UN ANNO FA GIOVANNI PAOLO II A TORONTO PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU’:
“L’attesa che l’umanità va coltivando tra tante ingiustizie e sofferenze è quella di una nuova civiltà, ma per una simile impresa si richiede una nuova generazione di costruttori”.“Questi costruttori dovete essere voi!”
Con queste parole 12 mesi fa Giovanni Paolo II invitava gli oltre un milione di giovani giunti a Toronto per la 17.ma Giornata Mondiale della Gioventù, a divenire il Popolo delle Beatitudini in un contesto storico segnato dalla paura dei violenti attacchi alle Twin Towers dell’11 settembre. “Siate sale della terra, luce del mondo”, quest’esortazione di Gesù risuonava dalle radio e televisioni di tutto il globo ad indicare che qualcosa di molto forte stava verificandosi in un Canada trasformato. Il “vecchio Papa”, per usare una sua espressione”, dava ad una folla oceanica nel cuore della notte di Downsview Park il mandato a continuare ad essere “Sentinelle del mattino” e testimoniare l’Amore di Cristo in ogni contesto. Ma qual è stato il frutto di quelle giornate? Lo chiediamo a padre Thomas Rosica, direttore nazionale e capo esecutivo della Giornata Mondiale della Gioventù 2002.
“Tutti i muri sono caduti e davvero è stato qualcosa di magnifico. Oggi si cominciano a vedere, qui in Canada, i primi piccolissimi frutti della maturazione della pastorale della gioventù. E’ un processo lento, ma l’importante è che si muova. Ogni Giornata Mondiale della Gioventù dà uno slancio nuovo, uno spirito nuovo ai giovani nel loro cammino di fede, nella loro vita di cristiani. La Gmg di Toronto è giunta in un momento storico particolarmente importante. E’ stato un anno, il 2002, che ha conosciuto molta violenza terroristica, un anno di grandi difficoltà per la Chiesa cattolica soprattutto in Nord America. La Gmg di Toronto è stato un evento particolarmente rilevante perché ha permesso di testimoniare l’importanza della Chiesa, l’importanza del messaggio delle Beatitudini, del Vangelo. E’ stato utile anche per sottolineare la necessità per ogni Chiesa locale, per ogni diocesi di parlare ai giovani. Senza la presenza dei giovani nel cuore della pastorale di una diocesi, che cosa possiamo fare?”.
Ed ora ascoltiamo Giada e Matteo. Due giovani che quella sera del 27 luglio 2002 erano lì a Downsview Park.
R. – Ho sempre fatto di tutto per partecipare e, per esempio, il viaggio a Toronto è stato particolarmente salato. Ho lavorato sodo per potermi permettere questo pellegrinaggio.
R. – Al di là dell’essere magari 500mila 600 mila, che molte volte si dice uno può perdersi in questa grande massa di persone, quando si va con un orecchio aperto, un cuore aperto, il messaggio arriva. Sta parlando a me. Sta proponendo un cammino, una strada.
D. – Cosa ti ricordi in particolare di quelle giornate canadesi?
R.– Il discorso del Papa durante la veglia di sabato. Era proprio una chiamata a vivere con impegno, con fedeltà e anche abbandono però.
D. – Ecco, era un invito a diventare ‘sale della terra e luce del mondo’ …
R. – Per diventare ‘luce’ veramente ho bisogno che Dio operi grandi cose in me. Di mio difficilmente potrei essere da esempio per qualcuno, perché sono piena di peccati e sono quella che sono. Noi portiamo questo tesoro in vasi di creta, come dice San Paolo, affinché sia manifesto che la sublimità di questo amore viene da Dio e non da noi.
D. – Come fare, quindi per mantenere vivo ciò che si riceve in queste occasioni?
R. – Ricordarsi che Dio, in quel momento ci ha incontrato, ci ha chiamato dalle nostre case per dirci che ci ama e cerco di chiedere a Dio che mi aiuti per vivere ancora sempre quell’esperienza che è una esperienza che va sempre in divenire. Non muore mai.
R. – Sono esperienze così forti che quando poi sei in crisi, o ti senti giù, il pensiero di queste esperienze ti rinvigorisce …



