La scomparsa di Neil Armstrong, l’astronauta che nel luglio 1969 fu il primo uomo a poggiare il piede sulla Luna, ha riportato alla mente l’euforia che in quei giorni unì gran parte del pianeta per le gesta degli uomini dell’Apollo 11.
E’ sempre vivo il ricordo di Neil Armstrong tra i suoi compagni di viaggio dell’Apollo 11 e tra i colleghi di ogni parte del mondo. Tra questi Umberto Guidoni, primo astronauta europeo a visitare la Stazione Spaziale Internazionale.
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R. – Neil Armstrong era sicuramente un eroe diverso da quello che è lo stereotipo dell’astronauta coraggioso e sempre pronto a mettersi in mostra. Era piuttosto una persona schiva, tranquilla, e difficilmente avresti pensato che fosse il comandante della missione che era atterrata sulla Luna. Però, era un pilota eccezionale, e proprio queste caratteristiche -probabilmente- lo hanno portato ad essere il prescelto per una delle missioni più complesse e più difficili -mai provata prima-, in cui il margine di rischio -lo dicevano anche i tecnici della Nasa- era praticamente del cinquanta percento. Era come tirare una moneta. Credo che questa sia l’eredità che ci lasciano questi uomini che hanno avuto il coraggio, la freddezza e anche lo slancio, di affrontare pericoli ben oltre quelli che si possono immaginare e pianificare. Forse adesso, dopo quaranta anni, servirebbe un po’ più di coraggio. Abbiamo lasciato non solo la Luna a se stessa, ma abbiamo anche lasciato rallentare quello spirito di esplorazione che aveva caratterizzato quegli anni, dove la tecnologia era molto meno avanzata di oggi, ma nonostante ciò, raggiunse i vertici dell’esplorazione dello spazio.
D. – Quel 20 luglio del 1969, giorno in cui Neil Armstrong mise piede sulla Luna, è divenuto storia dell’umanità. Lei ha conosciuto personalmente Neil Armstrong, quindi ne conserva un ricordo che va al di là di quello celebrativo di queste ultime ore ..
R. – Ricordo in particolare la sua capacità di raccontare l’esperienza lunare come se fosse una normale missione di routine, con grande precisione tecnica, ma senza enfasi, senza retorica. Eppure era stato grazie alla sua capacità di pilotaggio che la missione ha avuto successo. Sono riusciti ad atterrare sulla Luna grazie alla prontezza di riflessi di Neil Armstrong. Ha lasciato all’umanità la realizzazione di un grande sogno, permettendole di vedere la Terra dallo spazio, di vederla dal punto di vista della Luna, e di rendersi conto di quanto sia fragile tutto questo sistema. Credo questo sia forse il regalo più grande che Neil Armostrong ci abbia fatto. Mi piace ricordare l’impronta dei primi passi che lui ha fatto sulla Luna .. Quel famoso “Piccolo passo per l’uomo e grande passo per l’umanità”. Quell’impronta sarà ancora lì sulla Luna per i prossimi milioni di anni. Sarà probabilmente il monumento più longevo al coraggio e alla capacità di un uomo, di una generazione di astronauti -direi-, che ha saputo portare l’umanità oltre i limiti dell’orbita terrestre.



