMI TRATTATI DA GIOVANNI PAOLO II NEL CORSO DELL’ODIERNA CATECHESI IN AULA PAOLO VI INCENTRATA SUL SALMO 142.
Servizio di Paolo Ondarza
“Il bene più grande per ogni uomo è l’unione della propria volontà alla Volontà divina”. Con queste parole Giovanni Paolo II ha illustrato in Aula Paolo VI ai circa 7 mila partecipanti all’ultima udienza generale, prima del soggiorno estivo di circa due mesi a Castelgandolfo, il Salmo 142. Si tratta di uno dei sette componimenti definiti salmi penitenziali, una preghiera particolarmente cara a san Paolo che l’assunse a base del suo insegnamento sul peccato e sulla grazia.
Il salmista descrive un’esperienza comune ad ogni uomo che nel peccato conosce la propria debolezza e si riconcilia in un secondo momento con Dio misericordioso. Ad aprire la preghiera, “un’intensa e insistente invocazione rivolta al Creatore, fedele alle promesse di salvezza offerta al suo popolo. L’orante riconosce di non avere meriti da far valere e quindi chiede umilmente al Signore di non atteggiarsi a giudice. Poi disegna la drammatica situazione in cui si sta dibattendo: il nemico, il male della storia, lo ha condotto fino alle soglie della morte. E’ caduto nella terra, immagine del sepolcro; circondato dalle tenebre, negazione della luce; relegato tra “i morti da gran tempo”, i trapassati.
“Al fedele, atterrato e calpestato, restano libere solo le mani, che si levano verso il cielo in un gesto che è, al tempo stesso, di implorazione di aiuto e di ricerca di sostegno. La scomparsa del volto divino fa piombare l’uomo nella desolazione, anzi, nella morte stessa, perché il Signore è la sorgente della vita”.
La “scintilla della speranza”, tenuta viva dalla preghiera, riscalda il gelo della prova e fa gridare al salmista: “Rispondimi Signore viene meno il mio spirito… in te confido”. L’orante invoca la salvezza e la liberazione dall’angoscia, ma nel contempo manifesta a Dio “una profonda aspirazione spirituale”: “Insegnami a compiere il tuo volere, perché sei tu il mio Dio”. Giovanni Paolo II ha invitato i fedeli a fare propria “questa ammirevole domanda”: “se non è accompagnata da un forte desiderio di docilità a Dio, – ha detto – la fiducia in Lui non è autentica”.
“Partita dunque da una situazione quanto mai angosciosa, la preghiera approda alla speranza, alla gioia e alla luce, grazie ad una sincera adesione alla volontà di Dio, volontà di amore. È questa la potenza dell’orazione, generatrice di vita e di salvezza”.
A conclusione dell’udienza il Santo Padre ha benedetto la scultura in bronzo ResurrectionDay, opera dello scultore Silvio Amelio che trae spunto dal crollo delle Torri Gemelle per esprimere la speranza del cristiano nella vittoria del bene sul male in virtù della Risurrezione di Cristo. L’opera plastica sarà conservata al Comune di Scala, sulla costiera amalfitana, dove verrà inaugurata il 23 agosto prossimo, mentre una gigantografia della stessa sarà collocata nel giardino antistante Ground Zero.
Il Pontefice ha infine rivolto ai presenti l’invito ad approfittare dell’estate, tempo di turismo e di pellegrinaggi, di ferie e di riposo, per utili esperienze sociali e religiose e per approfondire la propria importante missione nella Chiesa e nella società.



