4 gennaio 2016
Tema caldo nell’agenda politica di inizio 2016 in Italia il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili. L’avvio del dibattito a Palazzo Madama è previsto per il prossimo 26 gennaio. Per il premier Renzi è “una ferita che va sanata, l’Italia è fanalino di coda in Europa”. La maggioranza è spaccata soprattutto sul nodo della “stepchild adoption”, ovvero l’adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia, anche omosessuale, del figlio naturale o adottivo del partner. Secondo i più critici il provvedimento equipara unioni gay e matrimonio e rischia di aprire alla pratica dell’utero in affitto. Al microfono di Paolo Ondarza la riflessione di mons. Pietro Maria Fragnelli, vescovo di Trapani e presidente della Commissione Cei per la famiglia:
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R. – Certamente la materia che si appresta a passare dalla Commissione al Parlamento sollecita la coscienza civile di tutti gli italiani, quindi anche dei cattolici. Si tratta, da un lato, di arrivare a definire un quadro sia giuridico che psicologico adeguato alla necessità reale di ogni persona e dall’altro – anche al di là delle possibili strumentalizzazioni ideologiche – di mettersi veramente dalla parte dei più deboli.
D. – In particolare, il dibattito si sta concentrando sulla questione della “step child adoption” che, secondo alcuni, aprirebbe di fatto all’adozione più in generale per le coppie omosessuali e quindi andrebbe contro il diritto dei minori ad un papà ed una mamma …
R. – La sensibilità nei confronti del minore, del bambino, non solo dei cattolici ma di ogni sano esperto di psicologia, dice che il bambino ha diritto alla rappresentanza maschile e femminile, alla presenza del padre e della madre. Quindi su questa materia bisognerà ancora confrontarsi, non rimanere in situazioni grigie che si servono del bambino per questioni – se vogliamo – più di potere da affermare, piuttosto che di servizio da offrire.
D. – Pensando al valore fondante che ha il matrimonio tra un uomo ed una donna per la società, quali considerazioni si possono fare nel momento in cui si affronta il nodo, la questione, delle unioni civili?
R. – Forse Papa Francesco ha dato, fin da quando è stato a Filadelfia, un’indicazione: ci ha voluto dire che c’è una “fabbrica naturale” di speranza, la famiglia, oltre la quale non è lecito – come dire – ”passare oltre” semplicemente perché magari ci sono altre urgenze che impongono attenzioni immediate, dirette a qualcos’altro. Perciò, noi cattolici abbiamo il dovere di riscoprire che cosa vuol dire che la famiglia è una fabbrica di speranza non solo nel nostro Paese, ma forse anche negli altri Paesi. Gli altri Paesi, quelli europei, a cui a volte si pensa di conformarsi, hanno bisogno di riattingere a questa fabbrica di speranza che invece la Chiesa porta avanti nel mondo intero.
D. – Altrimenti, cosa si rischia?
R. – Si rischia di complicare il rapporto tra noi e si rischia di definire sempre meno chiaramente una società dove abbiamo la gioia di vivere insieme. Rischiamo di fare un Paese legale che invece di aiutare il Paese reale non lo comprende più, va per conto suo e noi non abbiamo nessun interesse a costruire un Paese legale che sia in contrapposizione o comunque indifferente al Paese reale.
D. – Qual è il ruolo del laicato cattolico?
R. – Il laicato cattolico ha una responsabilità grande: quella, da un lato, di continuare a nutrirsi delle sue radici, delle sue fonti di ispirazione – la Parola di Dio, il confronto con il Magistero – e, dall’altro, quello di leggere i segni dei tempi, di aprirsi al dialogo serrato e serio con qualunque persona su cose che sono diventate di emergenza, urgenti, nel dibattito interno dell’Europa e del mondo. Se il tema, il percorso delle unioni civili porterà avanti insieme una visione personalistica e comunitaria, questa sicuramente potrà essere un’occasione, un segno dei tempi all’interno dei quali noi vogliamo essere presenti senza paura, con grande fiducia nel Signore da un lato, ma anche nella ragione umana, nel buonsenso, nella capacità di dialogo.
14 gennaio 2016
Unioni civili. Oltre 100 giuristi dicono no al ddl Cirinnà
Il ddl Cirinnà sulle unioni civili divide la politica. E’ tensione all’interno del Pd sullo stralcio della contestata stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner. Il provvedimento arriverà in aula al Senato il prossimo 28 gennaio e ha ricevuto ieri una bocciatura da Forza Italia. Intanto sono oltre 100 i giuristi che hanno aderito all’appello del Centro studi Livatino contro il ddl. Tra i punti contestati: l’equiparazione al matrimonio, la non ammissibilità dell’adozione o dell’affido dei minori e il rifiuto della pratica dell’utero in affitto che il testo rischia di legittimare. Al microfono di Paolo Ondarza uno dei firmatari, Filippo Vari, docente di diritto costituzionale all’Università Europea:
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R. – La Costituzione configura un regime privilegiato per la famiglia. Questo Disegno di Legge vuole svilire questa preferenza, attribuendo lo stesso regime della famiglia a forme di convivenza che hanno una diversa funzione nella società.
D. – Voi evidenziate il danno derivante per i minori dalla “Stepchild adoption”, l’adozione del figlio del compagno…
R. – C’è un danno perché la legislazione in vigore, ma anche la Corte Costituzionale, hanno sempre riconosciuto: non esiste un diritto degli adulti all’adozione, ma esiste il diritto di un bambino ad essere inserito invece in una famiglia. Questo Disegno di Legge, nel prevedere la “Stepchild adoption”, non garantisce che i minori abbiano un padre e una madre – come, invece, vuole la Costituzione – ma finisce per dare ad un bambino due padri o due madri.
D. – Voi, tra l’altro, dite no anche all’alternativa alla “Stepchild adoption”, ovvero la soluzione dell’“affido rafforzato”…
R. – L’affido è un istituto che sorge con presupposti radicalmente diversi. E’ una soluzione di compromesso, che però nasconde una grave ipocrisia. Su certi temi il compromesso non è possibile! In realtà anche con l’affido non cambierebbe il fatto che il minore, anziché trovarsi inserito in una famiglia in cui c’è un padre e una madre, si troverebbe ad essere inserito dall’ordinamento in una diversa forma, in cui ha due punti di riferimento che non sono il padre e la madre, ma sono o due padri o due madri.
D. – Non credete che il tentativo sia, invece, quello di favorire in qualche modo il minore nel garantirgli una figura di riferimento genitoriale?
R. – La figura di riferimento genitoriale il minore ce l’ha ed è il genitore biologico con il quale convive. Dopodiché l’ordinamento già prevede strumenti adeguati: se il genitore muore, il partner del genitore, se c’è un legame affettivo stabile con il minore, può adottarlo.
D. – Il partner anche dello stesso sesso?
R. – Sì, si, si! Dopo che è morto il genitore…
D. – Voi dite: i diritti individuali che vengono chiesti, in realtà, sono già riconosciuti e non serve una legge ad hoc…
R. – In realtà qui l’intento è di creare una forma di convivenza che venga equiparata alla famiglia. Nessuno mette in dubbio la legittimazione del convivente ad andare a trovare in ospedale, andare a trovare in carcere…
D. – Tutto questo è garantito oggi dalla legge?
R. – Oggi questo è tutto garantito. Poi insisto: un problema specifico di riconoscimento dei diritti dei conviventi non c’è oggi. Mi sento, con la stessa onestà, di dire che un singolo problema potrebbe sorgere, rispetto a casi della vita che noi non siamo nemmeno in grado di immaginare, ma se sorgesse si interviene puntualmente e non con un disegno istituzionale … La critica che a me si potrebbe fare è quella di dire: “Sì, però il partner non gode della pensione di riversibilità”. Qui però bisogna capirsi: la Costituzione pone sullo stesso piano tutti i figli nati in un matrimonio o nati al di fuori; per quanto riguarda, invece, la posizione dei partner la Costituzione volutamente discrimina, perché la Costituzione riconosce la specificità della formazione sociale familiare. La pensione di reversibilità – ad esempio – ha un costo per la società; la società si sobbarca questo costo notevolissimo non perché i coniugi si vogliono più bene rispetto ad altre unioni: la pensione di reversibilità e tanti diritti sono garantiti in maniera esclusiva ai coniugi proprio per questa funzione infungibile che la famiglia ha nella società e che noi chiediamo che il legislatore finalmente cominci a riconoscere e a promuovere in maniera adeguata, visto che l’Italia è uno dei fanalini di coda per quanto riguarda le politiche pubbliche a sostegno delle famiglie. Il motivo più grande di crisi dello stato sociale in Italia è l’“inverno demografico”.
D. – Voi contestate l’iter, la modalità con cui questo ddl arriva all’Aula del Senato…
R. – Per la prima volta l’Aula si trova ad esaminare un Disegno di Legge, senza che questo Disegno di Legge sia stato esaminato dalla competente Commissione parlamentare. Questa è una gravissima forzatura!
18 gennaio 2016
Ddl Cirinnà, dal Quirinale dubbi di incostituzionalità
Ddl Cirinnà sulle unioni civili sempre al centro del dibattito italiano. Ieri il presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco ha definito il Family day del prossimo 30 gennaio una “manifestazione dalle finalità assolutamente necessarie” e ha denunciato la “grande distrazione da parte del Parlamento” rispetto ai “veri problemi dell’Italia”, disoccupazione in testa. Intanto, secondo il quotidiano La Repubblica, il governo starebbe pensando ad emendamenti al ddl sulla base di dubbi di incostituzionalità sollevati dal Quirinale. Il servizio di Paolo Ondarza:
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Il rimando della presidenza della Repubblica è alla sentenza 138 del 2010 della Corte Costituzionale dove si legge che i costituenti tennero presente la nozione di matrimonio che stabiliva – e ancora oggi stabilisce – che i coniugi debbano essere persone di sesso diverso. Davvero il ddl Cirinnà equipara unioni civili al matrimonio e quali gli aspetti incostituzionali? Lo chiediamo al costituzionalista Carlo Cardia:
R. – Di sicuro quando si fa un rinvio ad uno status o anche a diritti e doveri desunti da uno status matrimoniale, noi stiamo sulla strada dell’equiparazione. Non è un fatto nuovo quello che sta avvenendo in Italia: in altri Paesi è avvenuta la stessa cosa. Io mi riferisco alla Germania in particolare, ma anche all’Inghilterra, dove si fece un parziale riferimento allo status coniugale pur dicendo che non si trattava di matrimonio: poi, però, la Corte Suprema o l’organismo preposto all’interpretazione delle leggi ne desunse che “poiché si trattava di una equiparazione, andavano estesi anche altri diritti”. E quindi l’equiparazione diventava completa. L’altra considerazione è, invece, più di fondo: noi abbiamo la nostra Costituzione in cui si parla di società naturale e quindi è del tutto ovvio che si riferisca al rapporto uomo-donna. Ma tutti dimenticano che le Carte internazionali dei diritti umani parlano addirittura esplicitamente di uomo e di donna: la Convenzione europea del 1950 parla di matrimonio fra uomo e donna; la Dichiarazione – e poi la Convenzione internazionale – sui diritti del fanciullo parla del dovere dei genitori, del padre e della madre e aggiungono “di riconoscere una funzione speciale alla maternità”. Ecco, allora, noi dobbiamo avere davanti questo quadro solenne, formale, incontrovertibile della presenza dei genitori, di un uomo e di una donna, per la crescita e il futuro del bambino.
D. – L’equiparazione al matrimonio contenuta nel Ddl Cirinnà, al di là degli aspetti che regolamentano ad esempio la scelta del cognome o l’abitazione, è sostanziale?
R. – Non c’è dubbio, equipara nella sostanza. Quando lei comincia a parlare delle due persone come se fossero coniugi, la legge già dice che sono coniugi. Noi siamo arrivati ormai in alcuni Paesi – ma non in tutti – a parlare di “genitore 1” e “genitore 2”. Cosa vuol dire questo? Che si nasconde la parola “babbo” e “mamma” o “papà” e “mamma”.
D. – Quindi non è tanto la Stepchild adoption, ovvero l’adozione del figlio del partner, di cui tanto si sta parlando in questi giorni, il nodo critico del Ddl Cirinnà, quando proprio la definizione in essa contenuta di unione civile?
R. – Il vero punto è che se c’è l’equiparazione al matrimonio, l’adozione prima o poi una Corte di Cassazione dirà – come è anche logico che sia – che è una conseguenza del rapporto matrimoniale. Questo è il punto vero!
D. – L’obiezione a questo punto è: quando i costituenti scrissero la Carta, la questione delle unioni civili e quindi delle unioni omosessuali non era urgente. Oggi i tempi sono cambiati…
R. – Se vogliamo metterla sul piano formale diciamo allora che se questa questione non era presente, si deve cambiare la Costituzione, perché adesso questa cosa si è fatta presente. Ma attenzione: non confondiamo i 50-60-70 anni dall’approvazione della Costituzione con i secoli di storia, che arrivano fino alla nascita del primo uomo e della prima donna, il cui matrimonio è sempre stato concepito cosi.
D. – Professore, la stessa sentenza 138 del 2010 della Corte Costituzionale invita a dare un riconoscimento giuridico alle coppie omosessuali: a partire da cosa?
R. – A partire dai diritti che possono richiedere su una serie di temi. Questo si può fare benissimo: i diritti individuali…
D. – Mancano questi diritti oggi?
R. – Non sono chiari; alcuni non ci sono; altri sono affidati possiamo dire alla buona volontà: se due persone si trovano in ospedale e uno vuol fare l’assistenza e vuole avere anche il contatto con il medico, dipende da chi incontra… Non è assicurato in maniera automatica! Quindi c’è un lavoro da fare, ma fermo restando il carattere individuale, che non vuol dire declassare questi diritti – anzi, forse, si rafforzano! – ma tenendo fermo che quella unione, quel rapporto non è il matrimonio naturale.
22 gennaio 2016
Verso il Family Day. Adinolfi: straordinaria mobilitazione popolare
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R. – Stiamo parlando sicuramente di più di un milione di presenze: il catino del Circo Massimo è immenso. Sono arrivate davvero una moltitudine di adesioni da famiglie che, tra l’altro, si muovono autonomamente. Stiamo parlando di oltre tremila pullman che caleranno su Roma e di tante altre persone che si muoveranno in treno o con mezzo proprio e c’è una grandissima mobilitazione della città di Roma.
D. – Famiglie che si muovono autonomamente, a proprie spese. Questa considerazione ci dà l’idea di una mobilitazione che parte dal basso, promossa dalle famiglie…
R. – Esatto, è una manifestazione promossa dalle famiglie, dal basso, dal Comitato “Difendiamo i nostri figli”. E’ una manifestazione povera, diciamolo, con pochissime risorse. Non è una manifestazione organizzata con un pranzo al sacco, come accade spesso per altre mobilitazioni: siamo spinti da un popolo straordinario, che ci sta incoraggiando in una maniera commovente. Ci sentiamo di poter dire che c’è una mobilitazione popolare che arriva davvero dal basso, come diceva Papa Francesco “senza vescovi pilota”, totalmente spontanea, ma proprio perché spontanea, bellissima!
D. – La piazza del 20 giugno scorso si riempì anch’essa senza vescovi-pilota, spiazzando tutti. Puntare al Circo Massimo è un’ambizione, ma anche un rischio?
R. – E’ un grande rischio, però un rischio calcolato, derivante dalle tantissime adesioni che stanno arrivando e semplicemente dal fatto che San Giovanni non ci conteneva. Ricordo poi che la manifestazione di San Giovanni del 20 giugno nacque senza alcun sostegno da parte dei media. Pochissimi media avevano dato la notizia che ci fosse quella manifestazione. Questa volta c’è una grandissima attesa anche mediatica dei sostenitori e dei detrattori, che raccontano questa piazza con toni diversi. Questo vuol dire, dunque, che però tutta Italia già sa quanto sia importante l’appuntamento del 30 gennaio, e questo ovviamente agevola anche la mobilitazione.
D. – Una piazza che vuole dare voce ai tanti “sì” alla famiglia, più che ad una contrapposizione: “sì” alla famiglia, “sì” alla tutela dei diritti dei minori. C’è da riscontrare che contestualmente una settimana prima, il 23 gennaio, ci saranno mobilitazioni in almeno 82 città italiane dei sostenitori del ddl Cirinnà…
R. – Ci si confronterà nelle piazze, come bisogna, dando voce al popolo italiano, ascoltando le diverse istanze. Questo è un elemento positivo, di vitalità democratica, che non può essere che sottolineato con attenzione ed anche – voglio dire – con un po’ di gioia. E’ bello vedere un Paese palpitare intorno a temi così decisivi come il diritto di un bambino ad avere una mamma ed un papà; il diritto di tutela della famiglia naturale. E’ giusto: diciamo tanti “sì” e sono “sì” ai diritti civili. E il primo diritto civile è il diritto di un bambino ad avere una mamma ed un papà e a non essere mai considerato oggetto di una compravendita. Questo è il grande “sì” che diciamo ai diritti dei più deboli, dei soggetti più deboli di questo Paese.
D. – E a proposito di uno degli aspetti più controversi del ddl Cirinnà, ovvero la stepchild adoption, e quindi l’apertura all’utero in affitto, c’è da registrare nelle ultime ore un dibattito molto vivace nel merito. E’ di ieri un emendamento presentato al Senato dai cattolici del Pd, che prevede addirittura l’arresto o una multa per il reato di utero in affitto. E’ sintomo di una coscienza che sta crescendo, sta maturando attorno a questo tema?
R. – E’ un passaggio molto importante questo. Mi fa piacere adesso vedere che anche il partito dei proponenti del ddl Cirinnà – ricordiamo che il Pd è il partito di Monica Cirinnà – si interroghi intorno alla questione e proponga il reato di utero in affitto – attenzione, grande novità – anche se compiuto all’estero. Pone, quindi, questo elemento su un piano di delitto contro i diritti umani, sostanzialmente. Questo, dunque, è un passaggio davvero importante dal punto di vista culturale. Ovviamente quei parlamentari che hanno proposto pene, tra l’altro, così severe – arrivano fino a 12 anni di carcere – sull’utero in affitto, non potranno che essere conseguenti e votare contro una brutta legge. Ottimo il passaggio dell’emendamento. A questo punto manca solo il passaggio su cui il 30 gennaio saremo molto netti: ritirare questa brutta legge.
Crepet: difendo diritto bambini a conoscere il padre e la madre
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R. – Io difendo il diritto di qualsiasi bambino del mondo di poter fare ad un certo punto della vita una domanda a chi gli sta davanti, che siano uomini, donne, uomini e donne: “Chi è mio papà? Chi è mia mamma?”. A questa domanda noi dobbiamo poter rispondere. Ho visto molte volte nel mio lavoro clinico persone che hanno voluto, anche ad un’età molto avanzata, e hanno fatto cose folli per rivedere una persona che magari è stato il padre biologico e non quello reale della sua vita.
D. – Non si tratta dunque di un problema solo giuridico ma anche psicologico; che conseguenze può avere il fatto di non poter conoscere le proprie origini?
R. – Credo che ognuno di noi può avere la risposta facendosi la domanda. Credo anche il professor Veronesi con tutto il rispetto. Credo che anche per il professor Veronesi se alla domanda: “Chi è mia mamma?”, ricevesse come risposta “è stata una signora che ha affittato l’utero per tremila dollari”, quello non sarebbe il più bel giorno della sua vita.
D. – Dunque il diritto del bambino a conoscere la maternità è un diritto da tutelare nel momento in cui si affronta un tema come quello della maternità surrogata …
R. – C’è un’enorme quantità di studi sulla relazione emotiva che c’è tra il feto e la mamma durante i nove mesi di gravidanza. Non è un oggetto che hai nella pancia; è un essere umano vivente che ha delle relazioni con te. Quindi mi chiedo come si possa pensare che questo non debba essere importante.
D. – Lei ha usato toni forti: ha parlato di utero in affitto come “eugenetica” ed ha assimilato questa pratica al “nazismo”…
R. – … nazismo nel senso che l’eugenetica è la scienza genetica e i nazisti volevano che tutti i bambini fossero biondi con gli occhi chiari. C’è anche un’altra cosa particolarmente indisponente secondo me: la pratica dell’utero in affitto è una cosa che si può fare solo se si hanno i soldi. Quindi due gay operai della Fiat non possono accedervi. In ogni caso, lei capisce bene, che se due signori gay andassero in California o in Canada ad affittare un utero, non cercherebbero una signora grassa, ma troverebbero qualcosa che si addice alla loro razza. Questo si chiama “eugenetica”, una prassi molto amata dai nazisti.
D. – … che quindi pone anche la questione di discriminazione economica tra chi si può permettere o meno di ricorrere all’utero in affitto …
R. – Mi pare evidente. Se lei sa quanto costa andare in California o in Canada per convincere una signora ad affittare l’utero, lei capisce che una persona con uno stipendio con 1300 euro al mese non può ricorrervi.
23 gennaio 2016
Unioni Civili. Oggi è la giornata dei cortei e dei flashmob organizzati in diverse città dalle cosiddette famiglie arcobaleno e dai sostenitori del ddl Cirinnà che da martedì 26 gennaio sarà in aula al Senato. Nel frattempo, crescono le adesioni al Family Day convocato il 30 gennaio a Roma. Tra queste c’è quella dell’Aibi, l’Associazione Amici dei Bambini che denuncia: “la politica sembra preoccuparsi del presunto diritto di poche persone ad avere un figlio a tutti costi, piuttosto che di quello di milioni di bambini abbandonati che potrebbero essere accolti in tante famiglie desiderose di adottarli. Al microfono di Paolo Ondarza il presidente Aibi Marco Griffini:
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R. – Noi siamo una Associazione di movimento di genitori adottivi affidatari, quindi aderiamo al Family Day perché in questa occasione riteniamo che bisogna porre l’accento non tanto sull’adozione di poche migliaia di persone, ma su un problema grosso che riguarda milioni di coppie, di coppie senza figli, e soprattutto milioni di bambini abbandonati. Se dobbiamo parlare di adozione, parliamo di adozione per quanto riguarda poi chi effettivamente ha diritto, che sono i bambini abbandonati. Bisogna capirlo! Perché quante sono poi queste situazioni da sistemare di queste coppie omosessuali con figli?
D. – Per queste persone, però, bisogna trovare una soluzione…
R. – Guardi, io ho qui i dati del censimento del 2011 che parla di 7.500 coppie omosessuali conviventi con 500 figli… Però mi pare che l’attuale legislazione dia la possibilità di sistemare delle situazioni pregresse: per esempio, il Tribunale di Roma ha realizzato 16 adozioni per quanto riguarda il figlio del partner convivente. Penso che l’esigenza del ddl Cirinnà non sia questa, ma sia quella di aprire il vaso di Pandora dell’adozione agli omosessuali. Se poi parliamo di omosessuali maschi, quindi evidentemente affrontiamo la pratica dell’utero in affitto sulla quale, penso tutti siano d’accordo, nel definirla come la “nuova tratta degli schiavi”. Vogliamo allora partecipare a questo Family Day per dire che se parliamo di adozione, parliamo di bambini abbandonati.
D. – Quindi mettersi sempre dal punto di vista dei bambini e dei loro diritti…
R. – Ogni volta che ci sono in ballo gli interessi degli adulti e i diritti dei bambini, chissà come mai prevalgono sempre gli interessi dei primi e non i diritti dei secondi!
D. – Quante volte, parlando di adozione vi sarete sentiti dire: “Con tanti bambini abbandonati in strutture anonime, non sarebbe meglio concedere l’adozione anche a coppie omosessuali?”.
R. – E’ uno dei tanti stereotipi, perché noi siamo in presenza – da quattro anni – di un crollo verticale di adozioni internazionali, nonostante vi siano ancora migliaia di famiglie che potrebbero adottarli. Dal 2015 sono state realizzate 2.100 adozione internazionali, con 1.800 famiglie; ma sono anche 3.000 le famiglie che nel 2015 hanno ottenuto l’idoneità: quindi ci sono ancora 1.200 famiglie che potrebbero adottare altrettanti bambini … Ma soprattutto il dato clamoroso è che sono 5 milioni e 300 mila le coppie sposate in Italia senza figli, che potrebbero essere – non dico certo tutte, ma gran parte di queste – una grandissima risorsa per i bambini abbandonati. Per cui non si vede proprio la necessità, in questo momento, di aprire l’adozione internazionale a coppie omosessuali. Si tratta, viceversa, di cominciare – dopo 4 anni – a investire nell’adozione internazionale, perché abbiamo una legge molto vecchia, che risale ormai al 2000; e soprattutto abbiamo – purtroppo! – un governo che ha abbandonato di fatto l’adozione internazionale. Anche per quanto riguarda l’adozione nazionale, perché ci sono 35 mila minori in Italia fuori famiglia e vengono realizzate solamente 1.000-1.200 adozioni nazionali e non perché mancano le famiglie… Qui addirittura abbiamo qualcosa come 9 mila famiglie che, ogni anno, chiedono di adottare un minore italiano. Qui le adozioni sono poche e sono poche perché in Italia manca – ed è l’unico Paese di buona parte del mondo! – una banca dati dei minori dichiarati adottabili. Allora il problema è un altro: il problema è che non si mette veramente l’interesse sul tema dei minori abbandonati, sul tema dei diritti dei minori abbandonati. Se, in questo momento, il governo Renzi dedicasse non dico un decimo, ma un centesimo dell’attenzione che sta dedicando al problema delle unioni di fatto e dell’adozione per gli omosessuali, noi veramente daremmo in Italia una famiglia a 35 mila minori abbandonati!
4 febbraio 2016
Prosegue la discussione al Senato sulle unioni civili, mentre è acceso il dibattito nella comunità scientifica. Il presidente della società italiana di pediatria Corsello ha parlato di “possibili danni per i figli in una famiglia omosessuale”. Di diverso avviso il presidente della società italiana di psichiatria Mencacci secondo il quale” ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori. Paolo Ondarza ha intervistato il prof. Alberto Villani, vicepresidente della Società Italiana di Pediatria:
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R. – Non sono stati condotti degli studi sufficientemente numerosi e lunghi per poter esprimere un parere definito. Va ribadito però che il professor Corsello, presidente della Società Italiana di Pediatria, ha detto quello che credo sia importante dire, ossia che va salvaguardata la figura del bambino; come pediatri non possiamo da un lato dire, ad esempio, che l’allattamento materno svolge un ruolo fondamentale e poi negare il ruolo della madre. Quindi la madre non può essere importante solo quando allatta o solo quando c’è la gestazione. Da anni ormai, grazie all’epigenetica si è ben compreso che un individuo è quello che è sua madre prima ancora di concepire l’individuo. Quindi è chiaro che nella formazione, nella crescita di un bambino, il ruolo materno e il ruolo paterno sono fondamentali.
D. – E che cosa dire per quanto riguarda la figura paterna?
R. – È difficilmente comprensibile la posizione del presidente degli psichiatri per il semplice fatto che quando un bambino presenta un disturbo del comportamento la prima cosa che viene fatta è il colloquio con i genitori ai quali quasi sempre viene spiegato quello che è il ruolo genitoriale, il ruolo materno, il ruolo paterno e come deve essere impostato il rapporto con il bambino. Quindi per molti dei comportamenti che non rientrano nella norma, il bambino non viene affidato direttamente al terapeuta, ma il primo passaggio fondamentale è proprio il colloquio con i genitori e il chiarire quelli che sono i compiti di ognuno dei due nel processo educativo.
D. – Quindi lei si sente di ribadire la necessità di una figura maschile e femminile, di un papà ed una mamma, per la crescita di un bambino?
R. – Questo senz’altro. Questa è sicuramente la condizione ottimale. Se poi si passa ai casi eccezionali, quelli a cui si fa riferimento, come ad esempio è meglio un bambino accudito con amore in questa situazione piuttosto che un bambino maltrattato in quest’altra, non è questo ciò che è interessante appurare. Noi dobbiamo prevedere per il bambino quella che è la sua situazione ottimale. Quindi senz’altro esiste un ruolo paterno, un ruolo materno, esiste anche addirittura una genetica diversa e innegabilmente questo ha un valore. Questo non significa che come pediatri noi non dobbiamo sempre farci carico di tutti i bambini indipendentemente dalla loro razza, dall’indirizzo politico, da tutti i fattori: come pediatri noi dobbiamo avere amorevole cura del bambino ed offrire a lui il meglio.
D. – Ritiene che all’interno del dibattito, chiaramente acceso, delle ultime giornate si stia tenendo conto dell’apporto della ricerca scientifica?
R. – Bisognerebbe conoscere nel dettaglio tutti i passaggi e tutto ciò che sta avvenendo. Quello che è certo è che non viviamo in una società, e questo non solo in Italia ma direi in molti Paesi, in cui il bambino abbia il massimo del rispetto. Quindi dire che molte delle cose che vengono fatte anche in un Paese civile come l’Italia siano prioritariamente nell’interesse del bambino onestamente ciò non mi sembra che accada. Come pediatri invece abbiamo tutto l’interesse che l’interesse del bambino prevalga sugli altri interessi.
Ascoltiamo ora l’opinione dello psicanalista Giancarlo Ricci, autore del libro “Il padre dov’era. Le omosessualità nella psicoanalisi”. L’intervista è di Paolo Ondarza:
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R. – C’è una differenza tra il concetto di bambino e di figlio. Il “bambino” è piuttosto un oggetto d’amore, un oggetto pensato, progettato, desiderato. Il rischio è che, appunto, nelle coppie omogenitoriali sia considerato un oggetto. Altra cosa è il “figlio”, cioè qualcuno che si situa in un processo di filiazione, che è una filiazione simbolica, rispetto alla quale l’amore è necessario, ma non è sufficiente, nel senso che, certamente, un bambino deve crescere sano e, affettivamente, in una struttura particolare, ma – ripeto – il figlio è un’altra cosa.
D. – Si può stabilire un nesso tra una crescita sana di un bambino e la presenza, all’interno del nucleo familiare in cui vive, di un papà e di una mamma piuttosto che di due papà o di due mamme?
R. – Sì, a mio avviso si possono fare almeno due considerazioni. La prima, che è stata sottolineata da diversi giuristi, è che il figlio che nasce o che viene adottato da una coppia omosessuale perde immediatamente il diritto di avere un padre e una madre come la maggior parte di tutti i figli che nascono. Quindi si presenta una disuguaglianza fin dall’inizio. Evidentemente è una disuguaglianza che poi dovrà essere elaborata dal soggetto, perché riguarda il mito delle origini, riguarda la struttura della parentela, direi che è il cuore del soggetto. Per un individuo è essenziale sapere “da dove vengo”, per capire dove andare.
D. – Questo, quindi, ha delle ricadute esistenziali?
R. – Ha delle ricadute esistenziali soggettive, perché costringe un individuo a fare una fatica immensa per capire la storia delle proprie origini. La seconda considerazione concerne più un aspetto psichico in un processo evolutivo, riguarda l’identità sessuale. E’ evidente che un bambino che vive in una coppia omosessuale incontra diverse difficoltà nella costruzione e nel processo di creazione di una propria identità sessuale, nel senso che, abitualmente, l’identità sessuale di ciascun bambino, di ciascun figlio, si struttura a partire da un confronto con i genitori dello stesso sesso. Secondo alcune associazioni lgbt, se nei figli che crescono in famiglie omogenitoriali c’è una maggiore presenza di omosessualità, non c’è nessun problema… in realtà però il problema c’è e non è facile, non è semplice.
D. – Molti dicono che in tante famiglie in cui ci sono due genitori eterosessuali – un maschio e una femmina – ci sono tanti problemi che ricadono sui figli. Ecco allora che acquista la predominanza il discorso affettivo: ciò che conta è la capacità affettiva dei genitori, indipendentemente dal genere sessuale…
R. – A me sembra sempre ridicola l’obiezione di quelli che dicono “Sì, ma anche nelle famiglie eterosessuali ci sono dei problemi”. Bisogna distinguere: i casi della vita sono infiniti, ma qui stiamo parlando di una norma, cioè di una legge che norma una certa situazione. Allora è molto diverso. Certo, può accadere tutto di tutto, in qualsiasi situazione, ma non bisogna andare a procurare i problemi artificialmente, direi.
D. – Si sente di dire che queste considerazioni andrebbero tenute in conto nel momento in cui si formula una legge in materia di unioni civili…
R. – Sì, assolutamente, ci vorrebbe un po’ di realismo. Di che cosa stiamo parlando? Di pochi casi, di alcune centinaia di casi per quanto riguarda l’adozione del figliastro, e di poche migliaia di casi per quanto riguarda le unioni civili. E’ evidente quindi che la vera questione ha un’altra natura: è più una questione ideologica e demagogica.
8 febbraio 2016
Unioni Civili. Equilibri sempre più precari al Senato dopo che il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ha detto sì al ddl Cirinnà, lasciando libertà di coscienza sulla stepchild adoption. “Il Pd non cambia linea” scrive su Facebook il sottosegretario alle riforme Scalfarotto in sintonia con la prima firmataria del provvedimento Cirinnà che twitta “sui diritti no a compromessi”. Dal leader del Nuovo Centro Destra Alfano l’ultimatum a Renzi: “no a similmatrimonio e adozioni gay, prendetevi le unioni civili”. Sulla rottura dell’asse tra pentastellati e Partito Democratico Paolo Ondarza ha intervistato Mario Adinolfi, direttore de “La Croce” e tra i promotori del Family day:
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R. – È una novità molto importante. Per settimane ci è stato detto che c’era un asse inossidabile tra Pd e Movimento 5 Stelle su questa legge senza toccare sostanzialmente neanche una virgola. Oggi ormai si vede che nel Pd si è fatta molto forte la posizione delle donne contrarie alla “stepchild adoption”, all’utero in affitto, le quali hanno addirittura firmato un documento di sostanziale rivolta contro la posizione di Monica Cirinnà. Per i Cinque Stelle addirittura la linea di Grillo è stata di modifica radicale della posizione del movimento. Cosa vuol dire questo? Vuol dire che probabilmente la grande mobilitazione popolare del 30 gennaio al Circo Massimo è stato un elemento che ha prodotto qualche novità importante, di coscienza da parte delle leadership politiche. In questo momento dunque i proponenti della legge sono in oggettiva difficoltà.
D. – Al Circo Massimo il Family Day chiedeva uno stralcio in toto del Cirinnà. Adesso si va verso un ddl senza la “stepchild adopotion”?
R. – Spero proprio di no. La richiesta del Circo Massimo è molto netta. Il ddl Cirnnà è una legge sbagliata, scritta male, incostituzionale, lesiva dei diritti dei bambini e delle donne. Il ddl Cirinnà è una norma che va ritirata; è una norma che va abbandonata. Bisogna ritornare alla Commissione e discutere. La discussione deve essere serena, senza paletti. Sicuramente questa è una cattiva legge ed è riconosciuto ormai davvero da tutte le aree politiche e culturali del Paese.
D. – Bisognerà vedere adesso quale sarà il comportamento, cosa voteranno i senatori del Movimento 5 Stelle. I numeri sono in bilico. Qualora scegliessero di votare il ddl Cirinnà con la stepchild adoption, che cosa potrebbe accadere?
R. – Faccio molta fatica a ragionare su ipotesi che stanno diventando sempre più ipotesi del terzo tipo. I numeri per la legge così com’è non esistono, non ci sono proprio. Sicuramente quello delle votazioni in Senato sarà un momento molto travagliato, dopo di che la legge dovrà tornare alla Camera, poi ci sarà un ulteriore vaglio da parte del Presidente della Repubblica; dal Quirinale arriva un’attenzione particolare rispetto a dubbi di costituzionalità circa questa legge. C’è addirittura un ricorso pendente di 40 senatori sulla procedura anti-costituzionale che ha portato il ddl in aula senza passare dalla Commissione. Insomma, l’idea che ora dobbiamo fasciarci la testa come se questa norma fosse già stata approvata, mi pare abbastanza lontana; sicuramente questa idea si è allontanata rispetto ad una settimana fa perché c’è stata una mobilitazione popolare che ha provocato evidentemente un ripensamento delle classi dirigenti. Questo è forse il lascito più bello del Circo Massimo.
D. – Dunque un cammino travagliato quello del ddl Crinnà ed un cammino che si prospetta ancora in salita. Nonostante questo il Pd dice: “Noi andiamo avanti con la “stepchild adoption” ….
R. – Ripeto, c’è un documento delle senatrici del Pd molto netto sotto questo punto di vista che avvicina e racconta la stepchild adpotion come legittimazione della pratica dell’utero in affitto e che, facendo riferimento alla Carta di Parigi appena firmata dal femminismo internazionale, chiede la messa al bando dell’utero in affitto in tutto il mondo. Dunque quel documento chiede esplicitamente il ritiro dell’Art. 5. Mi sembra dunque che nel Pd in realtà la discussione sia tutta aperta e i giochi non siano per niente fatti.
Per una valutazione sul dibattito tra le varie forze in campo sul ddl Cirinnnà, Paolo Ondarza ha intervistato Giulio Alfano, docente di Etica Politica alla Pontificia Università Lateranense:
ASCOLTA L’AUDIO:
R. – La decisione indicata da Beppe Grillo è una decisione politica matura, perché rientra nel diritto del deputato di rispondere alla sua coscienza, ma soprattutto alla sua identità. Quindi questa è una decisione che io considero positiva. Bisogna vedere se sarà accompagnata dall’obbligo di voto palese o di voto segreto.
D. – Cioè secondo lei, in una materia tanto delicata, il voto segreto è importante?
R. – È molto importante, perché il voto segreto, in materie così delicate, mette il deputato al riparo da possibili reazioni del partito, nell’ambito della sua coscienza. È uno degli elementi più maturi di una democrazia. Dover ricorrere al voto palese fa pensare di non fidarsi troppo dei deputati in relazione agli ordini di partito.
D. – Non ci si aspettava, fino a pochi giorni fa, una decisione come quella del leader del Movimento 5 Stelle, Beppe Grillo. Questo rimette un po’ in discussione tutto quanto, anche se la linea del Partito Democratico sembra quella di un mantenimento del Ddl così com’è, compresa la “stepchild adoption”…
R. – Sì. Bisogna anche sottolineare un’altra cosa: in questa vicenda, il presidente Renzi non ha partecipato in prima persona, ma ha delegato ad altri: alla Boschi, alla Cirinnà ecc. Anche perché l’elettorato cattolico, in base non soltanto alla manifestazione del “Family Day” dello scorso sabato, ma in base anche ai numeri, ormai è un elettorato trasversale. Quindi all’interno non solo del Pd, dove c’è una forte componente cattolica, ma anche del Movimento 5 Stelle: anche qui c’è una buona componente di elettori cattolici. In Italia abbiamo un radicamento di valori molto forti, e con la “stepchild adoption”” si mina non tanto l’identità della famiglia, quanto il rapporto tra genitori e figli: la pericolosità è proprio il fatto che viene meno il criterio di genitorialità e in questo non dobbiamo nemmeno fare riferimento alla dottrina cattolica o a una dottrina religiosa. Ma come diceva Cicerone: “Ex natura oritur ius”, cioè il diritto non nasce dalla volontà di chi fa le leggi, ma nasce dalla natura dell’identità umana. E la nostra Costituzione, tra le altre cose, fonda il matrimonio come società naturale. Quindi, fare riferimento ad un disegno di legge che è stato realizzato più per essere al passo con intraprendenti alleati europei, che per riferirsi ad una coscienza morale ed etica degli italiani, stride molto con la presenza radicata di valori familiari.
D. – Si può ipotizzare un Ddl Cirinnà senza la “stepchild adoption”, così come chiesto dal Nuovo Centrodestra? Oppure, secondo lei, è plausibile anche stralcio in toto del Ddl Cirinnà, come chiesto dalla Piazza che lei ricordava: quella del “Family Day”?
R. – Questa richiesta è venuta da parte del Nuovo Centrodestra e del centrodestra, ma anche da parte di esponenti del centrosinistra, perché in quella manifestazione c’erano anche diversi esponenti di quest’ultimo schieramento. Ripeto, il problema è la tipologia di voto: se si va ad una conta palese, mi pare un po’ difficile, anche per una questione di immagine del Partito Democratico, che la legge possa essere approvata senza l’”adoption child”. Quindi riconoscere la preminenza di un voto segreto, che spesso e volentieri è stato riconosciuto per leggi anche abbastanza trascurabili, in questo campo sarebbe la cosa migliore.
D. – Sarà questo a fare la differenza…
R. – Questo farà la differenza e si vedrà anche alla prova dei fatti l’indipendenza di giudizio dei singoli deputati.
11 febbraio 2016
Unioni civili: il voto da martedì, ricorso in Consulta
R. – Il cittadino è in difficoltà, non si rende conto di quello che sta accadendo, di quelli che sono i giochi di potere che si ripercuotono su questa materia perché qui ci stiamo giocando i pilastri della nostra convivenza civile.
D. – Al Senato, nella giornata odierna, l’illustrazione dei tantissimi emendamenti al testo. Intanto in Consulta il ricorso di 51 senatori per conflitto di attribuzione relativo all’iter del ddl …
R. – Secondo me è non solo del tutto legittimo, ma deve andare in una sede di rango costituzionale.
D. – La tematica delle unioni civili è presentata da chi promuove questo ddl come una questione di civiltà, un’estensione dei diritti…
R. – Un vero dibattito e quindi anche un vero conflitto di opinioni, di interpretazioni su questa cosa oggi è precluso, perché appena si dice qualcosa che non è nella linea del pensiero dominante si scatenano le accuse di omofobia e gli insulti. Quindi il dibattito vero è inibito. Se ci fosse questa libertà, questo sarebbe il primo punto da difendere, allora si potrebbero mettere sul piatto le questioni. In primo luogo, secondo me, non è affatto una questione di diritti ma – come accennavo – di pilastri dell’ordinamento, cioè: vogliamo continuare a vivere come società italiana ordinata anche giuridicamente o semplicemente correre dietro a ideologie?
D. – Lei diceva che in questo momento il dibattito non c’è. Invece sembra piuttosto acceso per quanto riguarda il tema della cosiddetta stepchild adoption, l’adozione del figliastro. Su questo sembra essere effettivamente vivacità nell’aula …
R. – È un aspetto estremamente secondario rispetto all’intera questione. Concentrare tutto il problema e anche le urla, l’apparente lite semplicemente su questo spicchio significa falsare tutto il dibattito, tutta la questione.
D. – Perché? Qual è la questione secondo lei?
R. – La questione è se l’Italia è una società fondata sul matrimonio – matrimonio tra uomo ed una donna – oppure se è fondato su una confluenza di diritti – anzi rivendicazioni che non sono diritti – dell’individuo. Quale modello di convivenza civile seguiamo?
D. – La questione del voto segreto, su cui tanto si sta dibattendo in special modo all’interno del partito democratico su quelli che sono poi i temi più sensibili del ddl Cirinnà, che peso ha?
R. – Il voto segreto è importante perché protegge, tutela la piena libertà di coscienza di chi vota. È chiaro che può essere anche una foglia di fico, perché poi sappiamo bene che i modi di influenzare e controllare i voti, a prescindere dall’evidenza del voto palese o della segretezza, ci sono. Lei sa bene che su queste materie c’è un’aggressione alla libertà di coscienza inimmaginabile nel pensiero liberale, non nella dottrina sociale cattolica.
D. – Ieri il premier Renzi è sembrato orientato ad una mediazione. Che ruolo avrà?
R. – Questi non sono problemi di cui si dovrebbe occupare il governo perché in una repubblica parlamentare sono di squisita spettanza del Parlamento che è sovrano.
D. – Il Parlamento che è rappresentativo del sentire dei cittadini, di chi appunto lo ha eletto. C’è vicinanza in questo momento tra i contenuti di ciò che si dibatte in aula e il sentire degli elettori, dei cittadini?
R. – Secondo me c’è uno scollamento totale dovuto alla storia degli ultimi decenni, alla crescita del sentimento anti-politico – in parte giustificato, ma molto strumentalizzato – e quindi all’impossibilità di fare veramente politica, perché ciò che manca oggi è la politica, politica in cui si parli dei problemi veri del Paese e della gente.
20 febbraio 2016
Rizzo, Pc: no a mercificazione bimbi e sfruttamento donne povere
Dibattito acceso in Italia sulle Unioni Civili. Torna a reclamare lo stralcio della stepchild adoption il ministro della Salute Lorenzin, che in un tweet chiede di considerare l’utero in affitto un reato penale. Una condanna arriva anche dal segretario del Partito Comunista Marco Rizzo secondo il quale il ddl Cirinnà è una legge finalizzata a distogliere l’attenzione dal massacro sociale ai danni dei lavoratori. Paolo Ondarza lo ha intervistato:ASCOLTA L’AUDIO:
R. – Io credo che ci sia un problema, in generale, di questa sinistra e non solo a livello italiano, ma anche a livello europeo. Pensi a quello che sta accadendo in Grecia con Tsipras: dove vengono, appunto, concesse le unioni civili e quant’altro per i gay, ma vengono al contempo tagliate le pensioni, la sanità, l’assistenza, lo stato sociale, l’istruzione… Sono – diciamo così – delle concessioni che vengono fatte quasi a copertura di un danno incommensurabilmente più forte. Io sono per i diritti a tutte le persone, però il problema non è tra il gay e l’eterosessuale: il problema è tra il gay ricco e il gay povero. Spesso queste questioni vengono dibattute così tanto e permeano così tutta la discussione politica nazionale, anche le discussioni tra le singole persone, per distrarre un po’ da temi ben più rilevanti: perché se io ti levo la pensione, ti levo il lavoro, ti tolgo l’istruzione e ti tolgo la sanità, poi che me ne faccio dell’unione civile?
D. – Riferendosi al Ddl Cirinnà, lei ha usato un’espressione forte: ha parlato di “arma di distrazione di massa”…
R. – Distrazione di massa, infatti! Si distraggono le persone dalle questioni principali. La questione principale nel mondo è la disuguaglianza, è tra ricchi e poveri. Questa è una società basata esclusivamente sul denaro…
D. – Quindi sta dicendo: si sta dibattendo tanto attorno al Ddl Cirinnà, ma si sta nascondendo il massacro sociale ai danni dei lavoratori…
R. – E’ un massacro sociale non solo a livello generale, ma anche europeo, anche a livello delle classi sociali che una volta erano il ceto medio. 68 persone detengono quanto la metà della popolazione del mondo: cosa c’è di più alta concentrazione dei capitali che questa cosa? Quindi c’è la necessità di cambiare questo indirizzo. Però queste persone, questi grandi potentati economici e finanziari hanno bisogno che queste cose non si dicano! Per cui nei bar, nelle piazze, nelle scuole, nelle famiglie si discute di cose laterali. Detto questo, c’è poi un tema che è quello della mercificazione dei bambini…
D. – Si riferisce all’utero in affitto?
R. – Sì, certo! Il comunismo è la lotta contro ogni forma di sfruttamento. E quale forma di sfruttamento più odiosa ci può essere nell’andare a cercare una donna, certamente in condizioni economiche difficili, comprare il frutto della sua maternità, privarla di questo e mercificarla? Vengono condannati – giustamente! – i traffici di organi, ma questa cosa qua che cos’è? E’ una cosa ancora peggiore! E’ uno sfruttamento bestiale! E poi cosa succede? Se il bimbo è handicappato, cosa fanno? Me lo sostituiscono dopo otto giorni? Diventa un prodotto? E poi non si arriva al fatto di scegliere? Magari lo voglio intelligente, lo voglio bello, lo voglio con gli occhi azzurri … Arriviamo all’eugenetica? Arriviamo al dottor Mengele? Al nazismo? No, no! Io sono – da questo punto di vista – per i diritti delle persone, ma sono contro la mercificazione dei bambini! Tanto più che poi, peraltro, sarebbe una mercificazione a favore dei ricchi! Un poveraccio non può andare in Africa e noleggiare una donna per avere un bambino…
D. – Tanti suoi ex colleghi di partito, tanti ex comunisti si dicono favorevoli…
R. – Perché quelli non erano comunisti: erano comunisti fino a quando il Partito Comunista consentiva di eleggere deputati. Adesso che, dal punto di vista elettorale, la parola “comunista” e il simbolo comunista non tira più, si sono scordati tutti di esserlo… Erano finti comunisti anche prima!
24 febbraio 2016
Ancora lontano l’accordo sulle unioni civili. Prosegue serrato in queste ore il confronto tra Pd e Ncd per la stesura del maxiemdamento su cui il governo sarebbe intenzionato a porre la fiducia. Il ministro della Salute Lorenzin commenta: “Lo stralcio della stepchild adoption non è sufficiente, si sta lavaorando per evitare quelle equiparazioni al matrimonio che noi riteniamo incostituzionali”. Secca la risposta del sottosegretario alle Riforme Pizzetti: “Il maxiemendamento sulle unioni civili affronta il tema delle adozioni e non altri argomenti”. I tempi saranno brevi garantisce Pizzetti: “Stasera dopo la fiducia al Milleproroghe saremo in Aula del Senato con il maxiemendamento. Mettiamo la fiducia e votiamo entro domani”. Malumori nell’ala laica del Pd con Michela Marzano che minaccia di lasciare il partito se sarà stralciata dal testo l’adozione gay. Di tradimento parlano le associazioni Lgbt che per il prossimo 5 marzo in Piazza del Popolo a Roma hanno indetto una manifestazione di protesta. Da parte sua, il presidente del “Comitato Difendiamo i nostri figli” Massimo Gandolfini, ieri in conferenza stampa al Senato, ha detto che “lo stralcio della stepchild dal ddl Cirinnà è una parziale vittoria del Family Day”. “Ci si aspetta una vittoria più grande – ha aggiunto – e cioè la non equiparazione delle unioni civili al matrimonio e il ritorno del provvedimento in Commissione Giustizia”. Da Gandolfini inoltre un netto rifiuto alla proposta di una riforma della legge sulle adozioni che apra alle coppie omosessuali. Paolo Ondarza lo ha intervistato:
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R.- Noi innanzitutto vogliamo leggere il maxiemdamento per capirne i contenuti. Ribadiamo che noi siamo contrari ovviamente alla stepchild, ma anche all’articolo 2 e 3 del simil-matrimonio; più precisamente noi siamo contrari all’intero impianto di legge. Cioè noi intendiamo dire basandoci sull’articolo 3 della Costituzione che nessun cittadino italiano per condizioni personali e sociali debba essere discriminato; detto questo i diritti civili legati alla persona vanno assolutamente ribaditi e questi diritti civili, che sono prevalentemente diritti di mutuo soccorso, la persona può giocarseli all’interno di quello che personalmente e privatamente considera essere la propria unione affettiva sentimentale; ma far diventare un’unione affettiva tra due persone dello stesso sesso un istituto giuridico in qualche misura paragonabile al matrimonio e nella quale la Repubblica si riconosce, ci vede assolutamente contrari. Qualora si mettesse la fiducia su un simile provvedimento noi rimarremmo scandalizzati da un vero e proprio tradimento operato dai parlamentari cattolici.
D.- Il ricorso alla fiducia, lei ha detto, trasformerebbe il provvedimento da un’iniziativa parlamentare ad un patto di governo. Anche per questo continuate a chiedere il ritiro in toto del ddl Cirinnà?
R.- Sì. Questo disegno di legge si è dimostrato terribilmente divisivo all’interno delle forze politiche, spaventosamente divisivo tra il Paese reale e le forze politiche, e poi essendo una legge così delicata e così complessa che può davvero stravolgere l’antropologia sociale italiana, merita una ponderata riflessione e di ritornare alla Commissione Giustizia del Senato, ottemperando a quello che dice l’articolo 72 della Costituzione: perché questo ddl è stato scippato dalla Commissione Giustizia.
D.- Qualunque sia l’esito dell’iter parlamentare, voi resterete vigili su chi ha ascoltato le vostre istanze?
R. – Assolutamente sì. Saremo vigilanti sulle forze politiche che hanno aiutato o hanno contrastato, come sui singoli parlamentari che si sono spesi a favore del popolo del Family Day e quelli che – voglio sottolineare – con becera arroganza hanno fatto finta che quella piazza fosse una piazza di persone che volevano farsi un weekend a Roma: la cosa non è stata assolutamente così. Noi vogliamo essere portavoci di quel popolo e indicheremo alle persone che si riconoscono in noi chi ci ha aiutato e chi no.
D.- Si sente di fare un appello ai senatori in queste ore così cruciali a nome del popolo del Family Day?
R. – Io vorrei fare un appello generale a tutti i senatori dicendo loro: cercate di guardare con obbiettività la situazione attuale, una divaricazione spaventosa fra il Paese reale e il Parlamento e una grande divisione all’interno delle forze politiche con trabocchetti ad ogni piè sospeso, la lezione “canguro” ce lo insegna. A questo punto una saggia, sapiente politica richiederebbe di fermare tutto e tornare in Commissione Giustizia.
D.- Il vostro appello ai senatori e ai parlamentari cattolici?
R.- Non permettete che la ragione di partito o la ragione di interesse personale scavalchi quella “coscienza ben formata” di cui ha parlato Papa Francesco. Vuol dire: attenersi al magistero secolare della Chiesa che definisce famiglia quella con un padre e una madre e che vede nel diritto fondamentale del bambino ad avere una famiglia con un padre e una madre un diritto inviolabile.
25 febbraio 2016
Accordo sulle unioni civili. Il giurista: resta simil-matrimonio
Accordo raggiunto tra Pd e Area Popolare sul maxiemendamento sulle unioni civili. Al Senato è in corso la discussione, mentre il voto di fiducia è previsto per le 19.00. Stralciati la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà. “Un fatto storico” per il premier Renzi. “Abbiamo impedito una rivoluzione contro-natura e antropologica” commenta il ministro dell’Interno Alfano. Critiche dal popolo del Familiy day secondo il quale resta l’equiparazione al matrimonio. Insoddisfatto anche il mondo Lgbt. Sui contenuti del maxiemendamento il servizio di Paolo Ondarza:
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Via la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà, per il resto il maxiemendamento mantiene la sostanza dell’impianto del ddl Cirinnà. Tagliati tutti i rimandi agli articoli 29-30-31 della Costituzione, le unioni civili sono inquadrate come “formazioni sociali” e regolate dagli articoli 2 e 3. Restano tutti i diritti e doveri previsti per i coniugi. Gli omosessuali potranno unirsi con rito civile alla presenza di due testimoni e lo scioglimento andrà regolato dinanzi “all’ufficiale di Stato civile”, potranno partecipare alla quota legittima in caso di successione e godere della reversibilità della pensione. Restano l’obbligo di mantenimento in caso di separazione, la separazione lampo, il cognome unico, “l’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Sulle adozioni “resta fermo quanto previsto e consentito dalle norme vigenti”: i giudici quindi saranno liberi di pronunciarsi sui casi singoli. Per il capogruppo al Pd Zanda la stepchild adoption sarà materia di un ddl ad hoc che sarà approvato entro la fine della legislatura.
Incostituzionale nel merito e nella procedura. E’ questo in sostanza il giudizio sul maxiemendamento sulle unioni civili espresso da Filippo Vari docente di diritto costituzionale all’Università Europea di Roma, secondo il quale resta immutata l’equiparazione al matrimonio tra uomo e donna. Paolo Ondarza lo ha intervistato:
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R. – La situazione mi sembra cambiata poco. Diciamo che sotto il profilo culturale, queste modifiche al ddl Cirinnà sono il segno di una fortissima resistenza nel Paese, che ha avuto successo. Sinceramente, però, rimane nel maxi-emendamento una clausola di equiparazione delle unioni civili al regime del coniugi: diciamo che l’equiparazione al matrimonio, in sostanza, resta. E anche, purtroppo, sulla “stepchild adoption” in realtà il grosso problema è che la Corte europea dei diritti dell’uomo ritiene che, una volta che le unioni civili sono poste sul piano della famiglia, poi non possa essere negata la possibilità di adottare il figlio del convivente.
D. – E’ stato dato ampio rilievo al fatto che sia stato stralciato l’obbligo di fedeltà: restano però punti come l’obbligo di mantenimento in caso di separazione, il cognome unico, la possibilità della separazione-lampo, la questione della reversibilità … Sono tutti nodi importanti …
R. – Determinanti! Basti pensare appunto al tema della pensione di reversibilità: cioè, noi siamo di fronte a un esecutivo che amplia, da un lato, le categorie dei beneficiari della pensione di reversibilità e poi, dall’altro lato, con l’altra mano, invece, vuole restringere la pensione di reversibilità alle vedove! Diciamo che la concorrenzialità rispetto al regime della famiglia è proprio chiara.
D. – Un testo così formulato rischia di essere dichiarato incostituzionale, una volta approvato?
R. – Ci sono dei gravissimi problemi di merito perché – ripeto – la Costituzione impone di privilegiare la famiglia e invece questo disegno di legge annulla la preferenza per la famiglia: il caso delle pensioni di reversibilità è clamoroso. E se ne potrebbero citare tanti altri. Poi ci sono però dei gravissimi problemi anche di metodo, perché sostanzialmente quando in alcuni altri Paesi si sono introdotte queste normative, c’è stato un dibattito rigoroso in Parlamento. In Italia invece di fatto noi ci troviamo di fronte a una rivoluzione dell’ordinamento che avrà conseguenze sociali enormi, che volutamente non è stata portata all’esame del merito da parte del Parlamento, e questa è una cosa gravissima!
D. – Gravissimo, lei dice, l’aver saltato l’esame della Commissione Giustizia del Senato e anche il ricorso al voto di fiducia da parte del governo …
R. – Siamo di fronte a una rivoluzione delle regole procedurali relative all’approvazione di una legge, che poi sono – in parte – il sale della democrazia. Si pone la questione di fiducia su un maxi-emendamento che, sostanzialmente, restringe la possibilità di un dibattito vero in Parlamento su questa problematica, e questo sotto il profilo procedurale è molto grave. Ci sono dei precedenti della proposizione di un maxi-emendamento cui poi si accompagna la fiducia, però questa è la prima volta nella storia della Repubblica che avviene su un testo che un ramo del Parlamento non ha fatto proprio. Sostanzialmente, c’è un disegno di legge presentato da un senatore, che viene integralmente riscritto dal governo, ma il governo per esercitare l’iniziativa legislativa ha bisogno dell’autorizzazione del capo dello Stato. Invece, siamo di fronte a un’iniziativa legislativa del governo esercitata in contrasto con l’art. 87 senza che ci sia stato alcun controllo da parte del capo dello Stato.
D. – Il capo dello Stato, però, potrà esprimersi una volta terminato l’iter …
R. – Una volta terminato l’iter, prima della promulgazione, il capo dello Stato – prevede la Costituzione – ha il potere di rinviare, appunto, alle Camere le leggi che ritenga in contrasto con il testo costituzionale.
26 febbraio 2016
Unioni civili. Aibi: il “grande bluff” delle adozioni gay
?All’indomani del sì del Senato, grazie al voto di Pd, Area popolare e verdiniani, alla fiducia sul maxiemendamento alle Unioni Civili, la senatrice del Pd Cirinnà rilancia il tema delle adozioni gay: “Un ddl in materia – ha detto – è quasi pronto. Verrà incardinato alla Camera, dove i numeri sono sicuri, in modo che arriverà al Senato blindato”. Il testo licenziato ieri da Palazzo Madama non prevede la stepchild adoption e l’obbligo di fedeltà, ma le associazioni cattoliche parlano di confusione tra matrimonio e unioni gay. Il portavoce del Family Day Gandolfini definisce la legge “incostituzionale” e si appella al presidente Mattarella. “Un grande bluff quello messo in atto dal governo sulle adozioni” denuncia Marco Griffini, presidente dell’Associazione Ai.Bi, amici dei bambini, che da anni si batte per una riforma delle adozioni internazionali. Paolo Ondarza lo ha intervistato:
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R. – Si è rivelato un bluff, nel senso che se si voleva sistemare quei 500 casi di coppie omosessuali conviventi che hanno i figli, questo lo si poteva tranquillamente fare con la legislazione attuale. Solo il Tribunale di Roma in questi ultimi tempi ha regolarizzato 16 casi di adozione del figliastro. Evidentemente il ddl Cirinnà aveva tutto un altro scopo. Effettivamente adesso il bluff si è scoperto, perché a pochissime ore dall’approvazione della legge sulle unioni civili, sono incominciati i discorsi sulla riforma delle adozioni. Adesso è come un vantaggio, perché effettivamente si è creato una sorta di credito nei confronti delle coppie omosessuali che, private del diritto all’adozione, lo vanno a reclamare addirittura con la riforma legislativa.
D. – Anche qualora non venisse fatta la riforma delle adozioni con questo maxiemendamento, si sente di dire che non è affatto scongiurata la possibilità delle adozioni per le coppie omosessuali?
R. – Ma, io direi che adesso rispetto all’altro ieri hanno una cosa in più, nel senso che – come si diceva prima – già si potevano sistemare le adozioni del figliastro. Adesso con il fatto di avere un riconoscimento, di essere comunque registrati come coppie di fatto, l’equiparazione al matrimonio con un semplice ricorso alla magistratura è molto più facile rispetto a prima. Basta ripercorrere la storia dell’Irlanda per vedere come è iniziato il discorso per il riconoscimento del matrimonio alle coppie gay, dell’adozione alle coppie gay: è iniziato proprio così.
D. – La vostra battaglia da anni è quella di chiedere una riforma organica delle adozioni internazionali. Proprio in queste ore la relatrice del disegno di legge sulle unioni civili, Monica Cirinnà, ha detto: “Un ddl sulle adozioni per le coppie omosessuali è quasi pronto; verrà incardinato alla Camera e arriverà al Senato blindato”. Come accogliete queste dichiarazioni?
R. – Le accogliamo molto male, perché chiaramente la strada adesso è aperta. La riforma delle adozioni, se partirà come partirà, sarà centrata su un unico obiettivo, che sarà quello di aprire alle coppie omosessuali.
D. – La politica, dunque, diciamo, apre le porte, apre la strada alla riforma delle adozioni con speciale riguardo alle coppie omosessuali, lei sta dicendo, mentre le vostre richieste da più anni avanzate restano ignorate?
R. – Resteranno ignorate, perché purtroppo, come si vede, in Italia, manca il dibattito parlamentare. Questa vicenda delle unioni civili lo ha dimostrato: non c’è stato nessun passaggio in Commissione parlamentare. Già lo vediamo noi il prossimo cammino di questa riforma delle adozioni internazionali: partirà una linea governativa e si arriverà magari a porre anche qui la fiducia, perché si vuole arrivare a questo obiettivo di aprire le adozioni agli omosessuali.
D. – Mentre voi con altrettanto tempismo che cosa avreste desiderato?
R. – E’ quello che stiamo chiedendo da anni. In Commissione Giustizia, al Senato e alla Camera da anni giacciono delle proposte di riforma delle adozioni internazionali che hanno l’obiettivo di incrementare le adozioni, di renderle molto più facili. Non dimentichiamo, infatti, che questo dibattito sugli omosessuali nasconde quella che è una drammatica realtà: oggi noi in Italia abbiamo 5 milioni 450 mila coppie eterosessuali coniugate senza figli.
D. – Desiderose di avere figli?
R. – Tutte le indagini che sono state svolte dimostrano non solo che queste coppie vorrebbero avere dei figli ma non possono averne perché sono sterili, ma addirittura non vorrebbero limitarsi ad un solo figlio, ma a più figli. E quindi noi abbiamo questo enorme esercito che nessuno considera, perché tutta l’attenzione è stata posta in questo dibattito su 7500 coppie di omosessuali conviventi.
D. – Avete una richiesta al governo in questo momento?
R. – Noi già sappiamo quali saranno le linee di questa riforma che spazzerà via totalmente tutto il mondo del no profit, quindi anche le realtà cattoliche. E’ successo anche in Inghilterra: quando l’Inghilterra ha aperto l’adozione agli omosessuali, le agenzie cattoliche hanno posto l’obiezione di coscienza. Per cui queste agenzie cattoliche inglesi si sono opposte e le autorità hanno detto loro: “No, l’adozione internazionale è un servizio pubblico: o voi vi attenete a quello che è la legge o non operate più”. E quindi, di fatto, hanno chiuso. Siamo molto preoccupati perché il futuro non è per nulla roseo.
28 febbraio 2016
Prosegue il dibattito sulle unioni civili dopo la fiducia ottenuta al Senato dal ddl Cirinnà. Secondo l’avvocato Livio Podrecca, presidente dell’Unione giuristi cattolici di Piacenza, “nonostante lo stralcio della stepchild adoption e dell’obbligo di fedeltà, il maxiemendamento licenziato dal Senato sovrappone le unioni civili al matrimonio”. Paolo Ondarza lo ha intervistato:
ascolta l’audio:
R. – La disciplina delle unioni civili è totalmente sovrapponibile al matrimonio. C’è quello stralcio dell’articolo 5 sulla “stepchild adoption”, ma c’è un rinvio alla normativa vigente eccetera eccetera … e questo pare evidentemente una strizzatina d’occhi a quella giurisprudenza che si va formando che di fatto riconosce la “stepchild adoption”, anche quando proveniente da pratiche di “utero in affitto”. Quindi, abbiamo un’unione civile che prevede un rito in presenza di testimoni, prevede impedimenti pari pari come quelli per il matrimonio, compreso il divieto dell’incesto, gli impedimenti derivati dalla parentela, eccetera eccetera. Abbiamo il regime patrimoniale della comunione dei beni e della separazione, abbiamo il richiamo alle discipline della separazione e del divorzio, abbiamo il richiamo alla disciplina successoria, non solo della legittima, ma anche dei legittimari; abbiamo il richiamo all’equivalenza della posizione di coniuge in tutte le norme in cui è prevista, diverse da quelle del Codice civile non espressamente richiamate, comunque il richiamo; c’è l’applicazione al membro dell’unione civile di tutte le norme che sono riferite al coniuge del matrimonio; abbiamo la disciplina del divorzio … gli altri aspetti non so se li ho detti tutti, ma è totalmente sovrapponibile alla disciplina del matrimonio. Sì, si toglie l’obbligo di fedeltà: è un obbligo che discende dal matrimonio. Noi sappiamo che ci sono delle mine vaganti che ormai viaggiano negli ordinamenti giuridici, sia europeo sia sovrannazionali che nazionali, che sono questo diritto alla vita privata-familiare, questo divieto di non-discriminazione, per cui si pongono dei problemi che giuridicamente rappresentano veramente dei rompicapo e delle impasse logiche impressionanti. Perché domani non si potrà dire: “Ma allora è discriminatorio che le unioni civili non abbiano questo obbligo e nel matrimonio invece ci sia” …
D. – Cioè, sta dicendo che c’è una sovrapponibilità piena tra unioni civili e matrimonio; per il principio di non discriminazione si potrebbe dire: le unioni civili sono avvantaggiate nel non avere l’obbligo di fedeltà a scapito del matrimonio …
R. – Certo, avvantaggiate da un certo punto di vista, ovviamente. Allora uno potrebbe dire: siccome dalla violazione dell’obbligo di fedeltà, per esempio, in caso di separazione possono discendere, ad esempio, l’addebito della separazione, possono discendere anche conseguenze patrimoniali, può essere usato pretestuosamente per attaccare l’altro coniuge, non è un aspetto secondario. Il coniuge – marito o moglie – potrebbe dire: ma perché io devo essere fedele se quelli non lo sono?, per esempio in una separazione …
D. – Non sono ipotesi fantascientifiche, quelle che stiamo facendo …
R. – Conoscendo la giurisprudenza, direi proprio di no. Ma non abbiamo da fare altro che aspettare. Già il livello scientifico del dibattito l’abbiamo un po’ assaggiato in quello che è successo in Parlamento. La ragione, la logica giuridica è stata messa completamente da parte, è stata nascosta. Quando togliamo la ragione in riferimento alla realtà, allora tutto è possibile, perché a questo punto è vero tutto e il contrario di tutto. Lo diceva un noto studioso del linguaggio americano che si chiedeva: “Possiamo con il linguaggio inventarci una realtà totalmente artificiale, svicolata dalla realtà delle cose?”. Questa è la domanda. Possiamo noi definire cos’è il matrimonio in base a quello che ci piace meglio, oppure no? Perché dalla risposta che ci dà questa domanda viene tutto il resto …



