I Papi e i diritti umani

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Presentato nei giorni scorsi il volume “I diritti dell’uomo nell’insegnamento della Chiesa: da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II”. Il libro, frutto di un impegnativo lavoro di ricostruzione storica, è stato curato da Giorgio Filibeck del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace per i tipi della Libreria Editrice Vaticana. L’autore ripercorre la storia delle conquiste effettuate negli ultimi anni in nome dell’unicità e irripetibilità dell’uomo, capolavoro di Dio. Tuttavia sottolinea come ancora si verifichino nel mondo gravi violazioni dei diritti umani; un esempio: più di 400 milioni di persone sono perseguitate a causa della fede. Il servizio di Paolo Ondarza:

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Lo sforzo di Giorgio Filibeck nella stesura del volume “I diritti dell’uomo nell’insegnamento della Chiesa. Da Giovanni XXIII a Giovanni Paolo II” è frutto di un impegnativo lavoro svolto con cura e passione. Dalle pagine del testo, edito per i tipi della Libreria Editrice Vaticana, emerge il costante interesse che la Chiesa ha avuto negli ultimi cinquant’anni su questo argomento. Il ritardo con cui è arrivata ad interessarsi a questo tema e la rapidità con cui ne è diventata la maggiore sostenitrice.

 

Fu l’Enciclica Pacem in terris di Papa Giovanni XXIII, il primo documento in cui c’è un esplicito riferimento alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo. Il Concilio Vaticano II e la Gaudium et spes fecero il resto. Il grande passo venne fatto con la Dignitatis humanae, che sancì la libertà di religione a partire dal concetto di dignità umana.

 

La Chiesa da Giovanni XXIII in poi ha dato il suo grande contributo nel sottolineare l’indivisibilità dei diritti umani evitando di cadere nel pericolo della disgregazione che nasce dalla distinzione tra diritti primari e secondari. Fin dai primi discorsi del Papa buono alle parole di Giovanni Paolo II è stata difesa la dignità ed unicità di ogni essere umano, il suo diritto alla vita, alla salute, alla cultura, al lavoro.

 

Una dedizione motivata dal fatto che i diritti umani trovano la  loro fondazione nell’umanità del Figlio di Dio. La parola a Giorgio Filibeck:

 

E’ la luce dell’incarnazione che dà il senso ai diritti dell’uomo nella prospettiva cristiana. Se il Signore si è fatto uomo è segno che la dignità della creatura umana, come l’ha pensata e l’ha attribuita il suo Creatore, è incomparabile e come tale va tutela e difesa fino in fondo”.

 

Il Vangelo è infatti la vera sorgente, il punto da cui partire per la tutela dell’uomo, la luce nuova con cui guardare ai diritti umani; novità donata come grazia ad ogni uomo  e responsabilità affidatagli per il bene di tutti. Lo ricordano le parole di Cristo: “Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l’anima”. Un monito, questo, a non inseguire i soli beni materiali, ma perseguire il vero bene della persona che è la persona stessa.

 

Dal testo curato da Filibeck emerge un concetto di dignità personale come proprietà indistruttibile di ogni uomo colto nella sua irripetibilità, nel suo essere qualcuno, eternamente ideato e prescelto. Cristo è la novità: un amore di predilezione verso gli ultimi. Una novità da tenere sempre presente, per ricordarsi sempre che i diritti dei deboli non sono diritti deboli. Lo ha sempre ribadito Karol Wojtyla, il Papa che come mai nessuno prima di lui si è fatto difensore i diritti umani. Una vocazione nata dall’essere stato testimone vivo degli orrori del comunismo e del nazismo in Polonia.

 

Un messaggio emerge continuo dal testo di Filibeck: interesse all’altro ed universalità dei diritti. Tornano a mente le parole di San Paolo: “Non esiste più giudeo né greco”, la dignità dell’uomo è dignità di ogni uomo. Un pensiero corre al Medio Oriente:

 

“Non se ne può uscire in altro modo se non riprendendo il cammino del dialogo verso la prospettiva di riconciliazione, anche se questo è molto difficile”.

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Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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