Giovanni Paolo II rilancia al mondo la grande sfida della pace

©Paolo Ondarza Radio Vaticana

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Hanno fatto il giro del mondo le parole del Papa sulla pace. Non solo le comunità ecclesiali, ma anche a livello istituzionale quell’esortazione contenuta nell’omelia di ieri, “la pace è possibile e doverosa”, ha lasciato il segno. Come nel caso del presidente della Repubblica italiana, Carlo Azeglio Ciampi, che ieri, al termine dell’Angelus, era stato salutato da Giovanni  Paolo II.

 

Nel suo Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2003, celebrata ieri, il Santo Padre fa emergere dall’enciclica Pacem in terris del beato Giovanni XXIII l’eredità lasciataci dal Papa che, 40 anni fa, seppe spiegare la pace al mondo sull’orlo della catastrofe atomica. Guardando a lui, scrive Giovanni Paolo II, “siamo invitati ad impegnarci in quei medesimi sentimenti che furono suoi: fiducia in Dio misericordioso e compassionevole, che ci chiama alla fratellanza; fiducia negli uomini e nelle donne del nostro come di ogni altro tempo”. Un concetto ribadito ancora ieri, con forza, come un estremo atto di fiducia nelle capacità di dialogo della comunità internazionale. La stessa fiducia che ebbe Papa Roncalli in quei giorni difficili degli anni Sessanta:

 

“Oggi come allora, malgrado gravi e ripetuti attentati alla serena e solidale convivenza dei popoli, la pace è possibile e doverosa. Anzi, la pace è il bene più prezioso da invocare da Dio e da costruire con ogni sforzo, mediante gesti concreti di pace, da parte di ogni uomo e ogni donna di buona volontà”.

 

L’invito del Papa a credere nella pace è la sfida che ha aperto il nuovo anno. Ma quali progressi sono stati realmente compiuti nell’ultimo quarantennio in direzione di questo obiettivo? Il parere di Lucio Caracciolo, direttore delle rivista di geopolitica Limes, intervistato da Paolo Ondarza:

 

 

 

  1. – Sicuramente, per quanto riguarda noi europei, abbiamo goduto di un periodo fuori della norma, denominato “Guerra fredda”. Questa forma di pace è stata poi scontata in regioni più periferiche del mondo, penso soprattutto all’Africa, all’Asia, in generale al Terzo mondo. Poi, quel periodo particolare è finito e nell’ultimo decennio, anche in Europa – penso ai Balcani – abbiamo dovuto sperimentare ancora una volta la guerra che si pensava essere stata espulsa dal nostro orizzonte. Questo credo sia il fattore più preoccupante degli ultimi anni.

 

  1. – Tenendo conto dei grandi passi fatti verso il conseguimento della pace, quali sono, oggi, gli ulteriori obiettivi?

 

R. – Credo che nel momento in cui si proclama la guerra al terrorismo, evidentemente si apre un orizzonte molto, molto incerto. Questa definizione legittima una quantità di conflitti tra cui quello prossimo e probabile contro il regime di Saddam Hussein, in nome di un reale o presunto pericolo di attacco terroristico agli Stati Uniti e all’Occidente. Non è quindi un momento particolarmente felice per le prospettive di pace: è un momento che richiede un maggior impegno da parte di tutti gli Stati, ma anche di tutti i cittadini.

 

D. – Pensiamo alla situazione in Medio Oriente: a suo parere, in che termini si può sperare in una pace e a quale condizioni?

 

R. – Molto probabilmente, la guerra all’Iraq – se vi sarà – cambierà radicalmente la situazione in Medio Oriente, nel senso che stabilirà un regime pro-americano a Baghdad e, a quel punto, non sarà più differibile lo scioglimento della questione palestinese.

 

D. – Ma con un tipo di governo filo-americano, la questione palestinese sarebbe risolta a suo parere?

 

R. – No, non è affatto risolta, anche perché durante la guerra, in ogni caso, possiamo attenderci di tutto. Una delle possibilità che ovviamente speriamo non si verifichi mai è che Saddam possa ricorrere ad armi di distruzione di massa anche contro i Paesi vicini, come il Kuwait, o come Israele stesso.

 

 

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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