Un’occasione unica per ammirare da vicino un capolavoro solitamente poco fruibile dal grande pubblico. E’ quella offerta dalla mostra “Il Perugino del Papa. La Pala della Resurrezione: storia di un restauro” aperta al pubblico da domani, 17 marzo, fino al 31 maggio prossimo nel Salone Sistino dei Musei vaticani. L’evento si inserisce tra le iniziative tese a celebrare la pittura di Pietro Vannucci, detto il Perugino, organizzate in Umbria tra il 28 febbraio e il 18 luglio 2004. L’esposizione curata dal direttore dei Musei Vaticani, Francesco Buranelli è stata presentata alla stampa questa mattina. C’era per noi Paolo Ondarza:
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Un’iconografia poco consueta: il Risorto non esce dal sepolcro scoperchiato, come nella tradizione più antica, ma è sospeso sopra la tomba, con allusione all’Ascensione secondo un prototipo figurativo già adottato da Andrea da Firenze nella Cappella Spagnola di Santa Maria Novella. Costituita da quattro assi di pioppo la tavola consente di documentare la metodologia, usuale nella tecnica dell’artista umbro, di riutilizzare in diverse opere gli stessi cartoni realizzati all’interno della sua bottega. L’opera, depredata da Napoleone con il trattato di Tolentino nel 1797, fece ritorno in Vaticano solo dopo il Congresso di Vienna. Da 40 anni la grande Pala si trova nella Biblioteca privata del Santo Padre come indica il titolo della mostra. La parola a Francesco Buranelli, direttore dei Musei Vaticani:
“Erano circa 40 anni che non veniva mostrato in pubblico e ha fatto sempre da quinta a tutti gli interventi pubblici e privati dei Pontefici di questi ultimi anni. Ha assunto un valore storico per quanto riguarda la Chiesa dei nostri giorni perché il quadro è quasi diventato il simbolo dell’annuncio petrino che il Pontefice divulga quotidianamente dal Palazzo Apostolico, vale a dire Cristo si è fatto uomo, morto e risorto”.
Il presente restauro, preceduto dagli interventi del 1818, 1831 e 1954, ha recuperato l’originale cromia dell’opera, restituendole la purezza e la brillantezza originarie. Un accurato intervento ligneo ha consentito inoltre alla Pala la necessaria adattabilità alle variazioni microclimatiche dell’ambiente. Arnold Nesselrath responsabile del reparto per l’Arte medievale e moderna dei Musei Vaticani.
“Il concetto del restauro degli anni Cinquanta è una cosa ancora valida nei nostri laboratori ed ha cominciato la sua grande tradizione anche a livello internazionale negli anni Trenta, quando Papa Pio XI dava un nuovo impulso al lavoro scientifico dei Musei Vaticani e della Santa Sede. Questo è il grande concetto che ha garantito anche i grandi successi nei restauri che avevamo negli ultimi anni nella Cappella Sistina, nelle Stanze e in tanti altri ambienti”.
L’esposizione è dedicata a Giovanni Paolo II per il XXV di pontificato e per il recentissimo primato di aver raggiunto il terzo pontificato più lungo della storia dopo San Pietro e il Beato Pio IX.



