Il Family day riempie San Giovanni

@Paolo Ondarza, Radio Vaticana

Ieri pomeriggio a Roma la manifestazione “Difendiamo i nostri figli. Stop al gender nelle scuole”. Un evento partito dal basso, voce di un popolo che dice basta alla colonizzazione ideologica e all’equiparazione tra matrimonio e unioni civili. 400.000 i partecipanti secondo la Questura. C’era per noi Paolo Ondarza:

La pioggia scrosciante non ha scoraggiato gli oltre un milione di partecipanti, secondo gli organizzatori. Un evento non ideato dalle grandi organizzazioni o movimenti, ma nato dal basso appena 18 giorni fa. Il presidente del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini:

“Questa piazza ha largamente superato le nostre previsioni e si è avvicinata ai nostri desideri. Queste sono le famiglie italiane, famiglie semplici, normali, che hanno nonni, genitori, figli, nipotini… e che vengono in piazza con sacrifici personali: voglio sottolinearlo! Questa è gente che si è autofinanziata, si è pagata il viaggio, fa due notti insonni; sono qui, nessuno li finanzia, per mandare questo grande messaggio: tutelateci! Questa è la rappresentazione dell’Italia, non quella delle lobbies legate a ideologie inconsistenti e fantasiose.

D. _ Tanto lavoro, in poco tempo, ha portato a questo mega raduno. Questo vuol dire che nel popolo italiano il problema è particolarmente sentito?

R.- Esatto. Soltanto in  18 giorni: il comitato nasce il 2 giugno e adesso siamo al 20! Vuol dire che queste persone stavano esattamente aspettando che qualcuno le potesse riunire.

D.- E adesso, dopo questa manifestazione?

R.- Questa manifestazione è un punto di partenza, non di arrivo. Vogliamo continuare il grande lavoro di educazione, formazione, sensibilizzazione culturale!

Una piazza superiore alle aspettative anche secondo l’avvocato Gianfranco Amato, presidente dei Giuristi per la Vita:

R.- Incommentabile, incredibilmente allarga il cuore! Veramente al di là di ogni più rosea aspettativa! Più di un milione di persone. Se consideriamo che in pochi giorni questa manifestazione è stata organizzata, questo ci da l’idea che veramente è un’esigenza che nasce dal popolo!

D.-  Per scendere in piazza in così grande numero, vuol dire che la gente vuole chiedere in modo forte a chi governa una maggiore attenzione alle esigenze della famiglia e in particolare a questo problema della colonizzazione ideologica gender. Va ribadito che la legge è dalla parte di queste famiglie che sono in piazza?

R.- Certo. Tra l’altro qualcuno aveva chiesto più tempo e di rinviare questa manifestazione a settembre, ma l’urgenza è stata dettata dal fatto che ci sono dei provvedimenti normativi liberticidi e molto pesanti in discussione: il ddl Scalfarotto sull’omofobia, il ddl Cirinnà sul matrimonio e l’adozione per le coppie gay, il ddl Fedeli che vuole dare dignità normativa a questo indottrinamento gender nelle scuole. Certamente i politici non possono non tener conto di quello che è successo oggi a piazza san Giovanni. Se noi consideriamo che la Costituzione della Repubblica Italiana dice che la sovranità appartiene al popolo e il popolo è oggi qui in Piazza san Giovanni…

D. – Quanto costa il gender alla scuola?

R. – Sono state spese centinaia di migliaia di euro per dei libretti che poi il governo è stato costretto a bloccare, mentre le scuole cadono a pezzi, mentre i genitori sono costretti a far portare ai propri figli persino la carta igienica a scuola perché manca!

Critiche le associazioni Lgbt che parlano dell’evento di san Giovanni come un salto nella preistoria. Ma sono i volti delle famiglie, giovani e non, a parlare secondo Mario Adinolfi , direttore de La Croce:

R. – Sono emozionato! Non ci ferma nulla davvero, eh? Neanche la tempesta! Sono un po’ intristito: ho sentito un membro del governo dire che è una manifestazione inaccettabile. Poi arrivo qui e incontro solo famiglie con tantissimi bambini… questo è veramente un po’ doloroso! Questa è veramente una festa di popolo, una festa di persone che sono venute a difendere la famiglia, i loro figli, a difenderli da un’avanzata ideologica del gender molto pericolosa nelle scuole.  C’è un Parlamento che forse da questa piazza è davvero scollegato quando parla e legifera contro la famiglia, invece di sostenerla. Non so, forse oggi riusciremo a far partire da una piazza che non è una piazza qualsiasi di Roma, una piazza che ha rappresentato il luogo simbolo delle lotte democratiche, un’inversione di rotta. Mi auguro questo!

Una festa di famiglie, da una piazza storica, espressione del popolo: tante mamme, papà, bambini, giovani e anziani da tutta Italia per dire: “ci siamo, non siamo contro nessuno, basta gender nelle scuole, no ad equiparazioni tra matrimonio e unioni gay, no alle adozioni omosessuali”. Ecco le loro voci:

R. – Vogliamo difendere la famiglia e i nostri figli.

D. – Vi aspettavate di essere così tanti?

R. – Sinceramente sì. Non vogliamo delegare ad altri, in particolar modo allo Stato l’educazione dei nostri figli.

R. – Siamo tutti qua. C’è stata la pioggia e non ci siamo mossi perché vogliamo dire che la famiglia è fatta da papà, mamma e figli.

D. – E’ una piazza per la famiglia, contro nessuno?

R. – Contro nessuno, assolutamente contro nessuno.

D. – Perché in piazza oggi?

R. – Per testimoniare la bellezza della famiglia naturale. Per dire no all’imposizione dell’ideologia gender nelle scuole dei nostri figli, bambini, nipoti che sono il futuro della società

D. – Che cosa vuol dire essere in piazza oggi?

R. – Vuol dire lottare, reagire, di fronte a questa ideologia. Fare rete, fare comunione. Questa ideologia è una vera emergenza. E’ un problema come il lavoro, come le guerre. Secondo me va affrontato. Anche persone, magari timide come me, devono veramente far sentire la loro voce.

Sul palco famiglie, intellettuali, giuristi, persone a vario titolo impegnate nella difesa della famiglia . Hanno aderito Agapo, l’associazione amici e genitori di persone omosessuali, rappresentanti della comunità africana, della comunità islamica, evangelica, ortodossa ed è stata data lettura della lettera del Rabbino capo di Roma. Ha chiuso gli interventi il fondatore del Cammino neocatecumenale Kiko Arguello.

 

 

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 Tra gli effetti della mobilitazione c’è lo slittamento a domani del parere del governo sul ddl Cirinnà in materia di unioni civili e adozione per coppie omosessuali. Ma qual è stato il valore del Family Day 2015? Paolo Ondarza lo ha chiesto al giurista Alberto Gambino, docente di Diritto privato e di Diritto civile all’Università Europea di Roma:

R. – Il valore è rilevantissimo. Quando scendono in piazza dei cittadini vuol dire che la nostra democrazia è molto viva, tanto più se, come nel caso specifico, scendono in piazza pacificamente, con tanti colori, con tanti bambini, per promuovere dei valori che sono insiti nel nostro dna italiano.

D. – E’ stata una manifestazione spontanea partita dal basso; una manifestazione annunciata, ma il cui esito era piuttosto incerto …

R. – Sì, infatti ho colto con grande interesse che siano stati i laici a promuoverla; i pastori della Chiesa hanno seguito da vicino questa manifestazione, ma non sono stati loro i promotori. Questo è un momento di maturazione anche del laicato cattolico e non solo, probabilmente, perché da quello che ho riscontrato erano presenti anche tanti non cattolici. E che il laicato italiano si renda conto della propria responsabilità civile, questa è anche una speranza per la dimensione politica del futuro e dell’impegno dei cattolici in politica.

D. – Si manifestava contro l’ideologia di gender nelle scuole, in particolare contro il ddl Fedeli, e il ddl Cirinnà in materia di unioni civili, sul quale domani il governo esprimerà un parere in vista poi della discussione dei duemila emendamenti. La piazza può in qualche modo influire sulla politica a questo punto?

R.  – Sì, la piazza può influire sulla politica intelligente. Ritengo che questo governo sia pieno di intelligenze, a cominciare dal premier, e non possa essere indifferente verso coloro che sono scesi in piazza, ma anche verso i tanti milioni che erano a casa e che la pensano allo stesso modo. Oggi, quel ddl Cirinnà non è accettabile perché introduce giuridicamente la piena equiparazione tra il matrimonio civile e le unioni tra omosessuali; è l’anticamera per l’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali.

D. – Su questi temi  il clima è accesissimo. La firmataria del ddl sulle unioni civili, Monica Cirinnà, ha parlato della manifestazione di sabato come di un’Italia medievale. Ma secondo lei ci si può confrontare su questi temi in modo sereno, più pacato?

R. – Il Partito democratico aprirà senz’altro una riflessione su questo tema, perché è pacifico che un partito popolare con tanti milioni di elettori non può rappresentare solo una piccola parte, tra l’altro ispirata soprattutto da élite culturali; quindi anche queste reazioni penso che lascino un po’ il tempo che trovano. Andrà verificato, all’interno di quel partito, se davvero tutte le posizioni sono schiacciate su questa reazione della Cirinnà. Io confido che non sia così.

D. – Il Family Day è stata una manifestazione “inaccettabile” secondo Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle Riforme e primo firmatario del ddl sul contrasto all’omofobia…

R. – Sì, quello infatti è il terzo disegno di legge su cui sabato si manifestava – non a favore ovviamente – e che riguarda omofobia e transfobia. Il vulnus maggiore di questo disegno di legge è che abbiamo davanti delle definizioni dai confini molto vaghi, sui quali si introducono dei reati! Non è possibile che quei reati si riferiscano a degli oggetti così vaghi, perché omofobia e transfobia può significare tutto, da una libera manifestazione del pensiero fino a dati di discriminazione molto più significativi.

D. – A questo punto su questi temi, su questi provvedimenti di cui abbiamo parlato, l’Italia per tenere fede alla tradizione di Paese democratico quale è, cosa deve fare?

R. – Deve proseguire il dibattito. Il valore aggiunto della manifestazione di sabato è stato che finalmente si è scoperchiato un tema: il gender, che si stava introducendo nelle scuole in modo – mi si passi l’espressione – surrettizia, perché non c’era un dibattito adeguato. L’Italia è un Paese democratico e quindi ha voluto aprire un dibattito con una piazza positiva, colorata che porterà sicuramente qualcosa di buono.

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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