©Paolo Ondarza Radio Vaticana
“Sia che mangiamo, sia che beviamo, annunciamo Cristo, preghiamo Cristo, pensiamo a Cristo, parliamo di Cristo! Cristo sia sempre nel nostro cuore, sempre sulla nostra bocca!”. Con queste parole del sermone di Sant’Ambrogio sul Salmo 118, Giovanni Paolo II ha commentato i versetti al centro dell’odierna catechesi, pronunciata in Aula Paolo VI alla presenza di circa 3 mila fedeli. Il componimento, la più vasta preghiera del Salterio, è composto di ventidue strofe, che corrispondono alla successione delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico.
“Ti invoco con tutto il cuore Signore, rispondimi”, “l’orante presenta a Dio la sua intensa vita di fede e di preghiera”. “L’invocazione al Signore – ha spiegato il Papa – non conosce riposo perché è una risposta continua alla proposta permanente della Parola di Dio”. Il Salmista dapprima invoca, chiama, grida aiuto, implora l’ascolto della sua supplica; in un secondo momento passa ad esaltare la Parola del Signore che propone “i decreti, gli insegnamenti, la parola, le promesse, il giudizio, la legge, i precetti, le testimonianze di Dio”. Aspetti che – ha indicato il Pontefice – costituiscono una costellazione, quasi “una stella polare della fede e della fiducia” dell’orante. “La preghiera” è dunque “dialogo, che si apre già quando è notte e l’alba non è ancora spuntata”, per continuare anche quando “l’orizzonte è fosco e tormentato”.
“Chi scongiura il Signore, faccia come se non conoscesse l’esistenza di qualche tempo particolare da dedicare alle suppliche del Signore, bensì resti sempre in quell’atteggiamento di supplica”.
“Certezza inconcussa” del Salmista, ha continuato il Santo Padre, “è la vicinanza di Dio, con la sua Parola e la sua grazia. Egli non abbandona il giusto nelle mani dei peccatori”: “A tradimento mi assediano i miei persecutori. Ma tu Signore sei vicino”.
Ed è sempre Sant’Ambrogio a guidare il credente nella comprensione del testo: il grande Padre della Chiesa invita ogni uomo a correre “incontro al sole che sorge”, tutti i giorni, “perché sia Cristo la prima luce a brillare nel segreto del suo cuore”. “E dopo – si legge nell’inno ‘al canto del gallo’, l’Aeterne rerum conditor, scritto dal Santo Vescovo di Milano e citato stamani da Giovanni Paolo II – niente ti impedirà di dire: ‘I miei occhi prevengono le veglie della notte per meditare sulle tue promesse’, e con la coscienza a posto ti recherai ai tuoi affari”.
“Raccogliamo anche noi l’appello di sant’Ambrogio e ”.



