Il Papa ad Arezzo: l’Italia riprende la via del rinnovamento spirituale ed etico

 Con il conforto morale della fede l’Italia reagisca alla tentazione dello scoraggiamento e, forte della sua tradizione umanistica, riprenda anche, con decisione, la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile. Così il Papa questa mattina ad Arezzo dove, di fronte a circa trentamila persone, nel parco Il Prato, ha celebrato la Messa e recitato il Regina Coeli. Benedetto XVI, per la prima volta in Toscana, è stato accolto dal premier italiano Monti e dal calore della gente della diocesi di Arezzo Cortona Sansepolcro. Tra i doni consegnati al Santo Padre un’offerta per i poveri ed una croce pettorale realizzata dagli orafi aretini, anch’essi colpiti dalla grave crisi economica in atto. Dopo la visita privata in Cattedrale ed il pranzo in Episcopio nel pomeriggio, il Papa volerà in elicottero al Santuario francescano de La Verna per l’incontro con la comunità francescana, quindi in serata il discorso alla cittadinanza di Sansepolcro. Il servizio del nostro inviato Paolo Ondarza:

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Il suono delle campane di tutte le Chiese della città, i cori e gli applausi della gente hanno salutato l’arrivo in elicottero del Papa ad Arezzo. Segno di una Chiesa viva, ricca di espressioni al suo interno, che ha voluto abbracciare il successore di Pietro affidandogli anche la tristezza e la preoccupazione per la crisi in atto, per i tanti giovani senza lavoro, come sottolineato nel suo saluto dall’arcivescovo Riccardo Fontana:

“L’anima si nutre di verità, ma il corpo ha bisogno del necessario: ha bisogno di lavoro. Una famiglia su quattro della nostra Provincia, Padre Santo, rischia di non arrivare alla fine del mese”.

Pensando a chi è nel bisogno e in un momento segnato da una profonda sfiducia verso le istituzioni, Benedetto XVI ha affidato all’intercessione di Maria, Madonna del Conforto, che sostenne gli aretini durante il terremoto del Settecento, la città e l’intero paese:

“Invochiamo da Dio il conforto morale, perché la comunità aretina, e l’Italia intera, reagiscano alla tentazione dello scoraggiamento e, forti anche della grande tradizione umanistica, riprendano con decisione la via del rinnovamento spirituale ed etico, che sola può condurre ad un autentico miglioramento della vita sociale e civile”.

“La complessità dei problemi” – ha aggiunto – “rende difficile individuare le soluzioni più efficaci per uscire dalla situazione presente”. Il successore di Pietro ha rinnovato l’impegno della Chiesa a rendersi solidale con chi è nel bisogno, condividendo risorse, promuovendo stili di vita più essenziali, contrastando quella cultura dell’effimero che ha illuso molti, determinando una profonda crisi spirituale.

Ognuno è chiamato a dare il proprio contributo, – ha esortato il Papa –, ognuno può svolgere la sua parte per il bene comune rispondendo alla chiamata di Dio: al sacerdozio, alla vita consacrata, alla vita coniugale, all’impegno nel mondo. Una missione che – ha spiegato il Santo Padre – trova sostegno nello spirito che nei secoli ha animato sia l’antica Chiesa aretina attenta a costruire la città dell’uomo ad immagine della Città di Dio che la comunità civile locale distintasi più volte per il senso di libertà e la capacità di dialogo tra componenti sociali diverse.

“Questa Chiesa diocesana, arricchita dalla testimonianza luminosa del Poverello di Assisi, continui ad essere attenta e solidale verso chi si trova nel bisogno, ma sappia anche educare al superamento di logiche puramente materialistiche, che spesso segnano il nostro tempo, e finiscono per annebbiare proprio il senso della solidarietà e della carità”.

Il Papa ha ricordato come, anche recentemente, queste terre abbiano dato prova di saper accogliere chi qui è venuto in cerca di libertà e lavoro. “Testimoniare l’Amore di Dio verso gli ultimi” – ha detto Benedetto XVI – “si coniuga anche con la difesa della vita dal suo sorgere al suo termine naturale, con la difesa della famiglia, attraverso leggi giuste e capaci di tutelare anche i più deboli”. “Come nel Medioevo, gli statuti di queste città furono strumento per assicurare a molti i diritti inalienabili” – ha concluso il Pontefice – “così anche oggi continui l’impegno per promuovere una città dal volto sempre più umano. In questo la Chiesa offre il suo contributo”.

Due fari continuano ad illuminare la società aretina. Benedetto XVI li ha indicati in Donato, Santo vescovo del IV secolo, patrono della città, apostolo della Tuscia, e nel Beato Gregorio X, sepolto nella cattedrale: il primo è ricordato per aver ricomposto il calice infranto, immagine dell’opera pacificatrice svolta dalla Chiesa per il bene comune. Il pontificato del secondo tese all’unità del popolo di Dio misurandosi con i problemi del suo tempo come la ricomposizione dello scisma con l’Oriente.

“Seguendo la grande tradizione della vostra Chiesa e delle vostre Comunità, siate autentici testimoni dell’amore di Dio verso tutti!”.

Per la prima volta in Toscana, patria del Rinascimento, Benedetto XVI ha quindi ricordato:

“Questa terra, dove nacquero grandi personalità del Rinascimento, da Petrarca a Vasari, ha avuto parte attiva nell’affermazione di quella concezione dell’uomo che ha inciso sulla storia d’Europa, facendo forza sui valori cristiani”.

Occorre, dunque, fare memoria del passato, per guardare con fiducia al futuro, seguendo Cristo e coinvolgendosi in prima persona nell’edificazione del bene comune. Parole accolte con gioia dai trentamila fedeli sul parco “Il Prato”. A nome di tutti il ringraziamento del sindaco Giuseppe Fanfani:

“Ecco che le Sue parole e il Suo insegnamento ci consentono di alzare la testa dalla quotidianità, di assumere una visione più ampia dei problemi e della vita”.


Ad Arezzo, ieri sera, i giovani hanno vissuto una veglia di preghiera in attesa dell’incontro con il Papa. Paolo Ondarza ha raccolto alcune voci:

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R. – Per me, che sono di Sansepolcro, ha un significato molto importante: il nostro Paese festeggia mille anni. E poi erano anche 500 anni che un Papa non veniva qui, quindi sarà certamente una bella esperienza.

D. – Che cosa rappresenta, per te, il Papa?

R. – Credo che, soprattutto nel mondo e nella società odierni, debba rappresentare un punto di riferimento forte. Per me, più che altro, rappresenta forse la speranza cui possiamo ancora aggrapparci, perché possa darci veramente dei punti ai quali possiamo rifarci per andare avanti in questo mondo difficile, perché la società, spesso, ci porta fuori dalla retta via.

R. – L’incontro, per noi cattolici, rappresenta sicuramente la presenza di Gesù nella nostra comunità, che è poi quello che ci serve e che credo manchi molto in questa società. Credo che la problematica maggiore sia la generale perdita di valori. Qui rappresentiamo proprio i valori cristiani, ma ci sono anche molti altri valori che i ragazzi stanno perdendo: quelli della famiglia, dell’amicizia ed anche dell’affettività fra i sessi. Sono queste le cose che chiediamo in preghiera e che, in questi momenti, possono magari rafforzarsi.

D. – Che cosa rappresenta, per te, Benedetto XVI?

R. – Una guida da seguire. È il nostro ‘capo’, che ci offre i consigli. Noi dobbiamo seguire lui.

D. – Viviamo un momento di difficoltà economica, nel nostro Paese, ed anche di mancanza di punti di riferimento importanti. Perché tanti giovani, questa notte – che è la notte di vigilia per l’arrivo del Papa – hanno scelto di unirsi in veglia e di aspettarlo, chi è il Papa, per i giovani?

R. – Il Papa è sicuramente il nostro principale punto di riferimento. È il Pietro dei giorni nostri, e quindi se Gesù ha scelto lui noi non possiamo che seguirlo per cercare – come ci dice sempre il nostro vescovo – di ‘essere della compagnia di Cristo’.

D. – Se potessi dire qualcosa a Benedetto XVI, cosa gli diresti?

R. – Non lo so. Sarebbe veramente un’emozione enorme poterlo avere di fronte e poterci parlare. Certamente lo ringrazierei, gli direi che prego per lui e gli chiederei di pregare per me.

D. – Se potessi dirgli qualcosa, cosa diresti?

R. – Gli direi grazie per tutto quello che ha fatto e spero di tornare a Roma per poterlo salutare.

D. – Che cosa ti piacerebbe poter dire a Benedetto XVI?

R. – Gli vorrei dire di dar fiducia ai giovani. Non credo che i giovani siano distanti dalla Chiesa: I giovani credono nella Chiesa e vogliono portare, al suo interno, il loro entusiasmo. Chiedo quindi a Benedetto XVI di dare sempre più spazio ai giovani e di dar loro modo di poter esprimere le loro idee come anche i mezzi concreti con cui portarle avanti.

Alla veglia hanno partecipato anche alcuni dei diaconi che sono stati sul palco, questa mattina, con il Papa durante la Messa e le suore carmelitane che incontrano Benedetto XVI nella Basilica di San Donato, presso la cappella della Madonna del Conforto. Anche loro hanno espresso un pensiero al microfono di Paolo Ondarza:

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R. – È, prima di tutto, un’emozione enorme, anche perché, come diceva Rodolfo, anche io, nel 1993, ero presente alla liturgia celebrata da Giovanni Paolo II. Essere nuovamente qui, perciò, rappresenta una continuità, è un vivere questo momento come un momento importante per la nostra Chiesa. C’è quindi una certa continuità tra una visita e l’altra, ed è un dono grande che Benedetto XVI fa a tutti noi. Lo vivo con quest’emozione e con questo riconoscimento, questo senso di ringraziamento a Dio ed al Papa per essere in mezzo a noi.

R. – Viene a confermarci nella fede ma anche a rinvigorirci ed a fortificarci. Il nostro intento è quello di rimanere uniti e pregare tutti insieme, proprio per la conversione di tante persone . La Chiesa, ma il mondo intero, ha veramente bisogno di tanti nuovi apostoli a servizio della Santa Chiesa di Dio.

D. – Sorella, alcune suore carmelitane saranno presenti nella cattedrale di Arezzo proprio nel momento in cui il Papa pregherà…

R. – Per noi si tratta di un privilegio, un momento di grande grazia: essere accanto al santo Padre, poter pregare con lui per tutta la Chiesa ed innanzitutto per la Chiesa di Arezzo ed invocare così la protezione ed il conforto della Madonna, che qui ad Arezzo è venerata soprattutto con il titolo della Madonna del Conforto.

 

Nel pomeriggio il Papa a La Verna: con noi fra Michele Maria Pini

?   Oggi pomeriggio, la giornata del Papa in terra toscana vivrà un altro momento intenso spiritualmente con la visita al Santuario di La Verna, dove San Francesco ricevette le Stimmate. Sull’attesa per questa visita, il nostro inviato, Paolo Ondarza, ha intervistato fra Michele Maria Pini, membro della comunità dei frati minori della Verna:

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R. – Lo accogliamo con tutta la disponibilità e con tutto il desiderio, un po’ perché questo ci dà l’occasione di sentirci confermati nel nostro impegno e nella nostra fede e un po’ nel mettere in luce quella frase che il crocefisso in san Damiano dice a Francesco: vai e ripara la mia casa e quindi Francesco chiede la conferma di quella vita al Papa. Benedetto XVI è successore di quel Papa che ci ha approvati con tutta la disponibilità e con tutta l’accoglienza di colui da cui siamo stati accolti.

D. – E’ dunque un’occasione di verifica per la vostra comunità?

R. – Sì, verifica di vita, verifica di impegno, verifica di servizio. Noi frati della Verna siamo custodi del mistero delle stimmate, non proprietari ma custodi: per meglio distribuirlo, per meglio renderlo noto agli altri.

D. – Un mistero che se non spiegato rischia di non essere compreso da tutti…

R. – Le stimmate sono la conferma da parte di Cristo della vita di Francesco nella coerenza e nell’adesione al messaggio evangelico. Francesco di Assisi qui alla Verna riparte rigenerato, ricreato, nelle stimmate trova la conferma a quello che lui fino a quel momento aveva vissuto.

D. – Come si svolgerà la visita?

R. – Il Papa sarà qui con noi e verrà accolto. Poi ci sarà un incontro in basilica al quale seguirà un momento di preghiera e poi la processione alla cappella delle stimmate, sulla scia di quella processione che dal 1416 viene effettuata qui nel santuario.

D. – Lungo questa processione sarà portato il segno del sangue di san Francesco…

R. – Una reliquia che per noi è molto importante perché ci ricorda visivamente l’evento delle stimmate. La reliquia più cara che abbiamo su questo monte che ci ricorda quell’evento verrà portata davanti al Papa lungo questa processione come ogni volta che in questo santuario festeggiamo la festa delle stimmate.

D. – Sarà lei a portare la reliquia, come vive questo fatto?

R. – Lo vivo con tutta l’emozione e con tutta la tensione positiva dell’evento! Avere nelle mani la reliquia del sangue e dietro di sé, o meglio precedere, il successore di Pietro, non credo che sia una cosa da tutti i giorni!

D. – Fra Michele cosa direte al Papa?

R. – E’ difficile dirlo perché io sono veramente l’ultimo dei frati, il più giovane di questa comunità. L’augurio mio, personale, che farei al Papa è proprio questo: di continuare ad essere per noi il vicario di Cristo, colui che ci addita la via per il Cielo.

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Il Papa in visita oggi anche alla città di San Sepolcro: la gioia della cittadinanza nelle parole del Parroco

?   Terza tappa della intensa giornata di Benedetto XVI in Toscana sarà la città di San Sepolcro. Il Papa vi giungerà in elicottero da La Verna intorno alle 19. L’antico borgo, gemellato con Gerusalmme, fu edificato 1000 anni fa sulle reliquie del luogo della sepoltura di Gesù portate in Italia dai pellegrini Egidio ed Arcano. Si tratta dell’unica città costruita su un progetto teologico attorno ai temi della giustizia e della pace. Dopo un momento di preghiera nella Con–cattedrale, il Santo Padre raggiungerà la Piazza Torre di Berta dove avrà luogo un incontro con la cittadinanza. Al microfono di Paolo Ondarza, don Alberto Gallorini, parroco del Duomo di Sansepolcro:

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R. – Nella nostra storia millenaria noi portiamo il nome di Gerusalemme. Sono stati due pellegrini che hanno fondato la città tornando da Gerusalemme e portando le reliquie del Santo Sepolcro. Si tratta di un grande messaggio riferito sia a Gerusalemme città della giustizia e della pace sia al Santo Sepolcro di Gerusalemme, luogo di resurrezione. La città di San Sepolcro, piccola città, veramente parla di resurrezione da tutte le parti e in tutte le immagini sacre che lì sono custodite a cominciare dalla stupenda resurrezione di Piero della Francesca, massimo figlio di questa terra.

D. – Che cosa attendete da questa visita?

R. – Noi attendiamo prima di tutto un risveglio del nostro essere cristiani e poi aspettiamo un messaggio forte sui temi della pace e della giustizia. Sarà un discorso che interesserà un po’ tutti gli uomini del mondo.

D. – Il Papa, infatti, rivolgerà il suo discorso alla cittadinanza dopo però aver sostato in visita privata nella Con-cattedrale di Sansepolcro…

R. – Lì si fermerà in preghiera davanti all’Eucaristia, davanti al Santissimo. Poi venererà l’immagine straordinaria del Volto Santo di epoca carolingia. Sembra sia l’opera lignea più antica che possediamo in Europa. E’ un’opera monumentale dove è rappresentato Cristo sacerdote Re e profeta in croce, quindi trionfante, Re dei Re e Signore dei Signori.

D. – Don Alberto Gallorini, lei è parroco del duomo di Sansepolcro. Come si pone la gente di fronte a questo grande evento?

R. – Ci sono due atteggiamenti. Il primo riflette una certa difficoltà di fronte alla crisi economica pensando alle varie spese sostenute. Va detto che dal Vaticano si sono raccomandati di spendere il meno possibile e spenderemo il meno possibile, anzi saranno spese irrisorie quelle con cui accogliamo il Papa; l’altro atteggiamento è di grande gioia, di grande attesa, di preparazione fervida che sta muovendo un po’ tutta la cittadina.

D. – Il suo auspicio?

R. – Che questa visita ci aiuti proprio a riflettere sul nostro essere cristiani in mezzo alla nostra gente.

D. – La coscienza di fede è forte nella sua comunità cristiana?

R. – Direi di sì, c’è un bel movimento di gente appassionata di Gesù Cristo, che segue la Chiesa, che è fedele alla Chiesa, che è innamorata della Chiesa.

 

 

Biagio Biagetti: Arte Sacra e Restauro nel primo Novecento

Pittore, restauratore, critico d'arte. Biagio Biagetti è stato un indiscusso protagonista dell'arte cristiana della prima metà del Novecento. Allievo di Ludovico Seitz, ultimo dei Nazareni, ha elaborato nell'ambito della pittura sacra un linguaggio fortemente innovativo, ma fedele alla tradizione. Decisivo il suo contributo all'interno del dibattito sull'arte sacra nel primo Novecento.

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