Quasi quattro settimane di intenso lavoro: vescovi, sacerdoti, laici, donne e uomini dai 18 agli 80 anni, accomunati da una grande passione: il mondo giovanile. E’ accaduto in Vaticano dal 3 al 28 ottobre scorsi con lo svolgimento della XVI Assemblea Ordinaria del Sinodo su “I giovani. La fede e il discernimento vocazionale”. La comunità ecclesiale, sollecitata da Papa Francesco, si è messa in ascolto dei giovani.
Con loro ha fatto discernimento e infine ha avviato un processo per una pastorale giovanile in un mondo alle prese con sfide sempre nuove. Ne è scaturito un Documento Finale, frutto del contributo di tutti i partecipanti, 267 Padri, 23 esperti e 36 giovani: dal testo emerge una Chiesa sinodale, ovvero una Chiesa che desidera camminare insieme, senza escludere nessuno. Una Chiesa dove le periferie, gli ultimi o tutti coloro che finora non hanno ricoperto ruoli decisionali, sono nel cuore, al centro. Non poteva mancare all’interno del dibattito dell’Aula del Sinodo il focus sulla questione femminile. Tra le istanze sollevate dai giovani che hanno preso parte al presinodo, la riunione che ha preceduto l’assemblea dei presuli dello scorso autunno, c’era infatti il superamento di ogni discriminazione e la richiesta di un dibattito franco e a mente a aperta sul mancato riconoscimento delle pari opportunità nella società e nella Chiesa.
Nel testo emerso al termine dell’assise dei vescovi la parola “donna” ricorre ben 29 volte e, se durante i lavori molti osservatori hanno denunciato la mancata possibilità di voto data alle partecipanti al Sinodo, le conclusioni a cui si è giunti lasciano intravedere i passi ormai irreversibili nella direzione di una rinnovata corresponsabilità. “Molte donne – si riscontra – svolgono un ruolo insostituibile nelle comunità cristiane, ma in molti luoghi si fatica a dare loro spazio nei processi decisionali, anche quando essi non richiedono specifiche responsabilità ministeriali. L’assenza della voce e dello sguardo femminile impoverisce il dibattito e il cammino della Chiesa, sottraendo al discernimento un contributo prezioso. Il Sinodo raccomanda di rendere tutti più consapevoli dell’urgenza di un ineludibile cambiamento, anche a partire da una riflessione antropologica e teologica sulla reciprocità tra uomini e donne”. La differenza, si osserva, è una ricchezza, ma può essere anche “l’ambito in cui nascono forme di dominio, esclusione e discriminazione da cui tutte le società e la Chiesa stessa hanno bisogno di liberarsi”. La Bibbia infatti “presenta l’uomo e la donna come partner uguali davanti a Dio e ogni dominazione e discriminazione basata sul sesso offende la dignità umana. Essa concepisce anche la differenza tra i sessi come un mistero tanto costitutivo dell’essere umano quanto irriducibile a stereotipi”. Alla relazione uomo – donna, compresa in una vocazione a vivere insieme nel dialogo, nella comunione e nella fecondità in tutti gli ambiti dell’esperienza umana Dio ha affidato la terra.
A dare un carattere prioritario al conseguimento di una piena reciprocità, come ci si propone, determinante è stata la partecipazione dei giovani al Sinodo. Essi infatti – si legge ancora sul Documento Finale – hanno contribuito a “risvegliare” la sinodalità come «dimensione costitutiva della Chiesa e alla quale la Chiesa è chiamata a convertirsi. Missione specifica della comunità ecclesiale è il Popolo di Dio formato da giovani e anziani, uomini e donne di ogni cultura e orizzonte. Uno stile sinodale non può fare a meno di riflettere sulla condizione e sul ruolo delle donne nella Chiesa e nella società. “Un ambito di particolare importanza a questo riguardo è quello della presenza femminile negli organi ecclesiali a tutti i livelli, anche in funzioni di responsabilità, e della partecipazione femminile ai processi decisionali ecclesiali nel rispetto del ruolo del ministero ordinato. Si tratta di un dovere di giustizia, che trova ispirazione tanto nel modo in cui Gesù si è relazionato con uomini e donne del suo tempo, quanto nell’importanza del ruolo di alcune figure femminili nella Bibbia, nella storia della salvezza e nella vita della Chiesa”. Modello di riferimento primario è la Vergine Maria, esempio di umiltà per la Chiesa: vicina alla volontà di Dio e lontana dallo Spirito del mondo e dal carrierismo clericale o laicale. “Giovane donna che con il suo “sì” ha reso possibile l’Incarnazione creando le condizioni perché ogni altra vocazione ecclesiale possa essere generata”; prima discepola di Gesù e modello di ogni discepolato, colei che ha seguito suo Figlio fino ai piedi della croce, e, dopo la Resurrezione, ha accompagnato la Chiesa nascente a Pentecoste”.
Il Sinodo ha quindi evidenziato la necessità di valorizzare i “carismi che lo Spirito dona secondo la vocazione e il ruolo di ciascuno” dei membri della comunità, attraverso un dinamismo di corresponsabilità. “Per attivarlo si rende necessaria una conversione del cuore e una disponibilità all’ascolto reciproco, che costruisca un effettivo sentire comune”. Solo “animati da questo spirito”, si potrà procedere verso una Chiesa partecipativa e corresponsabile, capace di valorizzare la ricchezza della varietà di cui si compone, accogliendo con gratitudine anche l’apporto dei fedeli laici, tra cui giovani e donne, quello della vita consacrata femminile e maschile, e quello di gruppi, associazioni e movimenti”. Emerge con forza la necessità di una Chiesa in cui “nessuno deve essere messo o potersi mettere in disparte. È questo il modo per evitare tanto il clericalismo, che esclude molti dai processi decisionali, quanto la clericalizzazione dei laici, che li rinchiude anziché lanciarli verso l’impegno missionario nel mondo”. Durante il dibattito in aula non è mancato chi, di fronte alla riprovazione e rabbia dei giovani per gli scandali ha chiesto di incrementare la presenza femminile nella Chiesa nella convinzione che le donne abbiano la capacità di spezzare quei “circoli clericali chiusi” che possono aver favorito in qualche misura l’insabbiamento degli abusi sessuali. Da più parti si è levato l’appello a rigettare qualsiasi forma di esclusione o pregiudizio e accelerare i processi di lotta alla cultura machista e al clericalismo per sviluppare una cultura che promuova il pieno rispetto della donna e il riconoscimento dei suoi carismi. La questione ha assunto un carattere talmente prioritario da far nascere in alcuni partecipanti l’interrogativo se sia opportuno o meno convocare un Sinodo universale dedicato al tema della donna. Allo stesso modo è stata messa in luce la necessità di introdurre figure femminili tra i formatori di sacerdoti e religiosi nei seminari e negli istituti.
Grande apprezzamento ha riscosso la proposta di promuovere equipe formate da laici e consacrati, uomini e donne, e finalizzate alla formazione dei giovani. “In effetti, il lavoro di equipe – ha detto suor Nathalie Becquart, Uditrice al Sinodo, ex-Direttrice del Servizio nazionale per l’Evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni della Conferenza Episcopale di Francia intervenendo ai briefing durante i lavori in Vaticano – è “una grande sfida per unire e sostenere i giovani che amano il lavoro di squadra e apprezzano la diversità. Per andare avanti, hanno bisogno di incontrare diverse figure di riferimento nel loro percorso, giovani e anziani, uomini e donne, sacerdoti, laici e consacrati. Chiedono che chi li accompagna nel discernimento vocazionale e nella catechesi rifletta la diversità della Chiesa”. Anche questa è una chiamata ad uscire dal clericalismo, a non delegare cioè il ruolo di formatori solo ai sacerdoti. “I giovani – ha proseguito suor Nathalie – hanno bisogno di vedere una Chiesa dal doppio volto, fatto di uomini e di donne: una Chiesa plurale, inclusiva, che cerca di camminare insieme”. “Siamo tutti nella stessa barca, per navigare in questo mondo”. Saremmo stolti se rinunciassimo al potenziale delle donne”, ha detto anche il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga e presidente della Conferenza episcopale di Germania, portando all’attenzione l’esperienza della Chiesa tedesca, dove tante donne sono coinvolte nell’organizzazione della pastorale.
La questione femminile dunque resta sul tavolo, anche perché come ribadito dal Documento Finale, il termine dei lavori non chiude il processo sinodale, ma ne costituisce una tappa. Sarà compito delle Conferenze Episcopali e Chiese particolari proseguire il percorso coinvolgendo famiglie, istituti religiosi, associazioni, movimenti e naturalmente giovani, perché la “fiamma” del Sinodo si diffonda.
Articolo tratto dalla rivista DMA. Leggi qui:




