Questa sera e domani, lunedì 7 ottobre, il pubblico di tutta Italia potrà finalmente vedere su canale 5 “Francesco”, il nuovo film sul santo d’Assisi, patrono d’Italia, con Raul Bova, la regia di Michele Soavi e le musiche di Carlo Siliotto. Una fiction che nasce dal desiderio di proporre una figura di riferimento dalla forte spinta ideale e spirituale. Ma qual è il messaggio di “Francesco”? Paolo Ondarza lo ha chiesto a Raul Bova, protagonista del film.
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R. – Solo chi è ricco dentro riesce a capire la vera libertà, la vera salvezza, la vera felicità. Questo, poi, è anche un messaggio molto attuale per noi, per i giovani che cercano sempre qualcosa altrove o nella ricchezza, o nel potere o nel consenso degli amici o in quello dei genitori. Sono tutte delle gabbie che ogni giorno incontriamo nella nostra vita. E’ come se dovessimo stare dentro alcune strutture che ci sono state imposte dalla società… quelle strutture che Francesco ha rotto divenendo così una persona libera. Noi invece a volte siamo come prigionieri, quasi dei morti ambulanti, che camminano senza rendersene conto.
D. – Qual è il tuo rapporto con il Vangelo?
R. – Ho un rapporto molto forte e molto inteso, me nel contempo mi sorgono continuamente dei dubbi, mi faccio continuamente delle domande. Mi ritrovo molto in alcune scene del film, quando Francesco chiedeva: ma dove sei? Perché non mi dai in segno? Perché mi lasci solo? A volte il Vangelo parla di cose di cui, che però, nelle tua vita non hanno un riscontro concreto e allora inizio a dubitare. Amo il Vangelo, ma ogni tanto batto i piedi come un bambino.

D.- In alcune interviste pubblicate su settimanali dici che la figura di San Francesco ti ha aiutato nella ricerca di te stesso, nella ricerca introspettiva. In che senso?
R. – La ricerca c’era anche prima. Con San Francesco sono riuscito ad indirizzarla nella strada giusta. Ho capito qual è la strada che devo seguire, che poi era, forse, una strada che avevo dentro di me, ma che avevo dimenticato. Può darsi che la mia ricerca porti ad una strada parallela con quella tracciata da San Francesco, può darsi che porti alla stessa strada, non lo so. Però credo che l’importante sia porsi domande su quale sia la propria strada.
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Ma che film vedremo nei prossimi due giorni? Quanta fedeltà alla storia e al messaggio di San Francesco? Aspettando la messa in onda di questa sera, risponde al microfono di Paolo Ondarza, padre Enzo Fortunato, portavoce del Sacro Convento d’Assisi.
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R. – I frati di Assisi hanno manifestato un notevole entusiasmo per questo film. L’aspetto che doveva essere maggiormente curato è quello storico: ci sono alcune imprecisioni storiche. Uno storico di qualità avrebbe forse giovato al film. Però per quanto riguarda il messaggio siamo complessivamente soddisfatti, anche perché è una grande evangelizzazione, ci sono dei buoni spunti di approfondimento, a livello antropologico, spirituale, di ricerca. Quindi siamo contenti.
D. – Padre Fortunato, rispetto ai film che lo hanno preceduto, questo nuovo contributo su san Francesco cosa ha di nuovo?
R. – Io penso che non ci sia stata l’intenzione di fare un grande kolossal, come è stato quello di Zeffirelli, che è stato più romanzato. Quello della Cavani è un Francesco abbastanza forte, a tratti direi quasi cupo, mentre nel “Francesco” che vedremo stasera, si alternano i momenti di solitudine con i momenti legati alla vita fraterna. Quindi c’è un maggiore equilibrio. Vorrei esprimere il grazie della famiglia francescana per aver immesso attraverso i circuiti televisivi la possibilità di un confronto con la figura di Francesco d’Assisi.
D.– Questo Francesco parlerà alle coscienze e al cuore della gente, o resterà solamente un vago ricordo emotivo?
R.- Credo che il momento emotivo, presente nel film, sia la base per un successivo sviluppo. Credo che potrebbe essere un buon film anche per il futuro, da far vedere ai nostri giovani per potersi appunto misurare con la figura di Francesco.
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