I 100 anni dell’Unitalsi. L’incontro con il Papa

L’UNITALSI FESTEGGIA I SUOI CENT’ANNI DAL PAPA MEMBRI DELL’ORGANIZZAZIONE SARANNO RICEVUTI DOMANI DA GIOVANNI PAOLO II

– Servizio di Paolo Ondarza –

 

Logounitalsipayoff-colore.png

L’Unitalsi dal Papa. Domani, in occasione dei cento anni dalla fondazione, l’Unione italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari nazionali sarà ricevuta nell’Aula Paolo VI da Giovanni Paolo II. Scopo dell’associazione è organizzare treni per viaggiare verso i luoghi mariani con chi per ragioni di salute, non è autosufficiente. Ma non solo, da qualche anno l’Unitalsi è attiva attraverso iniziative di assistenza domiciliare, organizzazione di soggiorni estivi ed invernali. Per ulteriori informazioni è possibile consultare un sito internet: www.unitalsi.it. Il servizio è di Paolo Ondarza:

 

 

Promuovere un’azione di evangelizzazione e di apostolato verso e con gli ammalati ed i disabili. E’ lo scopo di Unitalsi, un’associazione che, sorta nel 1903, conta oggi trecentomila aderenti: uomini, donne, bambini, sani, ammalati, disabili, senza distinzione d’età, cultura, posizione economica, sociale e professionale. Un’unica divisa rende tutti uguali. Ha percorso tanta strada il “treno dei sogni”, come viene chiamato dai membri dell’associazione, un iter di speranza, fatica, rinascita attraverso i santuari di Lourdes, Fatima, Loreto. Oggi la fermata tanto attesa: l’incontro con il Santo Padre, testimone di fiducia nella sofferenza. Antonio Diella, presidente nazionale Unitalsi.

L’Unitalsi compie 100 anni, ma li compie dentro l’esperienza della Chiesa italiana e quindi l’udienza con il Papa ha proprio questo significato: noi siamo dentro la Chiesa e il Papa per noi è il segno di questa Chiesa, anche sofferente, ma fedele. Per molti ammalati, l’esperienza del Papa è la loro esperienza ed è come vedere Gesù Cristo presente, sofferente, compagno di strada”.

Sentiamo Marialuisa, 73 anni, malata dalla prima infanzia di poliomielite e dal 1960 membro Unitalsi:

R. – La mia malattia inizia a due anni e mezzo; ho fatto otto anni di ospedale, poi sono venuta in Istituto perché non ho nessuno e poi, la mia esperienza con l’Unitalsi l’ho iniziata che ero già grande, avevo più di 30 anni.

D. – L’esperienza nei pellegrinaggi l’ha aiutata, in un certo modo, a vivere in maniera diversa la sua malattia?

R. – Sì, veramente. Oltre che fisicamente, mi ha aiutato anche moralmente, perché ho fatto conoscenza con tanti altri disabili come me, ho accettato più volentieri la mia situazione.

D. – Partiamo innanzitutto dal suo rapporto con i volontari …

R. – Ah, il mio rapporto con i volontari è bellissimo; ho fatto tante, tante amicizie. Ci telefoniamo spesso, vengono a trovarci …

D. – E con i disabili?

R. – Si parla, si gioca insieme … non ci sentiamo disabili, ci sentiamo uguali agli altri!

D. – Marialuisa, le viene in mente un episodio particolare?

R. – La prima volta che sono andata con l’Unitalsi a Lourdes, ho pianto tanto, perché veramente non ero abituata a tanta amicizia, a tante persone attorno a me, per tutti una parola, una carezza, un conforto, un sorriso …

D. – Come accennava, dall’età di due anni la sua croce: la poliomielite. Attraverso la sua esperienza, la disperazione può diventare speranza e la tristezza sorriso?

R. – Sì, però non sempre: alle volte. A volte ci si sente sopraffatti dalla croce.  Però, pensando a chi sta peggio di me, dico: ‘Va bè, Signore, va bene pure così!”.

 

E ora la testimonianza di Maria Carla Traìna, da quarant’anni volontaria Unitalsi e da otto presidente della sottosezione Unitalsi di Roma. L’intervista è di Paolo Ondarza.

R.- – L’incontro con Gesù Cristo nella persona sofferente mi ha fatto cambiare il mio rapporto quotidiano con le cose: a Lourdes si relativizza tutto, si capisce che tutte le difficoltà che si incontrano nella vita non sono niente se sono vissute con Gesù Cristo.

D. – Maria Carla prima accennava a questi viaggi, a questi pellegrinaggi…ma cosa succede all’interno di un treno?

R. – Si vive una esperienza bellissima di condivisione. Ci sono momenti molto forti, come la celebrazione della Messa in treno che è in condizioni – in genere – abbastanza di disagio. Ma quella Comunione portata a tutto il treno fa vivere un momento molto intenso con tutti i nostri amici in difficoltà. Ci si confida, magari con degli estranei ma con i quali ci si sente di condividere delle esperienze.

D. – Maria Carla, un episodio particolare che ricorda con emozione e che ha contribuito alla sua crescita umana e cristiana?

R. – Le emozioni più forti credo di averle provate al treno bambini e nella condivisione con le mamme. Ho sempre visto queste mamme come delle eroine, delle madri coraggio. Il modo con cui trasmettono ai loro figli con grosse difficoltà, viene soltanto dalla forza della fede.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

Informazioni Utili

Articoli Correlati