30 gennaio 2016
Family Day a Roma: una folla imponente al Circo Massimo per chiedere il ritiro del ddl Cirinnà sulle unioni civili, che apre alle adozioni per coppie dello stesso sesso. Due milioni le persone presenti secondo il presidente del Comitato promotore Massimo Gandolfini. Una grande festa per un grande sì alla famiglia con centinaia di migliaia di bambini, nonni, genitori e persone di ogni credo e posizione politica, giunti da tutta Italia. Dal Circo Massimo il nostro inviato Paolo Ondarza:
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Il clima è quello della festa: già da metà mattinata, il catino del Circo Massimo si è riempito di un flusso ininterrotto di persone: papà, mamme e bimbi di ogni età, anche in carrozzina, nonni, semplici cittadini che non senza sacrifici, hanno scelto di partecipare al “Family Day”. Una piazza che è nata da una loro idea, lo abbiamo detto più volte, dal basso: se infatti la Chiesa italiana, come sottolineato nei giorni scorsi dal suo presidente, il cardinale Angelo Bagnasco, ritiene necessaria questa mobilitazione di popolo, non ne è però la promotrice. Asoltiamo la voce di una mamma:
“Siamo qui, pur se con difficoltà, affaticati, stanchi dal viaggio perché ci ha spinto la nostra responsabilità di genitori, perché in mezzo alle mille difficoltà di tutti i giorni, siamo noi i primi garanti dei diritti dei bambini e della loro educazione. L’abbiamo detto anche il 20 giugno: i genitori non vogliono delle ideologie, per i loro bambini. E oggi abbiamo il dovere di difendere la famiglia per il bene di tutti e di dire ‘no’ a questa legge, perché se tutto è famiglia, niente è famiglia”.
A popolare il Circo Massimo ci sono persone che hanno viaggiato tutta la notte scorsa, nei tanti pullman che oggi si vedono parcheggiati in ogni zona della capitale. Sempre per la notte, alcune famiglie romane hanno aperto le porte di casa per altre, provenienti da varie città d’Italia e giunte nella capitale. Sui volti, le occhiaie di chi ha dormito poco, ma anche la gioia di essere a Roma, per un motivo importante. Allegria e pranzo al sacco, dunque: il popolo del Circo Massimo non è contrappositivo, ma assertivo. Vuole dire il suo “sì” alla famiglia, no a un ddl Cirinnà che, assimilando le unioni omosessuali al matrimonio anche per quanto riguarda l’adozione, rischia – secondo i partecipanti al “Family Day” – di avere gravi ricadute sociali sul futuro del Paese.
Sul palco, oltre al presidente del comitato promotore “Difendiamo i nostri figli”, Massimo Gandolfini, e alle testimonianze delle famiglie, anche Jennifer Lahl, attivista americana da sempre impegnata nel denunciare lo sfruttamento del corpo della donna legato alla pratica dell’utero in affitto. La maternità surrogata, che rischia di essere legalizzata anche in Italia, infatti, secondo i dimostranti, avrà le porte aperte con la “stepchild adoption”, l’adozione del figlio del partner, prevista dal ddl Cirinnà. “Non manifestiamo ‘contro’ qualcuno, ma ‘per’ ribadire che i bambini hanno bisogno di una mamma e di un papà”, spiegano i dimostranti. Tra loro ci sono anche i membri di “Agapo”, l’associazione genitori e amici di persone omosessuali. In tanti dicono: “Siamo qui a rappresentare anche i tantissimi cittadini che a Roma, oggi, non sono potuti venire”:
“Vedendo questo gran numero di genitori che sono per difendere i bambini e farsi carico della loro educazione, penso ai milioni di genitori che accompagnano a scuola ogni giorno il loro bambino e che certamente avrebbero desiderato essere qua insieme a noi. Ritengo che il mio compito, oggi, dopo la fortuna di esserci venuto, sia anche quella di rappresentarli tutti”.
31 gennaio 2016
Una folla imponente ha riempito ieri il Circo Massimo a Roma dove si è svolto il Family Day per chiedere il ritiro immediato del ddl Cirinnà sulle unioni civili. Gli organizzatori evidenziano: a soli 7 mesi dal precedente raduno del 20 giugno in piazza san Giovanni, le famiglie rivendicano il loro ruolo di protagoniste e il diritto ad essere ascoltate dalla politica. Il servizio è di Paolo Ondarza:
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Hanno riempito il Circo Massimo a Roma non per manifestare contro qualcuno, ma per chiedere il ritiro di un Disegno di Legge, il Cirinnà, che – è la denuncia –equipara unioni omosessuali al matrimonio e rischia di privare i bambini del diritto ad un papà e ad una mamma e di introdurre nuove schiavitù, come quella dell’utero in affitto. Sono i partecipanti al Family Day, 2 milioni secondo gli organizzatori: senza sponsor o bandiere di partito hanno affrontato la spesa del viaggio e raggiunto Roma con pranzo al sacco, carrozzine, palloncini rosa e celesti e striscioni fatti in casa con le scritte “I bambini non si comprano” o “la famiglia non si rottama”. Promotrici di questa manifestazione, indicata come “necessaria” dal presidente della Cei, cardinale Bagnasco, sono proprio loro le famiglie. Ecco alcune testimonianze:
D. – Perché siete qui?
R. – Perché voglio difendere i bambini, perché i bambini hanno il diritto di avere una mamma e un papà!
D.- Questo diritto oggi non viene sufficientemente tutelato da chi governa, secondo voi?
R. – No! Ci sono tanti milioni di bambini fuori dalla famiglia nel mondo, che aspettano di avere una mamma e un papà: io non capisco perché tanti genitori che vogliono adottare non abbiano la possibilità di accedere a questo strumento.
R. – Oggi è una giornata fantastica! Siamo qua, oggi, riuniti, per dare soprattutto dei diritti ai nostri figli, alle generazioni che verranno. Visto che noi abbiamo avuto il diritto di avere un papà e una mamma, spero che lo possano avere anche loro e che non passi questa legge.
R. – Non siamo contro nessuno!
R. – Siamo contro il ddl Cirinnà!
R. – La Cirinnà non è una legge per l’amore: è una legge contro i bambini e contro l’amore per i bambini!
D. – Ti aspettavi tanta gente?
R. – Sì, assolutamente! Mi aspetto ancora che in questo mondo ci sia gente con buon senso…
D. – La gente non scende più in piazza per tante ragioni, però questa volta non è mancata… Forse non si sente rappresentata sulle tematiche importanti legate alla famiglia?
R. – Assolutamente sì! C’è un gap incredibile tra quello che fanno nei palazzi e quello che sente la gente!
D. – Se dovessi dire qualcosa a chi governa questo Paese in questo momento…
R. – Sveglia! Sveglia! Sveglia!
R. – Sentiteci, perché non vi voteremo la prossima volta: questo è certo!
“Dopo il successo del Family Day del 20 giugno scorso a Piazza San Giovanni, il Circo Massimo ha superato le nostre aspettative” dice il portavoce Massimo Gandolfini, che dal palco ammonisce il governo Renzi:
“I prossimi passaggi di questa legge noi li seguiremo minuto per minuto e vedremo benissimo chi ha raccolto il messaggio di questa piazza o chi, invece, lo ha preso e se lo è messo sotto i tacchi!”.
Necessario, secondo Gandolfini, sfatare errati luoghi comuni amplificati dalla dittatura del pensiero unico:
“Si sente dire che l’Italia è il fanalino di coda dell’Europa, perché nell’Europa Occidentale è l’unico Stato che non ha una legislazione riguardante le unioni civili. Io reputo che l’Italia non sia il fanalino di coda, ma è il faro che sta indicando la civiltà all’Europa”.
Di successo parlano i promotori del Family Day, come l’avvocato Simone Pillon:
R.- I sono commosso nel vedere così tante famiglie che sono qui con il sacrificio, anche personale… Siamo convinti che questa piazza sarà una efficace risposta e ci auguriamo che il parlamento voglia ripensare a quello che sta facendo.
D. – Cosa può una piazza di fronte ad un parlamento?
R. – Io credo che il parlamento sia eletto dal popolo e il popolo è sovrano nel nostro Paese. Questa piazza è popolo; questa piazza è Italia! Allora i nostri legislatori dovrebbero fermarsi e, anziché inseguire le chimere del Nord Europa, dovrebbero cominciare a considerare che l’Italia è faro di civiltà e non fanalino di retroguardia.
D. – Due Family Day, due piazze, due piazze grandi e storiche, che si riempiono a distanza di poco più di sei mesi, sono un segnale forte…
R. – Non è un miracolo questo? Io credo di sì! Questa piazza, profondamente laica e – allo stesso tempo – innervata anche dalla fede popolare del nostro Paese, sta dando un esempio anche di impegno civico. Tutti dicono che c’è un distacco dalla politica: ebbene stiamo dimostrano che non c’è distacco dalla politica; stiamo dimostrando che la gente, quando si tratta di scelte realmente serie, c’è e vuole far sentire la propria voce. Fermiamo il ddl Cirinnà!
D. – Non una piazza contrappositiva, questa del Circo Massimo, ma una piazza che sostiene delle posizione e le argomenta; sabato scorso in piazza c’erano altre ragioni, in varie piazze italiane… Come tenere insieme un dibattito così sfaccettato?
R.- Io credo che il punto di incontro sia il diritto delle persone. Le persone hanno tutto il diritto – assolutamente! – di vivere come ritengono e nessuno deve permettersi di giudicare. Ma, se si tratta di diritti individuali delle persone, non è possibile coinvolgere in tutto questo i bambini.
Grande soddisfazione anche dal portavoce di Generazione Famiglia, Filippo Savarese:
R. – E’ una grande dimostrazione innanzitutto di libertà e di democrazia di una parte di popolo molto numerosa, di famiglie che faticano tutti i giorni per portare avanti questo Paese, nell’interesse di tutti quanti i suoi cittadini. Dimostrazione che la famiglia non è un qualcosa che si può cambiare dall’oggi al domani, ma che è un dato strutturale del bene comune e ha la sua prima missione nel dare ad un bambino un papà e una mamma.
D. – Un popolo che ha scelto di dormire in pullman, che è stato ospitato presso case di altre famiglie qui a Roma…
R. – Ci sono state famiglie che hanno fatto sacrifici economici enormi: nessuno ha pagato loro il viaggio, non hanno sindacati, sigle o lobby che hanno inviato qualche bonifico. Hanno dovuto rinunciare magari ad una piccola vacanza di due giorni, ad una giacca nuova per il figlio per essere qui e insieme ad un corpo di cittadini dire: “La famiglia è una verità strutturale del bene comune di questo Paese. Il Disegno di Legge Cirinnà sulle unioni civili è ideologico e non fa neanche il fine per cui è evocato e cioè tutelare i diritti delle persone, che sono già tutelata dall’ordinamento”.
D. – Mettete in conto che possa non essere ascoltata questa piazza?
R. – Noi mettiamo in conto tutto. Ma qui – se non verrà ascoltata questa piazza – io credo che nascerà una nuova pagina per questo Paese e chiunque avrà chiuso le orecchie nei confronti di questa voce che grida, credo che – prima o poi – ne dovrà subire le conseguenze. Chiaramente in termini elettorali e democratici.
D. – Qualora la politica fosse pronta a dire “mettiamoci attorno ad un tavolo” che cosa dite?
R. – Noi diciamo che intorno ad un tavolo non si può fare altro che ritirare innanzitutto il Disegno di Legge Cirinnà, perché ha un impianto sostanzialmente ideologico. Se bisogna approfondire e armonizzare i diritti dei cittadini nella loro convivenza, questo si può fare tranquillamente. Ma con un punto fondamentale: no all’equiparazione con il matrimonio, in quanto no al togliere ad un bambino il diritto di avere un papà e una mamma!



