Cos’è l’amore? Quello che vediamo in una soap opera o in un reality show? “L’amore è concreto ed è casto”, ha detto Papa Francesco ai giovani torinesi nel giugno 2016. Un’esortazione ad andare controcorrente, a non credere a slogan pubblicitari che nel campo dell’affettività sono maestri in contraffazione, riuscendo a vendere “vetro al posto di diamanti”. Prendendo in prestito questa metafora del Santo Padre: quanto è difficile oggi per una giovane adolescente trovare il diamante delle realizzazione affettiva? E’ una pietra preziosa a portata di mano, ma la cui brillantezza è spesso offuscata dalle tante banalizzazioni della sessualità, impoverita e ad imbarbarita da contenuti pornografici sempre più accessibili. Quanto è arduo aiutare una giovane ad accogliere il proprio corpo così come è stato creato, a scoprire una femminilità che si rivela appieno nell’incontro con l’altro, il maschile? Per amare è indispensabile conoscersi, amare sè stessi e il proprio corpo.
Su questo presupposto si fonda il programma internazionale per adolescenti Teen STAR – Sexuality Teaching in the context of Adult Responsibility – sviluppatosi negli Usa degli anni Ottanta per opera della ginecologa Hanna Klaus, oggi diffuso in più di 40 Paesi e seguito da oltre 35.000 persone ogni anno.
“Alcuni studi internazionali – spiega Donatella Mansi, presidente Teen Star Italia – ne hanno dimostrato l’efficacia per quanto riguarda l’età d’inizio non precoce delle esperienze sessuali, l’interruzione di comportamenti sessuali a rischio e la riduzione delle gravidanze. E’ sempre più evidente che i giovani iniziano il loro cammino umano senza conoscersi con una domanda di fondo inespressa e soffocata: chi sono? perché esisto? Sembrano “costrette” a vivere in un eterno presente dove tutto, diventa oggetto di spettacolarizzazione e condivisione superficiale. Rispondiamo alle loro domande facendogli conoscere la bellezza e l’armonia del corpo, nella sua dimensione oggettiva, comune alla donna e all’uomo di qualsiasi latitudine e longitudine. Per crescere e raggiungere una solida identità personale, l’adolescente deve poter integrare l’appena sbocciata capacità sessuale e il profondo desiderio di amare ed essere amato con il processo identitario in atto. Questa è la sfida alla quale un’educazione integrale non può sottrarsi”.
Dott.ssa Mansi, perché occorre imparare l’affettività? Non è qualcosa istintivo?
Nell’era digitale, assistiamo ad un progressivo cambiamento dei costumi sessuali socialmente condivisi, soprattutto tra le nuove generazioni. Il mondo degli adulti sembra ancora non rendersene conto. In Italia le statistiche osservano un abbassamento dell’età media del primo rapporto sessuale, che si colloca intorno ai quattordici anni e una tendenza, sempre crescente, a una minore “esclusività sessuale”.
L’adolescenza, è una fase di transizione, caratterizzata da cambiamenti a livello fisico, psicologico e sociale. In questo periodo il gruppo dei pari assume un’importanza sempre crescente rispetto ai genitori. E’proprio all’interno delle relazioni con i coetanei che gli adolescenti iniziano a pensarsi come possibili partner sentimentali instaurando le prime relazioni, spesso accompagnate da un nuovo interesse nei confronti della sessualità. Impegnarsi in una relazione affettiva con un partner e confrontarsi con la propria capacità sessuale è uno dei compiti di sviluppo per questa fase della vita. Le adolescenti possono arrivare alla decisione di confrontarsi con la loro capacità sessuale con una scelta matura e consapevole oppure attraverso una scelta forzata e influenzata dal partner o dai pari. Affinché la scoperta della sessualità sia un’esperienza positiva, è necessario il raggiungimento di una certa “maturazione”. I ragazzi devono poter essere in grado di controllare impulsi ed emozioni rispettando le esigenze del partner, essere capaci di riconoscere e opporsi a eventuali tentativi di manipolazione, saper valutare le conseguenze dei propri comportamenti sul piano relazionale e riproduttivo. Nelle adolescenti più giovani e immature queste competenze possono mancare o non essere ancora del tutto sviluppate, aumenta così la probabilità di comportamenti a rischio che possono condurre a esiti negativi piuttosto gravi: banalizzazione e uso del corpo, infezioni a trasmissione sessuale, gravidanze indesiderate.
Come intervenite?
I ragazzi che partecipano vengono accompagnati da tutors attraverso esercitazioni, drammatizzazioni, discussioni di gruppo. Durante lo svolgimento del programma sono previsti dei momenti di incontro con i genitori perché è necessario che condividano gli obiettivi del programma e siano anch’essi protagonisti.
Quanto è importante il ruolo genitoriale nello sviluppo dell’affettività delle ragazze?
Molto. I nostri figli hanno bisogno di essere guardati ed ascoltati senza paternalismi. Il cuore si educa con la fiducia. Quando fin dall’infanzia la coppia genitoriale è unita, i bambini imparano che possono parlare di tutto, sanno che al di là di qualsiasi errore, anche quando c’è un rimprovero, ricevono un amore incondizionato. Durante la pubertà sorgeranno, è inevitabile, i conflitti generazionali ma, papà e mamma ci sono, aspettano, a volte dovranno mettere dei “paletti” ma, “io appartengo, sono parte di loro”. Insieme si giudicano le circostanze, si parla di quello che accade nel mondo, si decide cosa fare, si commenta un film, si giudica un comportamento e si danno le ragioni della speranza di fronte alle difficoltà, alle malattie ed alla morte. Si impara ad amare quando si è amati. Quando non c’è questa relazione familiare fondante, le ragazze e i ragazzi hanno paura di vivere, non vogliono crescere, sono alla ricerca di modelli con i quali identificarsi. Il gruppo dei pari diventa allora un ancora alla quale aggrapparsi e allora i comportamenti non sono delle scelte personali ponderate, ma delle regole da seguire per essere riconosciuti. Epifenomeno di questo disagio silenzioso sono alcune patologie relazionali come l’anoressia, le dipendenze, il cyberbullismo, il sexting ecc.

Voi operate in Europa, in America Latina, in Africa: contesti profondamente diversi. Le sfide sono le stesse?
Fino a circa 20 anni fa il processo conoscitivo era deduttivo, fondato su assiomi universalmente riconosciuti e quindi oggettivo. Nell’età evolutiva l’apprendimento era sempre mediato da una relazione che, dando valore a persone e cose, metteva in atto il processo identitario, la scoperta del sé in relazione agli altri. Nell’era digitale è mutato il paradigma del processo conoscitivo: le nuove generazioni conoscono in modo induttivo ed il processo conoscitivo è legato all’esperienza soggettiva di ciascuno; si può prescindere dai tempi della relazione e la comunicazione si realizza in un “non-luogo” dove la dimensione corporea svanisce, lontano dalle tangibili modalità di rapporto con la realtà. Nonostante ciò, il corpo continua ad avere una serie di esigenze, esercitando un potentissimo richiamo. I nostri ragazzi, sul piano intellettuale, sono emancipati e seguiti, mentre sul fronte relazionale ed affettivo, li vediamo sempre più disorientati e in balia di pulsioni ed emozioni. Mancano di competenza emotiva. Condividiamo queste riflessioni con i responsabili di ogni Paese nel Congresso internazionale che si svolge ogni due anni in un Paese diverso: il prossimo anno saremo a Santiago in Cile.
Quale il ruolo svolto dai vostri tutors?
La figura del Tutor Teen STAR è un elemento indispensabile. Il Tutor ha il compito di accompagnare le adolescenti nella scoperta del corpo con i suoi ritmi biologici per vivere in modo libero e responsabile un’esperienza matura della sessualità. La conoscenza del dinamismo biologico del proprio corpo per le giovani è molto importante: scoprono la bellezza della reciprocità nell’amore, e acquisiscono la consapevolezza che l’altro è il soggetto dell’incontro, colui al quale dono me stesso e dal quale ricevo l’amore che compie la mia umanità. Imparano a percepire l’armonia che regola la struttura del corpo, le sue leggi, i suoi limiti, i suoi confini ineludibili già inscritti nel nostro essere dal concepimento. Osservando e descrivendo il femminile ed il maschile, nella loro assoluta differenza, dalla formazione del cervello al comportamento, scoprono la presenza della potenzialità generativa insita nella struttura della persona, e identificano l’ordine e la bellezza di un equilibrio biologico perfetto
Articolo tratto dalla rivista DMA. Leggi qui:




