Gender. Una mamma psicologa: “favole” Lgbt all’asilo nido

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Prima la notizia di un corso di aggiornamento sulle tematiche Lgbt al quale avevano partecipato le insegnanti della scuola. Poi, la scoperta di libretti gender proposti dalle maestre a bimbi da zero a tre anni. E’ accaduto a una mamma di un asilo nido del quartiere Bufalotta di Roma. Alla vigilia della manifestazione “Difendiamo i nostri figli”, convocata domani alle 15.30 in piazza San Giovanni in Laterano a Roma, Maria Scicchitano, questo il nome della donna, psicologa, racconta la sua esperienza al microfono di Paolo Ondarza:

R. – L’anno scorso, quindi quando mia figlia aveva un anno e qualcosa, ho scoperto che le educatrici stavano facendo da settembre un corso di aggiornamento. Quando sono andata ad informarmi, anche da un punto di vista professionale, essendo una psicologa, ho scoperto che la teoria di fondo è quella degli studi del gender. Quello che mi ha lasciato molto perplessa sono le infondatezze scientifiche di questa teoria. Sono andata a parlare con la dirigente ed ho chiesto proprio questo: “Lei, che cosa ne pensa? Questo corso di aggiornamento avrà delle ricadute sui nostri bambini?”. La dirigente mi ha tranquillizzata – l’anno scorso – dicendomi che assolutamente non avrebbero messo in atto alcuna attività educativa e qualora lo avessero fatto, avrebbero preventivamente avvisato i genitori.

D. – Ed è andata così?

R. – Non è andata così. A settembre ogni sezione aveva un elenco di libri dal titolo “Perché hai due mamme?”, “Perché hai due papà?”, “Qual è il segreto di papà?”… Incuriosite da questi titoli siamo andati a leggere questi libri, che sono quasi tutti della casa editrice “Lo Stampatello”. E abbiamo visto che, ad esempio, in un libro – “Qual è il segreto di tuo papà?” – alla fine della storia si scopre che il padre è un omosessuale. Il libro, invece, “Perché hai due mamme?” parla della storia di due ragazze – Mary e Francy – che stanno insieme, si amano – le dico esattamente così come c’è scritto – e hanno il desiderio di avere un bambino: visto però che loro hanno due ovini, devono andare a cercare un semino e questo semino lo cercano in Olanda, da alcuni amici gentili, che danno loro questo semino. Dando questo semino, che si unisce con l’ovino di Mary, anche Francy adesso può essere mamma, perché Mary è incinta. E il bambino sarà di Mary e Francy, che sono due mamme felici.

D. – La favola dell’inseminazione artificiale…

R. – La favola dell’inseminazione artificiale proposta a bambini di 2 anni, anzi da 0 a 3 anni. Un’altra cosa ci ha lasciati molto perplessi: la stessa autrice di questi libri afferma che questi libri siano da proporre a bambini dai 3 anni in su. Fatto presente tutto ciò alla dirigente, la dirigente ci ha risposto che se non ci andava bene questa linea educativa, noi avremmo potuto portare via mia figlia dalla scuola.

D. – Quando la legge è dalla vostra parte, in quanto genitori, e dovrebbe tutelare il vostro diritto di scegliere come educare i figli…

R. – Sì, noi come genitori siamo i primi responsabili dell’educazione dei nostri figli. Abbiamo fatto questo colloquio con la dirigente e dopo il nostro colloquio ha detto che questi libri non li avrebbe letti immediatamente ai bambini, ma che avrebbe prima fatto un laboratorio per i genitori… A quel punto, noi abbiamo fatto un foglio-firme, che hanno firmato gran parte dei genitori del nido, in cui si diceva che questi libro non li voleva nel nido.

D. – Che effetti può produrre una didattica di questo tipo?

R. – Il problema è proprio questo. Quello che io ho fatto presente alla dirigente, ma anche alle educatrici, è che questo laboratorio è un laboratorio totalmente sperimentale ed essendo un esperimento nessuno sa quali potranno essere gli effetti sui bambini. Quello che le posso dire, da un punto di vista psicologico, è che dare una visione del mondo così tanto frastagliata, così tanto divisa a un bambino così piccolo può generare in lui una confusione che a me preoccupa sinceramente. Da 0 a 3 anni è l’età in cui il bimbo costruisce la sua identità di genere.

D. – Quindi, il maschile e il femminile devono essere dei riferimenti solidi?

R. – Il maschile e il femminile devono essere riferimenti solidi e non perché abbiamo un punto di vista confessionale o politico dalla nostra parte, ma proprio da un punto di vista scientifico. Non stiamo parlando di insegnare noi qualcosa ai nostri figli, stiamo semplicemente chiedendo di far crescere questi figli nel modo più naturale possibile. Non imponete loro nulla che non venga spontaneamente da loro.

D. – Spesso le critiche che vengono mosse a testimonianze come la sua è “sono inventate”…

R. – Incredibili, ma vere. Io capisco chi non ci crede, perché non ci credevo neanche io fino a qualche mese fa… Mi sono sempre fidata ciecamente delle nostre educatrici. Eppure, i fatti dicono il contrario: tante risposte che ha dato a noi la dirigente hanno detto il contrario… Allora, anche se questa è una realtà che non ci piace, purtroppo è una cosa che sta accadendo e in cui io mi sono ritrovata. Devo dire che proprio perché tante persone non ci vogliono credere, io mi sono ritrovata da sola.

D. – Queste le ragioni della manifestazione di sabato in Piazza San Giovanni in Laterano?

R. – Sì. Sabato io non vado a manifestare contro qualcosa o contro qualcuno o contro i diritti di qualcuno. Io vado per difendere mia figlia.

 

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Al rientro da scuola la domanda di un bambino insospettisce una mamma. Interpellati gli insegnanti la donna scopre che nella scuola elementare di Lavinio frequentata dal figlio è in corso un ciclo di lezioni di educazione all’affettività e lotta al bullismo affidato ad organizzazioni omosessualiste Lgbt. Immediata la segnalazione all’associazione “Non si tocca la famiglia” di cui è membro del comitato scientifico lo psicologo Mariano BonanniPaolo Ondarza lo ha intervistato:

R. – Siamo venuti a conoscenza del fatto che, all’insaputa dei genitori, vengono fatto dei corsi “gender” nelle scuole, con la scusa della lotta alla discriminazione omofobica, che insegna ai bambini – anche in tenera età – che si può scegliere il sesso, che essere maschio e femmina non è una legge della natura ma una scelta che si può fare anche in tenera età.

D. – Le famiglie sapevano che nella scuola si stava svolgendo un corso per debellare il bullismo, ma non sapevano come questo corso fosse articolato …

R. – Esatto: questo era un po’ lo specchietto per le allodole. Sono corsi il cui scopo è la lotta alla discriminazione, quando in realtà si parla d’altro. Ripeto, si tenta di instaurare questa ideologia, che è l’ideologia “gender”, un’ideologia che viene da lontano – noi lo sappiamo – e che cerca di far sì che i bambini possano non sentirsi maschio e femmina, secondo quello che è la natura, ma possano scegliere il proprio sesso, favoriti anche da alcuni filmati che vengono loro proposti.

D. – Allora: i genitori non erano stati informati. Quindi, come sono riusciti a capire quello che stava succedendo?

R. – Da alcune domande, no? Nel caso specifico, un bambino alla fine della giornata aveva chiesto alla mamma se fosse vero che, pur essendo maschio, potesse scegliere di essere una femmina …

D. – Quindi ha chiesto se fosse possibile scegliere se essere maschio o femmina?

R. – Esatto. E questo bambino è stato fortunato perché ha avuto una risposta immediata, pronta da parte dei genitori che hanno risposto al bambino che lui era stato concepito, pensato così fin dal concepimento e così il bambino ha potuto incanalare il suo dubbio verso una sfera positiva. Ci sono bambini meno fortunati, ad esempio quando la famiglia è assente o magari impegnata su altri fronti, che rimangono con questo dubbio per molti anni.

D. – Quali sono gli effetti che può produrre un intervento di questo tipo?

R. – Per il singolo ragazzo, il singolo bambino, questa è una confusione che può portarsi per tutta la vita. Ogni bambino ha bisogno di un’identità. L’identità si ha conoscendo la propria radice, conoscendo i propri genitori.

D. – Quindi, anziché contrastare la discriminazione delle persone omosessuali, fronte sul quale tutti devono essere impegnati, immagino anche i genitori che hanno poi protestato fossero dell’idea che sia giusto contrastare il bullismo omofobico, questi progetti rischiano di causare danni più gravi nello sviluppo dei bambini …

R. – Esattamente. E’ proprio così. Nessuno è contro gli omosessuali. Non è abolendo le differenze che si porta poi all’uguaglianza. Qui, invece, per portare dei diritti, si sta togliendo la differenza. Invece, si possono avere dei diritti nella differenza: abbiamo visto come in questo secolo, nei secoli scorsi tutte le utopie egualitarie sono fallite. Quindi non vedo perché adesso bisogna per forza introdurre un’altra ideologia, che è quella così dannosa del “gender”. Non c’è nessuna evidenza scientifica che non avere diversità in una famiglia possa essere un vantaggio, per questi figli.

D. – Cioè, lei sta dicendo che questi corsi che vengono introdotti sotto il cappello della lotta al bullismo omofobico, introducono nozioni che non hanno un fondamento scientifico?

R. – Noi sappiamo che il lavoro scientifico va fatto in un certo modo. Le associazioni che hanno proposto questi corsi hanno portato sempre lavori scientifici che non hanno una valenza importante.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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