Il mondo ha bisogno di pace. Il Papa lo ha ribadito all’inizio del nuovo anno. Un appello a scegliere la via del dialogo tra le nazioni che ha richiamato il messaggio per la 36.ma Giornata Mondiale della Pace, incentrata sul tema “Pacem in Terris: impegno permanente”. Giovanni Paolo II prendendo le mosse dalla storica enciclica pubblicata da Giovanni XXIII nel 1963, sottolinea l’importanza del ruolo delle religioni nel “suscitare gesti di pace e nel condividere condizioni di pace”. Su questo aspetto toccato dal documento pontificio, Paolo Ondarza ha sentito Attilio Tamburrini, presidente della sezione italiana di “Aiuto alla Chiesa che Soffre”, l’Opera di Diritto Pontificio che dal 1998 realizza il Rapporto annuale sulla libertà religiosa nel mondo.
R – Il fatto religioso, che è innato nell’uomo, se coltivato adeguatamente, non può produrre altro che gesti di pace, perché dà la nozione della fratellanza umana. I problemi, a mio avviso, cominciano subito dopo, per cui se non ci sono strutture che danno di questa religione l’interpretazione autentica ma sono lasciate un po’ all’interpretazione personale, ogni uomo che vi aderisce la interpreta a modo suo.
D – Per cui si costituiscono tante ideologie che non permettono il dialogo …
R – … che diventa quasi un’ideologia, perché si riconosce una visione parziale del mondo. Facciamo un esempio pratico: è tipica del mondo islamico la distinzione tra credente e non credente. Il credente è la persona dotata di tutti i diritti mentre il non credente è tollerato, quindi ha soltanto alcuni diritti che vengono concessi.
D– A proposito del discorso ‘diritti’: il Santo Padre sottolinea la visione precorritrice di Papa Giovanni XXIII, cioè la prospettiva di un’autorità pubblica internazionale al servizio dei diritti umani …
R– … che garantisca questi diritti umani. Questo mi pare uno dei passaggi-chiave, perché la libertà religiosa per esempio è un test per il rispetto degli altri diritti umani, cioè non è la ciliegina sulla torta; il fatto che la libertà religiosa ci sia o non ci sia, ci dice se in quel Paese sono rispettati anche gli altri diritti umani o se è solo una finzione.
D– Il Papa invita anche ad una maggiore consapevolezza dei doveri umani universali …
R. – Un esempio banalissimo: io sono libero di drogarmi; perfetto. Ma il drogarmi corrisponde al mio dovere di essere umano? No, perché quando mi drogo vado a colpire alcune delle caratteristiche principali dell’essere umano, cioè la sua autonomia, la sua capacità di raziocinio …
D. – Giovanni Paolo II invita anche ad una maggiore cura nel dare esecuzione agli impegni assunti verso i poveri …
R. – Credo che l’impegno che non ci si assume sul serio è quello dell’aiutarli allo sviluppo. Il problema non è tanto nella quantità di denaro che si investe in queste cose, ma nell’utilizzo di questo investimento, cioè: è finalizzato a far crescere o è finalizzato di fatto a mantenere in continua e perenne dipendenza? Questo è il punto!



